Categoria: operazioni di interdizione marittima

Le mancette della difesa ai partigiani

++ INDIA: RICHIESTA MARO' A TRIBUNALE, NATALE A CASA ++
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo stato italiano ha pagato ai pescatori un’indennizzo, allo stato indiano una cauzione per un totale di quasi un milione di euro. Poi trova i soldi per le organizzazioni combattenti ma intanto taglia lo stipendio dei due marò del 50%.

Un decreto di Di Paola elargisce 674 mila euro alle associazioni combattentistiche.
Soldi per i reduci garibaldini e gli antifascisti di Spagna.
Ebbene sì. In tempi di vacche magre per le casse dello stato, con i cittadini costretti a dure stagioni di sacrifici, i cordoni della borsa riescono ancora ad allentarsi per gli antifascisti di Spagna e i reduci garibaldini.
Basta scorrere l’elenco contenuto in un decreto appena predisposto dal ministro delle difesa, Giampaolo Di Paola, di concerto con il ministero dell’economia di Vittorio Grilli.
Vi si stanziano 674 mila euro a beneficio di 16 associazioni «combattentistiche». Alcune delle quali fanno riferimento a eventi storici così lontani nel tempo che qualcuno, ben prima del tecnogoverno presieduto da Mario Monti, aveva pensato che fosse opportuno darci un bel taglio. Cominciamo subito dicendo che il provvedimento di Di Paola assegna adesso, in riferimento all’anno 2012, 67.950 euro all’Associazione nazionale combattenti e reduci, 57.800 euro alla Federazione italiana volontari della libertà, 10.800 euro all’Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini e 10.750 euro all’Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna.
La curiosità è che queste quattro organizzazioni, che oggi compaiono nell’elenco contenuto nel decreto di Di Paola, qualche tempo fa finirono in una lista di ben 232 enti, considerati grosso modo «inutili», a cui il precedente governo tentò di sottrarre qualsiasi forma di finanziamento pubblico.
Il tutto nell’ambito di una manovra estiva del 2010.
All’epoca era ministro dell’economia Giulio Tremonti, il quale provò a perfezionare il «taglio».
All’ultimo momento, però, l’elenco approntato da via XX Settembre venne espunto, con un’operazione che salvò le sorti dei 232 enti più o meno pericolanti.
Le conseguenze, naturalmente, sono oggi ben visibili. E così è capitato che le quattro associazioni combattentistiche, scampato il pericolo nel 2010, siano appena state finanziate dal governo di tecnici.
Per carità, va detto che questi organismi hanno un finanziamento previsto per legge. Ma è chiaro che in un momento di difficoltà nulla impedirebbe di rivederne forme e quantità.
Tornando all’elenco delle 16 associazioni, il maggior finanziamento è stato disposto a favore dell’Associazione nazionale famiglie dei caduti e dispersi di guerra. Si tratta di un sodalizio beneficiato da Di Paola con 135.650 euro. A seguire c’è l’Associazione nazionale fra mutilati e invalidi di guerra, destinataria di 131.250 euro. Sull’ipotetico podio, infine, compare l’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall’internamento e dalla guerra di liberazione, forte di 69.800 euro.

Sondaggio – quasi dieci mesi di prigionia in india per girone e latorre

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Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Fucilieri di Marina imbarcati sul mercantile Enrica Lexie con compiti di protezione anti-pirateria, sono prigionieri in India da quasi 10 mesi.
Nell’aprile scorso Analisi Difesa pubblicò un sondaggio nel quale si chiedeva di scegliere tra alcune proposte tese a imprimere una svolta alla vicenda.
Oggi il quesito è decisamente diverso.
Latorre e Girone sono ancora prigionieri in India. Su chi ricade la maggiore responsabilità per la loro mancata liberazione?

1 – sulle autorità indiane che violano il diritto internazionale e si comportano con arroganza e disprezzo nei confronti dell’Italia

2 – sul governo italiano perché, nonostante i molteplici sforzi, non è riuscito a mobilitare la comunità internazionale né a esercitare efficaci pressioni sulle autorità indiane

3 – sul governo italiano che ha agito con scarsa fermezza e incisività bei confronti dell’India anteponendo la salvaguardia degli interessi commerciali con Nuova Delhi alla liberazione dei due militari

4 – sulla comunità internazionale il cui disinteresse conferma lo scarso peso dell’Italia

5 – su nessuno perché in questa vicenda imprevedibile e senza precedenti non si possono attribuire responsabilità specifiche

Potete votare il sondaggio sul profilo Facebook di Analisi Difesa oppure facendo pervenire il vostro voto utilizzando il modulo che appare cliccando sull’icona SCRIVICI sulla home page della rivista.

