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Come i “radical chic” distruggono la società

lavoro-1Analizzando l’attuale situazione delle galere, abbiamo un’occasione per comprendere appieno quanto gli autodefinitesi “intellettuali”, danneggino la società, prima creando continui problemi, e poi proponendo soluzioni ancora peggiori dei problemi di partenza.
Ma procediamo con ordine.
Oggigiorno, si fa un gran parlare nei media, delle “inumane” situazioni dei detenuti, del sovraffollamento carcerario; diversi personaggi “illuminati”, dall’alto del loro magistero morale, ci narrano dell’evento con toni struggenti.
Quello che ovviamente dimenticano sempre di menzionare, è che tale sovraffollamento è frutto di quell’immgirazione che tanto decantano.
Difatti, il numero di detenuti in Italia, attualmente, è poco meno di 67.500; di questi, 20.000 sono di troppo http://voxnews.info/2013/02/02/pd-indulto-amnistia-e-pene-piu-miti/.
Ebbene, il tasso di immigrati tra i detenuti ( e visto il loro influsso sulla criminalità non poteva essere altrimenti http://xn--identit-fwa.com/blog/2013/02/01/criminalita-limpatto-devastante-dellimmigrazione-dati-e-numeri/è intorno al 40% ( con punte anche dell’85% nelle carceri del nord Italia) http://luccanews.tv/carceri_superaffollateil_40_per_cento_dei_detenuti_e_straniero-5841.html e http://www.programmaintegra.it/modules/news/article.php?storyid=3234.
Facendo quindi un semplice calcolo aritmetico, il numero di immigrati detenuti è intorno a 27.000 ; ergo, se essi non ci fossero, le carceri tornerebbero (guarda caso) ad essere utilizzate anche al di sotto della propria capienza.
Ora, appurato che il sovraffollamento carcerario ( che ovviamente è anche economicamente costoso) è un altro regalo dell’immigrazione, cosa propongono i vari radical chic per risolvere tale problema, da loro creato?
Interrompere i flussi migratori?
Espellere e bandire dall’Italia i vari “migranti” stupratori e spacciatori?
No, ovviamente; riconoscere i propri errori e far qualcosa di giusto, non fa parte della loro “forma mentis”.
Decidono dunque di sfruttare un problema da loro creato, per tentare di compiere altre assurdità, degne della loro ideologia. In particolare, il sovraffollamento carcerario, diviene il paravento per portare a compimento scellerate riforme.
Il Pd ( uno dei luoghi di ritrovo dei peggior “illuminati”) ha già a più riprese ricordato come, punti chiave della sua agenda saranno indulti, amnistie, e poi anche: lotta all’ergastolo ostativo, “ammorbidimento” nel trattamento dei recidivi, diminuzione generale delle pene, e altre “belle cose” http://voxnews.info/2013/02/02/pd-indulto-amnistia-e-pene-piu-miti/.
Insomma, la gente chiede maggiore garanzia della pena, visto che stupratori e spacciaotori ( tra premi, buone condotte, riti abbreviati, ecc.) già spesso scontano pochi anni, e il Pd, invece, si preoccupa di rendere il tutto ancor più blando…
Del resto, se c’è una categoria di cui proprio il Pd sembra non preoccuparsi, è costituita dalla maggioranza per bene; se non nella misura in cui, grazie alla pseudo democrazia in cui ci ritroviamo, può obbligarla a subire le conseguenze dei propri deliri.
I cirminali, sono invece, una di quelle categorie che i piddini hanno sempre in mente. Non ci sorprendiamo; “coccolare” i criminali, è un comportamento tipico degli “intellettualoidi”, e riflette caratteristiche che sempre più permeano la decadente società contemporanea: l’indifferenza, il buonismo e la sua ostentazione, il determinismo ambientale, la deresponsabilizzazione.
Difatti, come sempre, è essenzialmente l’indifferenza a facilitare il buonismo (la bontà slegata dalla ragione): non si guarda dunque l’insieme, ma si rimane imbambolati dalla pietà provata verso il detenuto, compiacendosi nel poter così mostrare d’avere un grande “bontà d’animo”. 
A ciò si aggiunge il solito grezzo determinismo ambientale in questo caso, è l’idea di Rousseau, per cui l’uomo nasce buono ed è la società a corromperlo e quindi la deresponsabilizzazione: non vi sono uomini “cattivi”, ma solo società che “mettono sulla cattiva strada”.
Quest’ultimo punto in particolare, rende dogma l’idea che un criminale possa essere “rieducato”. E via dunque con le riduzioni delle pene, e col cianciare che “la prima funzione della galera sia la ‘rieducazione’”.
No, la prima funzione della galera, è quella di tenere lontani elementi pericolosi dalla società civile; la seconda, è quella di punire tali elementi, perché da che mondo è mondo, chi sbaglia paga.
Non vogliamo negare, che poi vi debba essere anche una terza funzione, “rieducativa”; ma è certo che essa vada applicata tenendo ben presenti almeno un paio di punti, dettati dal semplice buonsenso:

  1.  l’eventuale sincero pentimento di un criminale non deve inficiare sulla lunghezza della pena,
  2. secondo, bisogna tenere ben presente che “rieducare” un boss mafioso di 70 anni, o un serial killer, sia una chimera.

Cosa accade, invece, se questo semplice buonsenso non è utilizzato? Per l’ennesima volta, per non ripetere gli stessi errori, ci basterebbe guardare cosa è accaduto ai paesi che prima di noi hanno intrapreso certe deliranti strade.
In questo caso, ci basterebbe, come esempio, guardare cosa è accaduto in un paese come l’Austria, dove, fino a un paio di decenni fa, si era diffusa tra gli “intellettualoidi” la convinzione che davvero pochi anni di carcere “ben fatto”, potessero rieducare anche il peggior criminale.
Sulla scia di tale convinzione, un folto gruppo di suddetti “intellettualoidi”, firmò una petizione che provocò, nel 1990, la concessione della grazia a Jack Unterwger.http://www.elapsus.it/home1/index.php/letteratura/scrittori/631-jack-unterweger-lo-scrittore-serial-killer.
Jack Unterweger era stato in galera per poco più di 10 anni, per aver brutalmente ucciso una ragazza. Durante la sua detenzione, aveva scritto qualche libro, in particolare un’autobiografia sul suo percorso di riabilitazione, che aveva fatto breccia nelle piccole menti dei frequentanti i salottini mondani.
Fu grazie a tale autobiografia, che l’individuo partecipò anche a diversi programmini televisivi, nei quali disquisiva, con “saggezza”, della rieducazione dei detenuti. Peccato, che poco dopo il suo rilascio, diverse donne della zona iniziarono ad essere uccise, per mezzo di strangolamento effettuato coi propri indumenti ( stesso modo, in in cui il serial killer “rieducato” aveva compiuto l’omicidio per cui era stato condannato).
Nonostante l’evidente somiglianza, gli stessi poliziotti erano così “imbevuti” del lavaggio di testa fatto dai media sul tema della rieducazione, che per i primi tempi, neppure minimamente, sospettarono che il colpevole potesse essere Jack Unterweger.
Unterwger, per conto dei programmi televisivi in cui “lavorava”, addirittura intervistò il commissario cui era stato assegnato il caso.
Per scoprire, dunque, che il colpevole era proprio Unterwger, passarono alcuni anni, e almeno 11 donne persero la vita in maniera efferata. Logicamente, vedere gli effetti che comportamenti privi di buonsenso, promossi dai “benpensanti”sulla questione carceri, hanno avuto in altri paesi, non impedirà ai “benpensanti” nostrani di ripetere gli stessi errori.