Clandestinità è reato: lo dice anche la Cassazione

clandestinità-no-reatoIn una rara dimostrazione di sanità mentale,  la Cassazione ha di fatto confermato che la clandestinità è reato.
Questo nonostante gli schiamazzi di Boldrini e Kashetu Kyenge (Cécile Kyenge) ministri di questa repubblica [1].

I giudici della Corte infatti, con la sentenza n. 24877/13, hanno confermato la pronuncia di secondo grado che ha inflitto la pena pecuniaria di 5000,00 euro a un extracomunitario che, in violazione dell’art. 10bis del D.Lgs. n. 286/1998, dimorò in territorio italiano senza essere provvisto di permesso di soggiorno.

Contro la sentenza di condanna in appello, vi fu, incredibilmente, l’impugnazione del Procuratore Generale – ovvero chi dovrebbe rappresentare in un certo senso la pubblica accusa – il quale argomentò contro la sentenza d’appello, che, secondo lui, la norma contrastava con la nostra Costituzione e le norme europee.  Con questa sentenza la Cassazione dà ragione alla Corte d’Appello e torto al Procuratore Generale, affermando una volta per tutte che il reato di ingresso e permanenza illegale sul territorio italiano è conforme alla nostra Costituzione (come affermato dalla stessa Corte Costituzionale con sent n. 250/10) e non contrasta nemmeno con la Direttiva UE 115/2008 (così come anche esplicitamente sancito dalla Corte di Giustizia Europea con la decisione del 6/12/12).

Secondo la Cassazione infatti, la norma che prevede il reato di immigrazione clandestina “non punisce una condizione ontologica” (la condizione di straniero), ma una precisa condotta penalmente rilevante: l’essere, lo straniero, penetrato nel territorio nazionale illegalmente, e cioè in violazione delle norme che regolano i flussi migratori, che lo Stato italiano è legittimato a controllare.

Insomma, le frontiere esistono, e lo Stato ha il diritto – e il dovere – di farle rispettare in nome della comunità dei cittadini italiani.

Resistono, anche nella magistratura, sacche di buon senso mentre i ministri di sinistra (vedi fotografia) se ne infischiano della costituzione e delle leggi italiane mentendo sapendo di mentire.

[1] è ancora possibile condannare qualcuno che sia presente sul territorio dello Stato senza permesso di soggiorno.
Ciò perché la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE nulla cambia in merito al reato di clandestinità, previsto dall’art. 10 bis. Infatti, la sentenza parla di arresto e reclusione, mentre il reato di clandestinità prevede una contravvenzione.
Il reato di clandestinità, previsto e punito dall’art. 10 bis, consiste in una semplice contravvenzione pecuniaria, cioè in pratica in una sorta di “multa” in denaro, e non nell’arresto e nella reclusione com’è il caso del diverso reato di inottemperanza all’ordine del Questore p. e p. dall’art. 14, comma 5 ter.

Il problema nasce, quindi, non dalla pena del reato di clandestinità in sé, che è lieve, ma dalle conseguenze comunque derivanti da una condanna penale: in particolare, dall’art. 361 del codice penale.

Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 361 codice penale viene punito, con la multa da euro 30 a euro 516,“Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità giudiziaria, o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni”. Ai sensi del 2° comma dello stesso articolo, la pena è anche più grave per gli agenti delle forze dell’ordine: “la pena è della reclusione fino ad un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria, che ha avuto comunque notizia di un reato del quale doveva fare rapporto”
Ora, sono pubblici ufficiali moltissime persone con le quali abbiamo tutti quotidianamente a che fare: ad esempio, chi deve celebrare un matrimonio, o la persona che trovate davanti all’anagrafe o stato civile. o i cancellieri del tribunale: pertanto, se una di queste persone, nell’esercizio delle proprie funzioni, si trova davanti un immigrato in posizione irregolare, DEVE denunciarlo prontamente, altrimenti rischia a sua volta una denuncia (ciò perché l’immigrato in questione è, per legge, un criminale, in quanto reo del reato di clandestinità previsto dall’art. 10 bis).
Unica eccezione, espressamente prevista dalla legge, è quella delle cure mediche: un immigrato, anche irregolare, ha diritto alle cure di primo soccorso.

2 Comments

  1. Anna Mira

    E ora chi lo dice alla congolese e alla boldrina? Possibile che proprio i ministri non conoscano le leggi dello stato? E noi strapaghiamo ‘sta gente… 🙁

    1. Bisqui (Post author)

      Già 🙁

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