Categoria: Politica interna

In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

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© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

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© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

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© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

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Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

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Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

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AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

Populismo

Perché Europa e Obama farebbero bene a cercare di capire i vari Putin e Orban anziché trattarli da mostri

Mondiali 2014, Finele: Germany Argentina

L’infornata di sanzioni Ue contro Mosca appena approvata dai governi europei era inevitabile ed è appropriata: a prescindere da ogni altra considerazione di politica e di diplomazia internazionali, chi destabilizza un paese confinante armandone i ribelli con sistemi bellici così sofisticati che costoro non sono capaci di usarli, e finiscono per abbattere un aereo civile uccidendo 300 innocenti, merita una punizione. Non ci sono giustificazioni per fatti del genere, come non ce ne sono quando l’artiglieria israeliana colpisce le scuole dell’Onu dove hanno cercato riparo i civili palestinesi e non ce ne sono quando i razzi palestinesi seminano il terrore nelle cittadine israeliane.

putin-assadTrovo invece patetica la crescente demonizzazione di Vladimir Putin, indicato sempre più come l’uomo da abbattere affinché tutto torni alla normalità, e la cooperazione fra Russia, Usa e Unione Europea in vista del trionfo universale della convivenza pacifica, della liberaldemocrazia e dell’economia di mercato globalizzata ricominci come ai bei tempi della presidenza Eltsin.

Le esperienze del passato sembrano non avere insegnato nulla: l’opinione pubblica occidentale ha creduto che bastasse sbarazzarsi di Saddam Hussein, di Mubarak o di Gheddafi per vedere trionfare la libertà e la democrazia nel mondo arabo, salvo poi scoprire che le cose erano meno semplici di quanto pareva dall’esterno. Il conflitto israelo-palestinese? Una volta fuori gioco Sharon e Arafat, nemici che si reggevano reciprocamente, israeliani e palestinesi più flessibili dei loro due capi avrebbero trovato la quadratura del cerchio. Infatti… Adesso si pensa la stessa cosa di Putin, di Bashar el Assad e persino di Erdogan, capo di governo turco eletto e rieletto ogni volta con maggioranze sempre più ampie.

L’idea che un dittatore o un leader autoritario o semi-autoritario siano espressione di una specifica e irripetibile costellazione storica, sociale, culturale, politica ed economica continua a non sfiorare le menti della maggior parte dei commentatori e della gente comune. Per l’americano e l’europeo medi, intrisi di cultura individualista, il dittatore o l’uomo forte sono espressione di se stessi e di una volontà di potenza individuale, niente di più. Quando il loro modo di fare politica crea dei problemi all’Occidente, la cosa da fare perché spariscano quei problemi è far sparire il disturbatore in persona. Certo, ci sono pur sempre politici e intellettuali di alto profilo – come Henry Kissinger, Mikhail Gorbaciov, Stephen Cohen – che spiegano che in realtà il leader del Cremlino fa quello che qualunque capo di Stato russo avrebbe fatto in circostanze analoghe, perché nessun governante moscovita può permettere che l’Ucraina scivoli nell’area politico-militare della Nato. Ma sono in minoranza e le loro idee non vengono prese in considerazione.

Viktor OrbanQualcosa però si sta muovendo, e merita attenzione e approfondimento, senza giudizi precipitosi: le situazioni si stanno evolvendo sotto i nostri occhi. Ha fatto scalpore un discorso del premier ungherese Viktor Orban (foto a sinistra) pronunciato il 26 luglio scorso. Dopo aver premesso che l’esperienza della crisi finanziaria internazionale dimostra che «gli stati liberaldemocratici non sono in grado di restare competitivi a livello globale», ha affondato un colpo sbalorditivo: «Non credo che la nostra appartenenza all’Unione Europea ci precluda la possibilità di edificare un nuovo stato illiberale, basato sulle nostre fondamenta nazionali», ha detto.