Gli USA prima potenza petrolifera

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Gli Stati Uniti diverranno nei prossimi anni i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, materie prime di cui saranno presto anche esportatori.
La notizia, destinata a modificare radicalmente gli equilibri geopolitici internazionali e probabilmente la percezione stessa dell’America nel mondo, è stata ufficializzata dal recente rapporto World Energy Outlook redatto dall’Agenzia Internazionale dell’Energia. “Il Nord America è in prima linea di una trasformazione radicale della produzione di petrolio e gas che interesserà tutte le regioni del mondo“ ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AIE, Maria van der Hoeven.
L’analisi evidenzia il culmine di un mutamento che in vent’anni ha visto Washington passare dal top della classifica mondiale dei consumatori di energia e importatori di petrolio al primo posto tra i produttori, anticamera della piena autosufficienza energetica.
I primi a vedersi sorpassare dagli americani saranno i russi che nel 2015 scenderanno al secondo posto tra i produttori mondiali di gas ma due anni dopo toccherà ai sauditi perdere il primato tra i produttori di greggio.
“Attorno al 2017, gli Stati Uniti diventeranno il principale produttore di petrolio, superando l’Arabia Saudita – ha sottolineato Fatih Birol, economista dell’agenzia.
Le previsioni indicano che nel 2030 gli Stati Uniti produrranno petrolio sufficiente a soddisfare il fabbisogno interno e ne diventeranno esportatori.
A premiare gli sforzi statunitensi sul fronte energetico non contribuiscono solo l’aumento della produzione interna e le tecniche estrattive improntate alla massima efficienza ricavando il metano dalle argille (shale gas) e combinando la perforazione orizzontale con la fratturazione idraulica.
Anche le politiche di contenimento dei consumi e l’adozione di misure concrete per il risparmio energetico e lo sviluppo di biocarburanti per veicoli e aerei contribuiscono a ridurre il fabbisogno e la dipendenza dalle importazioni.
I dati di oggi rivelano la tendenza definita dal rapporto: nei primi nove mesi di quest’anno  gli Stati Uniti hanno estratto circa 6,2 milioni di barili di greggio, 1,2 milioni in più del 2008.
“Nel 2011, per la prima volta dal 1949, gli Stati Uniti sono divenuti esportatori netti di prodotti raffinati, mentre la dipendenza dalle importazioni di petrolio greggio ha conosciuto un’inattesa inversione, scendendo in cinque anni dal 60 al 42 per cento grazie all’aumento della produzione (20 per cento dal 2008) e al declino dei consumi dopo il picco toccato nel 2007 ” ha scritto su “Affari Internazionali”  Alberto Clò, professore ordinario di Economia industriale all’Università di Bologna e Direttore della Rivista Energia.
“L’aumento della produzione di shale gas, salita al 40% della complessiva offerta, ha reso il paese sostanzialmente indipendente, creando oltre un milione di posti di lavoro e generando un surplus d’offerta che ha fatto crollare i prezzi interni del metano a livelli 3-4 volte inferiori a quelli del 2008 e a quelli oggi praticati in Europa” ha aggiunto Clò.”
La produzione americana di greggio è prevista aumentare entro il 2020 da 9,0 sino a quasi 16,0 milioni barili/giorno e quella di gas metano da 575 sino a 709 miliardi metri cubi nel 2030.
Citigroup ne stima il complessivo impatto incrementale sulla ricchezza americana nell’ordine di 2-3 punti percentuali, con un drastico taglio dell’energy bill con l’estero, che conta per oltre la metà delle complessive importazioni; un ulteriore rafforzamento del dollaro; forte crescita dell’industria e dell’occupazione.”
Nello stesso periodo in cui gli Stati Uniti raggiungeranno la piena autosufficienza energetica, l’AIE prevede che l’Asia continui a sostenere la domanda globale di petrolio, destinata a crescere di 7 milioni di barili al giorno entro il 2020 e a raggiungere i 100 milioni di barili al giorno nel 2035 contro  gli 87 milioni di barili del 2011.
I cambiamenti sul mercato dell’oro nero indicati dall’agenzia non riguardano solo gli Stati Uniti. L’Iraq ad esempio è destinato ad aumentare del 45 per cento la sua produzione entro il 2035 superando la Russia per livello di esportazioni.
Difficile valutare l’impatto sui prezzi poiché i fattori che lo determinano possono variare rapidamente e non dipendere solo dal nuovo ruolo degli Stati Uniti,  ma secondo l’AIE il costo del greggio salirà dai 108 dollari al barile di oggi a circa 125 dollari  (in termini di valore costante al netto dell’inflazione, pari a 215 dollari in termini reali) anche se negli ultimi tempi gli sbalzi sono stati vertiginosi: da un dollaro e mezzo al barile del 1970 agli 8 dollari del 1974,  dai 147 dollari del 2008 ai 50 dell’anno successivo.
Le stime sui prezzi dei prossimi 20 anni non tengono conto infatti delle variabili rappresentate da conflitti e tensioni nelle aree di maggior produzione di petrolio e gas che, dal Medio Oriente all’Asia Centrale all’Africa, sono in buona parte ben poco stabili o già destabilizzate.
Sui prezzi dipenderà inoltre il mantenimento di accordi tra i produttori come quelli in vigore oggi nell’ambito dell’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) o quello stipulato tra Stati Uniti e Arabia Saudita per garantire stabilità nelle forniture e nei prezzi ai mercati internazionali.
Il primato statunitense potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri del mercato energetico portando i produttori a dirigere i flussi sempre di più verso l’Asia che con i suoi colossi economici e industriali avranno sempre più bisogno di energia.
L’AIE valuta che Cina, India e Medio Oriente assorbiranno oltre il 60 per cento dell’aumento del fabbisogno di energia nei prossimi anni. Un processo del resto previsto da tempo e in parte già in atto mentre il ruolo degli Stati Uniti tra i produttori di gas e petrolio potrebbe rendere più improbabile il distacco delle quotazioni energetiche dal dollaro propugnato oggi da Iran e Cina.
Al di là dell’impatto benefico sull’economia nazionale e sulla bilancia dei pagamenti, l’autonomia energetica potrebbe influire pesantemente sulle priorità strategiche di Washington e sulla percezione e difesa dei suoi interessi nazionali.

