Comunismo 4° parte

massacro di Katyn
massacro di Katyn. Ufficiale polacco ucciso con un colpo alla nuca

…Ora, queste definizioni, in particolare quella francese recente, si attagliano a numerosi crimini commessi sotto Lenin, e specialmente sotto Stalin, e poi in tutti i paesi comunisti eccetto (con beneficio di inventario) Cuba e il Nicaragua dei sandinisti.
Il presupposto sembra inconfutabile: i regimi comunisti hanno operato «in nome di uno Stato che praticava una politica di egemonia ideologica».
E proprio in nome di una dottrina, fondamento logico e necessario del sistema, vennero massacrate decine di milioni di persone innocenti a cui non si poteva rimproverare nessun atto particolare, a meno che non si riconosca come crimine il fatto di essere nobile, borghese, kulak, ucraino e persino operaio o… membro del Partito comunista .
L’intolleranza attiva faceva parte del programma messo in atto.
Non è stato forse il massimo dirigente dei sindacati sovietici, Tomskij, a dichiarare il 13 novembre 1927, su «Trud»: «Nel nostro paese possono esistere anche altri partiti. Ma un principio fondamentale ci distingue dall’Occidente; si immagini una simile situazione: un partito comanda e tutti gli altri sono in prigione».

La nozione di crimine contro l’umanità è complessa e comprende crimini ben definiti. Uno dei più specifici è il genocidio. In seguito a quello degli ebrei perpetrato dai nazisti, e allo scopo di precisare l’articolo 6c del tribunale di Norimberga, la nozione è stata definita da una convenzione delle Nazioni Unite del 9 dicembre 1948:
Per genocidio si intende uno qualunque dei seguenti atti, commessi con l’intenzione di distruggere completamente o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale:
a) assassinio di membri del gruppo
b) grave attentato all’incolumità fisica o mentale di membri del gruppo
c) imposizione intenzionale al gruppo di condizioni di vita destinate a provocarne la distruzione fisica totale o parziale
d) misure volte a ostacolare le nascite all’interno del gruppo
e) trasferimenti coatti dei figli di un gruppo a un altro.

Il nuovo Codice penale francese dà del genocidio una definizione ancora più ampia: «Il fatto, in esecuzione di un “piano concertato” tendente alla distruzione totale o “parziale” di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, “o di un gruppo determinato sulla base di qualsiasi altro criterio arbitrario“».
Questa definizione giuridica non contraddice l’approccio più filosofico di André Frossard, secondo il quale «si commette un crimine contro l’umanità quando si uccide qualcuno con il pretesto che è nato».
E nel suo breve e magnifico racconto intitolato “Tutto scorre”, Vasilij Grossman dice del suo personaggio, Ivan Grigorievic, di ritorno dal campo di concentramento: «E’ rimasto quello che era alla nascita, un uomo». Ed è esattamente questa la ragione per cui era stato perseguitato.
La definizione francese permette anche di sottolineare che il genocidio non è sempre dello stesso tipo – razziale, come nel caso degli ebrei – ma può colpire anche gruppi sociali.
In un libro pubblicato a Berlino nel 1924, intitolato “La Terreur rouge en Russie”, lo storico russo, e socialista, Sergej Mel’gunov, citava Lacis ( non sono riuscito a trovare la sua biografia) , uno dei primi capi della Ceka (la polizia politica sovietica) che, il primo novembre 1918, diede queste direttive ai suoi sgherri:
Noi non facciamo la guerra contro singole persone. Noi sterminiamo la borghesia come classe. Nelle indagini non cercate documenti e prove su ciò che l’accusato ha fatto, in atti e parole, contro l’autorità sovietica. Chiedetegli subito a che classe appartiene, quali sono le sue origini, la sua educazione, la sua istruzione e la sua professione“.
Fin dal principio Lenin e i suoi compagni si sono inquadrati in una guerra di classe spietata, in cui l’avversario politico e ideologico e persino la popolazione renitente erano considerati, e trattati, alla stregua di nemici e dovevano essere sterminati.
I bolscevichi hanno deciso di eliminare, sia legalmente sia fisicamente, qualsiasi opposizione o resistenza, anche passiva, al loro potere egemonico, non soltanto quando quest’ultima era prerogativa di gruppi di oppositori politici, ma anche quando era guidata da gruppi sociali in quanto tali – la nobiltà, la borghesia, l’intellighenzia, la Chiesa eccetera, e categorie professionali (gli ufficiali, le guardie…) -, e questa eliminazione ha spesso assunto la dimensione del genocidio.
Fin dal 1920 la «decosacchizzazione» corrisponde ampiamente alla definizione di genocidio: un’intera popolazione a forte base territoriale, i cosacchi, veniva sterminata in quanto tale, gli uomini venivano fucilati, le donne, i vecchi e i bambini deportati, i paesi rasi al suolo o consegnati a nuovi occupanti non cosacchi.
Lenin assimilava i cosacchi alla Vandea durante la Rivoluzione francese e proponeva di applicare al loro caso il trattamento che Gracchus Babeuf «inventore del comunismo moderno», aveva definito fin dal 1795 «popolicidio».

3 commenti su “Comunismo 4° parte

  1. Stai scrivendo un’opera Omnia!!

    É veramente interessante…Certe cose si dimenticano talmente in fretta..

    L’ eliminazione sistematica di certe categorie mi fa troppo pensare a cosa farebbe Scalfari se solo potesse, con noi, gente di destra..

    Ciao Bisquì!

    Lontana

  2. Lontana,

    ci siamo incrociati! Stavo da te 🙂

    Sai perchè si dimenticano in fretta? Perchè non viviamo odiando il prossimo, noi non portiamo rancori infiniti come “loro”. Quindi ogni tanto dobbiamo ricordare anche perchè “loro” tendono sempre a cambiare la storia a proprio piacimento e questo non si fà >:-(

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