Il progetto avrebbe due motivazioni. Una di tipo identitario: «l’Ungheria non è un’ammucchiata di individui, è una nazione», ha detto il primo ministro. Mentre libertà e democrazia devono continuare a prevalere, l’ottica dei diritti individuali dovrebbe lasciare posto all’etica dei doveri verso il proprio popolo. Poi ci sono motivi economici. La globalizzazione economica e la liberaldemocrazia individualistica sono un binomio che sembra non funzionare: con la relativa eccezione degli Usa, che sono pur sempre la potenza dominante, e della Germania favorita dall’architettura dell’euro, i paesi che sembrano reggersi meglio non appartengono all’Occidente: «Oggi il mondo cerca di capire la natura di sistemi che non sono occidentali, che non sono liberali e fore non sono nemmeno democrazie, ma che hanno successo». I nomi? Orban menziona Singapore, Cina, India, Russia e Turchia. Sono alcuni dei paesi i cui leader sono maggiormente criticati nella stampa europea e statunitense.

A parte la disinvoltura con cui Orban mette insieme sistemi che si possono definire democratici con altri che non lo sono minimamente, è vero che un numero crescente di paesi che non appartengono all’Occidente e che spesso non condividono i suoi valori stanno ottenendo successi politici e/o economici. A volte anche quando l’economia rallenta, il consenso per i governi resta alto. Il tasso di approvazione di Vladimir Putin, il nuovo “uomo nero” dei media occidentali, all’inizio di giugno aveva toccato il massimo storico dell’83 per cento. Anche Erdogan, che nei mesi delle proteste di piazza Taksim era sceso dal 59 del 2013 al 39 per cento, è risalito oltre il 50 per cento ed è il favorito assoluto per le presidenziali del 10 agosto. Nell’aprile scorso Viktor Orban, la bestia nera della Commissione europea e del Parlamento europeo, ha vinto un nuovo mandato da primo ministro col 44,5 per cento dei voti.

Cena di gala per Merkel e Obama al castello di CharlottenburgEffettivamente siamo in presenza di due problemi. Il primo è che il modello politico occidentale, presentato come la sintesi perfetta di prosperità, giustizia sociale, economia di mercato, libertà pubbliche e private, sistema politico democratico non attira più come in passato. Gli europei per primi avvertono i suoi limiti. In un mondo dominato dai movimenti dei grandi capitali e dalla finanziarizzazione dell’economia, dove tutti i paesi sono costretti a praticare le stesse politiche economiche e sociali fin nei dettagli per non veder esplodere il debito sovrano, dove il margine di manovra dei parlamenti nazionali si fa sempre più stretto perché l’80-90 per cento delle norme viene decisa non democraticamente a Bruxelles, dove le sentenze dei tribunali costituzionali, delle Corti europee e delle Corti d’appello stabiliscono quali leggi possono essere approvate dalla volontà popolare e quali no, dove le varie leggi nazionali sulle varie “fobie” riducono costantemente lo spazio della libertà di parola, viene da interrogarsi se quella che vige sia democrazia sostanziale e se le libertà siano formali o reali.

Le leggi e la pressione del conformismo culturale ci obbligano a parlare in un certo modo e ci puniscono con l’emarginazione o con sanzioni penali se deroghiamo, i giudici cassano le leggi che abbiamo approvato votando per un certo partito (per esempio quella sulla fecondazione eterologa; e a Strasburgo stavano per mettere fuorilegge i crocefissi nelle scuole, se non fosse intervenuta la Grand Chambre), i mercati finanziari e i vincoli della moneta unica europea decidono al posto dei governi cosa si può fare e cosa non si può fare. È ancora democrazia questa? È ancora libertà?

Poi c’è l’altra grande questione: l’incapacità di guardare agli altri come altri, di dare un significato all’alterità. Così il russo è solo un euro-asiatico politicamente immaturo, che si è lasciato sedurre e manipolare dal proprio capo supremo. Liberiamo il minorenne russo, incline a credere a tutto ciò che la propaganda di Stato gli propina, dal suo tutore, e Mosca diventerà come Belgrado: una capitale di tradizione slavo-ortodossa desiderosa di omologarsi in tutto e per tutto ai canoni dell’Unione Europea.

milosevicIl paragone fra la Serbia di Milosevic e la Russia di Putin l’ho letto nelle pagine dell’autorevolissimo New York Times: secondo Roger Cohen bisogna trattare Putin come Milosevic, e la Russia farà lo stesso percorso che ha fatto la Serbia. Forse Cohen farebbe bene a ricordarsi come trattammo la Russia al tempo della crisi del Kosovo. A Mosca c’era Eltsin, che pur protestando molto di fatto dette il via libera ai bombardamenti Nato su Belgrado e sulle truppe serbe in Kosovo, perché non minacciò un intervento militare. Quando Belgrado capitolò, Mosca fece da mediatrice fra la Serbia e la Nato per le decisioni relative all’ingresso delle truppe euroatlantiche in Kosovo e chiese di potere avere un ruolo. Venne tenuta fuori come un lebbroso. Eltsin dovette mandare i suoi parà nottetempo all’aeroporto di Pristina, in una specie di blitz insensato – i parà russi erano un’isoletta circondata dai militari degli altri paesi- per dare al mondo l’impressione che la Russia stava sorvegliando le attività della Nato in Kosovo.

Con questi precedenti – oltre alle promesse tradite fatte a suo tempo a Gorbaciov di non accogliere nella Nato i paesi che uscivano dal Patto di Varsavia – non c’è da stupirsi della politica di Putin. L’ex ufficiale del Kgb ha fatto quello che qualunque altro presidente russo avrebbe fatto. Dopo avere rimesso un po’ in piedi la Russia dal punto di vista economico e del funzionamento delle istituzioni (al tempo di Eltsin c’era una bellissima libertà di parola e di stampa, ma più povertà che sotto il comunismo e la paralisi completa dei servizi pubblici) il nuovo leader ha cercato di restaurare la forza della Russia come grande potenza e di bloccare l’espansione della Ue e della Nato in direzione di Mosca.

In Ucraina sta perdendo la partita, come tutti capiscono sin dai giorni dell’occupazione della Crimea. Ma se Putin dovesse uscire di scena perché l’Ucraina scivola definitivamente verso Washington, le probabilità che a ciò corrisponda una democratizzazione e liberalizzazione della vita politica russa sono pari quasi a zero. Ha scritto George Friedman su Stratfor, il principale sito internet americano di geopolitica: «Coloro che pensano che Putin sia allo stesso tempo il più repressivo e il più aggressivo leader russo immaginabile dovrebbero riflettere che le cose non stanno così. Lenin, per esempio, faceva paura. Ma Stalin fu molto peggio. Potrebbe venire un tempo in cui il mondo guarderà a Putin come a un tempo di liberalità. Perché se la lotta di Putin per sopravvivere e dei suoi sfidanti interni per spodestarlo dovesse diventare più intensa, la disponibilità di tutti a diventare più brutali potrebbe ugualmente crescere».

isilLa Russia sta destabilizzando l’Ucraina, su questo non ci piove. Ma anche la Ue e la Nato stanno destabilizzando la Russia, consapevolmente o inconsapevolmente. Non stanno semplicemente osteggiando un leader autoritario: stanno mettendo in pericolo l’esistenza politica e istituzionale della Russia. Gli europei probabilmente sono in buona fede, e credono di poter fare della Russia un’altra Serbia, convertita all’europeismo dopo la caduta di Milosevic; ma gli americani pensano a una Russia serbizzata in un altro senso: un’entità politica smembrata di diritto o di fatto, gestita da oligarchi ai quali sarebbero affidati spazi territoriali specifici, la quale non costituirebbe più una minaccia geopolitica per gli Usa.

Insomma, all’amministrazione Obama non dispiacerebbe se la Russia andasse in pezzi, come ci stanno andando Siria e Iraq. Ai tempi di G.W. Bush la linea ufficiale consisteva nell’esportazione della democrazia, che avrebbe trasformato i nemici in amici. Al tempo di Obama, più realisticamente si mira a disintegrare dall’interno i nemici. Resteranno nemici, ma non nuoceranno più. Nella democrazia come sistema universale prima di tutto sembrano non crederci più gli americani, cioè quelli che l’hanno inventata.

La Ue vuole sabotare South Stream

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Vox aveva lanciato l’allarme durante i ‘giorni’ della Crimea. L’Unione europea è pronta a fare l’ennesimo danno all’Italia (dopo il bombardamento della Libia con la scusa della primavera araba), alla sua economia e alla sua sicurezza energetica.

La Ue infatti è pronta a congelare i piani per il completamento del gasdotto da 40 miliardi di euro South Stream per ‘punire’ il Cremlino.

I dettagli sono emersi in un briefing trapelato tra il capo della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, e politici bulgari, nei quali minacciava il paese di non ostacolare la nuova linea dura dell’UE sul progetto e minare l’unanimita: “Stiamo dicendo alla Bulgaria di stare molto attenta”, la minaccia mafiosa, secondo quanto riportato nella stampa bulgara.

Se sono vere le cose apparse sui media bulgari, si dimostra che il governo italiano non si sta opponendo al blocco del progetto essenziale per l’Italia e la sua economia. Come al solito, e più del solito con Renzi, una politica a novanta gradi.

E con il congelamento, anche dei nostri sedere i prossimi inverni, andrà a farsi benedire la commessa del valore di circa 2 miliardi di euro affidata a Saipem Italia per costruire il tratto off-shore del percorso sotto il Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria. La costruzione era prevista per il mese di giugno.

001Secondo i media, Barroso avrebbe detto che ci sono “persone in Bulgaria , che sono agenti della Russia “, un riferimento alle figure del partito socialista al governo , che hanno cercato di concludere un accordo bilaterale con il Cremlino .
Nella Ue invece, gli agenti americani sono a Bruxelles, direttamente a capo della Commissione.

Ufficialmente, Bruxelles è stato evasivo circa il progetto South Stream. La linea ufficiale è che i piani sono ancora vivi , ma i commenti trapelati  confermano che gli agenti americani nella Ue, dei quali Barroso è un esponente di spicco, stanno alacremente lavorando perché sia politicamente ucciso, a favore del progetto antagonista “Nabucco” con al centro la Turchia.

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Il TAP, gasdotto che metterebbe l’Europa nelle mani turche, disegno geopolitico americano da decenni. Così dipenderemo sempre di più dalle economie islamiche.

Il gruppo tedesco Siemens, come Saipem, ha firmato un contratto con Gazprom la scorsa settimana per la fornitura di sistemi di controllo per South Stream. In questo caso Italia e Germania hanno interessi convergenti da far valere.

Il progetto South Stream – già ben avviato e destinato a produrre gas entro il 2015 –  dalla Siberia al Caucaso e poi verso i Balcani, aggirerebbe completamente l’Ucraina ed il Kosovo, mettendo di fatto le nazioni dell’Europa occidentale al riparo dei ricatti di Kiev e do Boston come invece avvenuto qualche anno fa, e come potrebbe accadere ancora.

Bieldeberg vuole più coppie miste

disinformazione-1 Nella riunione annuale di Bildeberg tenutasi pochi mesi fa, c’era come sempre anche Bernabè, gran commis di Telecom e dei poteri forti.
L’ordine annuale di Bieldeberg ai suoi accoliti è stato quello di propagandare, negli ambiti in cui sono attivi, le unioni miste e le coppie interrazziali. Bernabè è stato uno dei più svelti nel dare forma alla consegna.

E quale modo migliore, se non quello di inserire il messaggio ‘interrazziale è bello’ in una pubblicità della telefonia, prodotto che può raggiungere le giovani generazioni? Ecco lo spot TIM:

https://www.youtube.com/watch?v=www.youtube.com/embed/TT0g0izSOXk

Ragazzo ‘europeo’ con africana, e ragazza ‘europea’ con asiatico. Ovviamente non un caso, ma qualcosa di voluto.

Non è la prima volta che il gruppo Telecom – sempre guidato dal fanatico Bieldeberg – utilizza le proprie pubblicità per propagandare il messaggio ‘multietnico’ e antirazzista. E’ evidente, solo i centri sociali e i rivoluzionari della domenica non l’hanno capito: l’obiettivo delle multinazionali è la destrutturazione della società attraverso l’immigrazione. Ancora meglio se questa destrutturazione arriva all’interno di quella che è la ‘cellula primaria’ della società: la famiglia, con la distruzione dell’identità attraverso rapporti interrazziali.

Questo per la sola Italia. Ma alla riunione c’era ovviamente lo stato generale della multinazionale par excellence, Mc Donald’s. E anche loro:

http://youtu.be/cC2uhas6uAo

Anche qui, la solita dose di propaganda entropica. Con l’aggiunta del gaysmo e della xenofilia, alla coppia interrazziale.

L’identità è il nemico peggiore delle multinazionali. Perché è l’unico ostacolo tra loro e l’uomo che nasce-consuma-crepa senza fare e farsi domande. Chi combatte l’identità è la mosca cocchiera delle multinazionali.

PS fatevi venire il sangue rancido : http://www.antiwhitemedia.com/

Si presentano alla Caritas: “Non possiamo accogliervi, siete italiani”

194236203-b7dd9348-3cbb-4f3d-870e-4459df82c19bVENEZIA – Si sono presentati alla Casa alloggio San Raffaele a Mira in via Riscossa per avere ospitalità. I preti e i ‘volontari’ della Caritas li hanno mandati via, accolgono solo stranieri. E’ la denuncia che arriva a VoxNews da alcuni cittadini della zona, testimoni della vicenda. Tutto confermato, incredibilmente, dal direttore del centro.

E’ accaduto negli ultimi due mesi ad oltre 70 persone, tutti italiani in condizioni economiche disperate.
«Nella casa alloggio San Raffaele a Mira», spiega Vendramin, il responsabile, abbiamo, come Caritas, 23 ospiti stranieri.
Il problema è che in questi ultimi mesi tanti disperati da tutti i comuni della Riviera si sono presentati qui e hanno chiesto di poter essere ospitati al pari degli stranieri.
Queste persone sono senza un lavoro, senza un tetto e hanno una situazione economica disperata a causa di divorzi e affido della casa alla moglie con figli». E loro li mandano via.

Perché «alla casa alloggio per stranieri», dice Vendramin, «per regolamento non possiamo ospitare italiani e stranieri contemporaneamente, nascerebbero tensioni pericolose.

Arriva gente poi da Dolo, Vigonovo, Stra e noi cerchiamo di mandarli a Mestre ma spesso lì è pieno. Serve a questo punto una struttura per tutto il comprensorio o a Mira o in un altro paese della zona».

Ricapitolando: noi diamo soldi alla Caritas perché privilegi gli immigrati.

Non passa nemmeno per l’anticamere del cervello a questi farabutti di mandare via gli immigrati e ospitare gli italiani.
Guai.
Anzi, in una difficilmente comprensibile ossessione, chiedono sempre più clandestini, non ne hanno mai abbastanza.

«Sempre più spesso arrivano qui persone giovani», dice Vendramin, « che cercano oltre ad un pasto anche un letto. Nel territorio spesso li indirizziamo alle parrocchie per avere un aiuto immediato».

Intanto, sempre in zona, sono oltre 200, gli anziani nei 17 comuni della Riviera del Brenta e Miranese costretti a rovistare fra le immondizie per mangiare. A loro lo Stato non dà la paghetta di 45€ che dà ai clandestini appena sbarcati.

Stato penoso

ministro della difesa Mario MauroA Natale ci siamo sentiti tutti più buoni dopo che il Ministro della Difesa, Mario Mauro, ha spiegato che “le forze armate italiane sono la più grande agenzia umanitaria del nostro Paese”.  Con l’operazione Mare Nostrum la Marina ha soccorso e portato in Italia  5 mila clandestini, abbiamo inviato aiuti alle Filippine colpite da un tifone  e in Libano abbiamo costruito 94 scuole  per non parlare delle tante opere pie realizzate in Afghanistan.
Ormai il “militare umanitario” fa parte dell’immaginario collettivo di tutti noi e nessuno si scandalizza nel vedere militari rimuovere tonnellate di rifiuti, pattugliare le città per scongiurare scippi o presidiare discariche abusive anche se per questi compiti il contribuente paga ben altre istituzioni ed enti.
Siccome c’è la crisi e le nostre forze armate (pardon, le agenzie umanitarie!) non hanno neppure i soldi per “i fogli di viaggio” del personale in trasferta, il Parlamento ha pensato bene di approvare l’istituzione di “Corpi di pace” che non si sa bene cosa siano ma che con la modica spesa di 9 milioni di euro nei prossimi tre anni vedranno “l’istituzione di un contingente di corpi civili di pace, destinati alla formazione e alla sperimentazione della presenza di 500 giovani volontari da impegnare in azioni di pace non governative nelle aree di conflitto o a rischio di conflitto o nelle aree di emergenza ambientale”.

Volendoci mettere un po’ di malizia verrebbe il sospetto che l’istituzione dei Corpi di pace abbia l’obiettivo di stanziare un po’ di soldi pubblici a organizzazioni non governative note o meno note attive da tempo nel settore umanitario e che hanno assunto in molti casi un preciso ruolo politico.
Più o meno, anche in termini di costi, potrebbe rappresentare il contraltare della “mini-naja” istituita dal ministro Ignazio La Russa per alimentare le associazioni d’arma. In ogni caso va rilevato che nonostante gli effetti devastanti della crisi sull’economia e sulla società italiana le nostre istituzioni non perdono occasione per buttare denaro in operazioni di lobby di dubbia o nulla efficacia.
Dei Corpi di pace non dovremmo avere bisogno disponendo già di quella formidabile “agenzia umanitaria” che sono le forze armate ma poi, sul piano operativo, i 500 membri di questi Corpi “sperimentali” chi li  proteggerà  per evitare che nelle aree di guerra diventino altrettanti ostaggi in mano a jihadisti o criminali pronti a ricattare l’Italia?
Se dovranno proteggerli i militari tanto vale lasciare fare il lavoro “di pace” a chi veste l’uniforme. Del resto i militari stessi ormai si sono convinti di non essere più combattenti ma dispensatori di pace e generi di prima necessità mentre i Capi di stato maggiore, invece di ricordare al politico di turno insediato al Ministero della Difesa quali sono i compiti “veri” delle forze armate, si adeguano all’andazzo buonista generale, forse con la speranza che l’assolvimento di compiti “speciali” consenta lo stanziamento di nuove risorse finanziarie.

A fronte di un bilancio della Difesa che si annuncia in ulteriore contrazione lo Stato rende infatti disponibili risorse per finanziare i programmi di acquisizione e nei giorni scorsi la Legge di Stabilità ha varato stanziamenti (sotto forma di prestiti) per 6 miliardi di euro che consentiranno di rinnovare parte della flotta, più volte definita giustamente “in via d’estinzione” dall’ammiraglio Giuseppe De Giorgi a causa dell’ampio numero di unità di prossima radiazione (circa 28 cioè quasi tutta la marina).
Una situazione però non certo priva di paradossi. La Marina sta spendendo le magre risorse assegnate all’esercizio impiegando navi da guerra, incluse le fregate lanciamissili, per raccogliere in mezzo Mediterraneo gommoni e barconi carichi di immigrati clandestini che salpano da Libia, Tunisia ed Egitto. Tutti diretti verso l’Italia, unico Paese che non solo non li respinge ma per accoglierli manda addirittura la flotta in via d’estinzione in giro per i mari a cercarli. Considerando che, come ha detto Mauro, “gli scafisti chiedono 3mila euro a persona per il viaggio della speranza” un barcone può arrivare ad avere ”un carico umano del valore di 3 milioni di euro.

Piccolo-ALI2Secondo il ministro “questi soldi servono per finanziare non solo le cosche malavitose ma anche il terrorismo internazionale”.
Una valutazione che dovrebbe portare a scelte opposte a quelle del governo italiano. Se le cose stanno così invece di “Mare nostrum” dovremmo varare una piccola “Enduring freedom” perché continuando ad accogliere clandestini arricchiremo sempre di più mafie e terroristi, organizzazioni che solo quest’anno con i 45 mila immigrati giunti in Italia dal mare (solo 11 mila siriani definibili in parte profughi di guerra) hanno incassato 135 milioni di euro.
Un giro d’affari illecito di cui, spiace dirlo, l’Italia è complice poiché è evidente che più clandestini accogliamo più ne arriveranno. Possibile che nessuno a Roma si renda conto che solo i respingimenti stroncherebbero i traffici scoraggiando i flussi e togliendo clienti ai trafficanti di esseri umani?
Nonostante gli appelli alla Ue da parte dei “quarantenni che non possono sbagliare”, come il premier Enrico Letta ha definito i componenti del suo governo, l’emergenza clandestini resta e resterà un problema solo italiano ovviamente a carico di pantalone cioè noi contribuenti. Il contribuente italico, già costretto a mantenere caste voraci ma incapaci anche solo di ridursi marginalmente privilegi e prebende, sarà certo ben lieto di far fronte a nuove e sempre più vessanti tassazioni anche per pagare i danni provocati dagli “ospiti “ extracomunitari che si arrabbiano e spaccano tutto quando scoprono che i centri di accoglienza non sono hotel a 5 stelle o che i Paesi del Nord Europa dove sognano di andare per godere i privilegi di un ricco welfare non li vogliono o semplicemente quando devono fare i conti con la burocrazia italiana per dichiarare le generalità e registrare le domande d’asilo.

Rientro-a-Tallil-bambina-irachena-inviata-in-Italia-11.04.06Per venire in Italia hanno speso cifre che da quelle parti non tutti possiedono e con cui in Africa puoi vivere a lungo dignitosamente ma una volta sbarcati nel Belpaese  rischiano di restare delusi.
Forse per questo il ministro Mauro ha pensato di trovare una soluzione adeguata a questo problema proponendo di offrire loro la “cittadinanza in cambio del servizio militare” perché “più che di ius soli, in Italia avremmo bisogno dello ius culturae” (una follia!).
La proposta, emersa in un’intervista  al quotidiano Libero non è nuova poiché nel 2002 già il ministro Antonio Martino propose di costituire una brigata di albanesi . “Si faccia una piccola modifica alla Costituzione italiana e si dia la possibilità agli immigrati di poter entrare nelle forze armate” ha spiegato Mauro “Oggi si può fare il militare solo se si è cittadini italiani. Bisognerebbe fare come negli Stati Uniti dove, se si presta servizio nelle forze armate per un certo periodo, si è agevolati nel conseguimento della cittadinanza”. Consola osservare che il ministro ha specificato la necessità che gli immigrati da arruolare “abbiano un minimo di requisiti”.  Dopo le “quote rosa” avremo presto le “quote multiculturali” per assumere immigrati clandestini in tutti gli apparati pubblici?
Al ministro hanno prontamente replicato due suoi predecessori. Ignazio La Russa, senza mai nominare Mauro, ha osservato che “in Italia non mancano le richieste di arruolamento e che, anzi, sono troppi quelli che non vedono esaurito il loro desiderio o che, dopo uno o tre anni di servizio sono rimandati a casa per mancanza di risorse”.
Per Arturo Parisi “prima che la proposta faccia troppa strada conviene ripassarsi assieme la Costituzione. La difesa della Patria è infatti in essa descritta come un dovere che deriva dalla cittadinanza” – sottolinea l’ex ministro del PD –  l’esatto opposto dell’idea che sia invece la cittadinanza a derivare dal fatto che ci si è addossati un dovere d’altri.”
Anche il paragone con gli Stati Uniti non regge poiché laggiù sono stati arruolati stranieri da tempo residenti e con la fedina penale pulita in un periodo in cui le forze armate gonfiavano gli organici per far fronte alle guerre in Iraq e Afghanistan.

823a5f6f-aeca-4afb-9de1-c30bfb30a46105MediumCon la penosa classe politica che ci ritroviamo sembra davvero non esserci limite al degrado ma c’è da restare basiti davanti alla stupefacente capacità delle nostre istituzioni di preoccuparsi di tutto fuorché degli italiani, trattati ormai in Patria come polli da spennare, cittadini di serie B da penalizzare per favorire chiunque venga da mondi e culture lontane, meglio se clandestinamente e arricchendo la criminalità organizzata.
L’estremizzazione del buonismo e del terzomondismo, ”ideologie” oggi trasversali sul piano politico e dominanti nei vertici delle istituzioni, sta facendo perdere allo Stato il “senso dello Stato” oltre che quello della misura e del ridicolo. Grazie alla riforma che ridurrà gli organici militari da 180 mila a 150 mila unità i nuovi reclutamenti sono stati ampiamente decurtati per ameno i prossimi dieci anni togliendo posti di lavoro agli italiani in un Paese dove, complice anche la crisi cui non è certo estranea la nostra classe politica, la disoccupazione è alle stelle.
Da noi non mancano certo i giovani che vogliono arruolarsi e sottrarre una quota di questi già limitati posti di lavoro per consegnarla a stranieri non è solo ridicolo ma è anche suicida e costituisce uno schiaffo a quegli italiani che ancora vogliono credere che l’Italia abbia un futuro e non si rassegnano a vedere i figli andare all’estero, emigranti (regolari, non clandestini) come lo furono i loro nonni. In un Paese dove l’Istat rileva che gli italiani che non riescono a nutrirsi adeguatamente sono oltre 4 milioni (tra i quali oltre mezzo milione di bambini, con scuole che segnalano alunni colpiti da malori dovuti a denutrizione) e che le famiglie a rischio povertà sono il 30 per cento non c’è davvero bisogno di creare nuove priorità a favore di stranieri.

f35109ec-6cc5-493f-9d56-1bf3bc8c1d3203MediumCi sarebbero un sacco di ottime ragioni per modificare la Costituzione ma farlo per regalare impiego pubblico (peraltro “in armi”) e cittadinanza a immigrati clandestini, cioè a gente che ha compiuto un reato arricchendo organizzazioni mafiose, non sembra neppure moralmente una buona idea. Una simile iniziativa non potrà che creare enormi problemi di disciplina nelle forze armate ingigantendo il fenomeno di una Patria che mette in fuga i suoi giovani dopo aver speso ingenti somme per istruirli per poi “sostituirli” con ondate di immigrati dei quali il mondo del lavoro non sente il bisogno e ai quali, comprensibilmente, non importa nulla dell’Italia.
Invece di pensare a regalare posti di lavoro, stipendi e cittadinanza ai clandestini il governo farebbe meglio a darsi altre priorità. Magari riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Circa la loro vicenda al ministro Mauro va dato atto di essere  l’unico esponente del governo che ha avuto il coraggio di sostenere ad alta voce la loro innocenza ma, in vista del forse imminente processo, la strategia suicida di accettare la giurisdizione indiana in un processo gestito da un tribunale speciale   lascia ormai a Roma un’unica risorsa: appellarsi alla clemenza della Corte. Oppure preoccuparsi degli italiani arruolati in corpi militari e delle forze dell’ordine dove le difficili condizioni di lavoro e il magro trattamento economico,  imposto anche da un blocco degli stipendi che (come in tutto il pubblico impiego) riguarda tutti tranne vertici e dirigenti, stanno creando malumori e frustrazioni che sarebbe da irresponsabili sottovalutare.

di Gianandrea Gaiani

Foto Ministero Difesa, SMD, Marina Militare