Andare per mare

Nave da guerra in aiuto a peschereccio in difficoltà
Nave da guerra in aiuto a peschereccio in difficoltà

Nave militare in aiuto a peschereccio in difficoltà …

… e gli omuncoli in loden stanno seduti sulle loro belle poltrone parlando del nulla mentre due nostri valenti marinai che combattono i pirati e gli elementi della natura languiscono in una galera indiana.

Non a caso

“Good people sleep peaceably in their beds at night only


because rough men stand ready to do violence on


their behalf”

Mavi Marmara

La copertina del libro di Sefik Dinc
La copertina del libro di Sefik Dinc

Il 24 settembre, il giornalista turco Sefik Dinc ha concesso un’intervista al Canale televisivo 1. Dinc ha personalmente assistito al confronto che c’è stato sulla Mavi Marmara ed ha descritto l’incidente in un libro intitolato Kanli Mavi Marmara.

Il suo racconto è abbastanza equilibrato, dando un peso considerevole agli eventi che personalmente ha visto e vissuto (1).

Nell’intervista concessa a Channel 1, Dinc ribadito un punto fondamentale che ha riportato nel suo libro.

Ha detto che aveva visto con i propri occhi che i soldati dell’IDF discesi dagli elicotteri non hanno sparato sui passeggeri.
Secondo Dinc, i soldati non hanno sparato fino a quando i non si sono resi conto che alcuni colleghi erano in pericolo di vita (2)
Le descrizioni e le osservazioni aggiuntive fornite dal libro e nell’intervista sono coerenti con le testimonianze dei soldati israeliani che sbarcarono sul Mavi Marmara.

Esse sono in totale contraddizione con la ricostruzione fatta dall’ IHH sugli eventi della flottiglia e che si basa sulle testimonianze di parte di attivisti che erano a bordo.
Su tali testimonianze e pregiudiziali si è basato il rapporto unilaterale compilato dal Consiglio dei diritti umani e presumiamo che sarà la base della relazione della Turchia alla missione d’inchiesta delle Nazioni Unite.

After the three soldiers landed on the ship, they were beaten and taken to the ship’s interior.
After the three soldiers landed on the ship, they were beaten and taken to the ship’s interior.

Dinc è stato intervistato da Rafael Sadi, il portavoce dell’Organizzazione degli immigrati turchi in Israele. L’intervista è stata trascritta dal ITIC.

Intervistatore : Nel suo interessante libro, lei scrive che il governo turco non avrebbe dovuto lasciar salpare la flotta, perché?

Dinç: Israele ha dichiarato più volte che non avrebbe lasciato che le navi forzassero il blocco. Alla luce di tali dichiarazioni, noi tutti non abbiamo mai creduto che le navi potrebbero raggiungere Gaza. Le navi non avrebbe dovuto salpare dalla Turchia, ma le cose siano andate in quel modo dopo tutto.

Intervistatore : Secondo la sua testimonianza oculare, i soldati dell’IDF hanno aperto il fuoco solo quando hanno ritenuto che la loro vita o la vita dei loro commilitoni fosse in pericolo

Dinç: sapete, ero a bordo. Ho visto con i miei occhi che quando i soldati si sono calati dagli elicotteri e ha iniziato lo sbarco sulla nave non hanno sparato un colpo. E’ stato così fino a quando i soldati sono stati affrontati con violenza e si sono resi conto che alcuni di loro erano in pericolo di vita, allora hanno iniziato ad utilizzare munizioni vere.

Intervistatore : Ti sei accorto dell’uso di coltelli o comunque di sbarre di ferro?

The soldiers who rappelled from the helicopters were met with resistance from the passengers. The first three soldiers were caught, beaten with iron bars and wooden clubs, and taken to the space below the captain’s command bridge.
The soldiers who rappelled from the helicopters were met with resistance from the passengers. The first three soldiers were caught, beaten with iron bars and wooden clubs, and taken to the space below the captain’s command bridge.

Dinç: In realtà, non ho visto usare coltelli. Ho visto usare barre di ferro.

Intervistatore : nel suo libro lei descrive alcuni casi di trattamento umano da parte dei soldati dell’IDF, ai passeggeri detenuti, come la rimozione delle manette. Lei ha avuto anche un interessante incontro con un soldato Ebreo di origine turca che vi ha dato il suo cellulare.

Dinc : I soldati tolsero le manette ad alcune persone che avevano difficoltà, agli anziani in particolare, le donne e la gente che non aveva agito in modo aggressivo. Per quanto riguarda il poliziotto israeliano, il suo turco è stata eccellente, abbiamo parlato, e lui mi disse che era immigrato in Israele da Istanbul. Mi chiese se avevo contattato la mia famiglia e se avevo un telefono per effettuare una chiamata. Gli ho detto di no e lui mi ha dato il suo telefono cellulare per permettermi di chiamare la mia famiglia.

Intervistatore : Il suo libro è equilibrato e meno unilaterale. Non teme che non possa piacere al governo turco e che sarà oggetto di critiche?

Dinc : Quando ho iniziato a scrivere il libro, sapevo che a molti elementi in Turchia non sarebbe piaciuto come ai membri del IHH, il governo turco, ed anche al governo israeliano.

Intervistatore : la ringrazio molto e le auguro successo come giornalista imparziale.

(1) See September 15 Information Bulletin: “Preparations made by IHH for confrontation with the IDF and the violence exercised by that organization’s operatives as photographed and documented in a book by Şefik Dinç, a Turkish journalist who took part in the Mavi Marmara flotilla”.

(2) In his book, Dinç says that the first shots were heard only after three IDF soldiers were taken hostage and brought to the lower deck. (Nel suo libro, Dinc dice che i primi colpi sono stati sentiti solo dopo tre soldati israeliani sono stati presi in ostaggio e portati al ponte inferiore)

(3) ITIC emphasis throughout.

L’intervista in lingua originale

Oceano

A noi piace il mare, lo amiamo. Spendiamo le vacanze al mare, prendiamo il sole … ma c’è chi lavora col mare. E non sempre il mare che conosciamo da vacanzieri è quello che incontrano i marinai :

In navigazione con mare in tempesta
In navigazione con mare in tempesta

 

In navigazione con mare in tempesta 2
In navigazione con mare in tempesta 2

Tempesta nello stretto di Bering :

Tempesta nello stretto di Bering
Tempesta nello stretto di Bering

Bagnetto 😆

Bagnetto
Bagnetto

In linea di fila :

In linea di fila
In linea di fila

 

Se vi sono piaciute ne posto altre :mrgreen: