Categoria: musulmani

La scomparsa dei cristiani in Medio Oriente

Pezzo in lingua originale inglese: Disappearing Christians in the Middle East

Il trasferimento dei poteri su Betlemme da Israele all’Autorità palestinese, poco prima del Natale 1995, ispirò una serie di articoli [1] sul calo della presenza cristiana a Betlemme. In questi articoli si rileva che in un luogo in cui non molto tempo fa si registrava la presenza dell’80 per cento di cristiani, oggi solo un terzo degli abitanti è di fede cristiana. Per la prima volta in quasi due millenni, la città che rappresenta la culla del cristianesimo non è più a maggioranza cristiana. E lo stesso dicasi per altre due città come Nazareth e Gerusalemme. A Nazareth, i cristiani sono passati dal 60 per cento del 1946 al 40 per cento nel 1983. Nel 1922, i cristiani di Gerusalemme superavano di poco i musulmani (15.000 contro 13.000); [2] oggi, essi costituiscono meno del 2 per cento dell’intera popolazione urbana.

La situazione non è diversa in altre zone di Israele. Un pezzo riguardante Turan, un villaggio della Galilea, riporta quanto asserito da un commerciante cristiano: “La maggior parte dei cristiani se ne andrà presto da qui, non appena riusciremo a vendere le nostre case e i nostri negozi. Non possiamo più vivere tra questa gente [i musulmani]”.[3] Un giornalista trae le seguenti conclusioni: “La comunità cristiana in Cisgiordania è in via di estinzione”.[4]

Ed anche i territori che rientrano nello Stato di Israele devono fare i conti con questa situazione. I cristiani stanno abbandonando tutto il Medio Oriente. Il processo migratorio ebbe inizio subito dopo la Prima guerra mondiale, per poi subire un incremento lo scorso decennio. Nel 1920, in Turchia, i cristiani erano 2 milioni, oggi se ne contano solo poche migliaia. Il problema è così preoccupante che il Patriarcato ortodosso di Istanbul rischia di sparire per la mancanza di un adeguato numero di candidati. Prima dell’inizio di questo secolo i cristiani costituivano circa un terzo della popolazione siriana; oggi, sono meno del 10 per cento. Nel 1932, essi costituivano il 55 per cento della popolazione libanese; oggi, la loro percentuale è inferiore al 30 per cento. Più della metà dei cristiani ha abbandonato l’Iraq. Dopo la rivoluzione del 1952, i copti presero massicciamente a lasciare l’Egitto.

Sono due le principali cause del declino della popolazione cristiana: l’emigrazione e il calo demografico.

L’Emigrazione rappresenta la fine di un lungo processo di esclusione e persecuzione. In Cisgiordania, il problema risiede in un pressoché costante boicottaggio degli esercizi commerciali gestiti da cristiani da parte dei musulmani. In Egitto, i fondamentalisti musulmani prendono costantemente di mira i cristiani. In sintesi, la guerra civile libanese del 1975-90 fu un tentativo fruttuoso da parte dei musulmani di ridurre il potere esercitato dai cristiani nel paese. Ma la situazione di gran lunga peggiore è quella del Sudan, dove la guerra civile scatenatasi a partire dal 1956 ha portato a delle atrocità di massa.

In tutta la regione si può rilevare un calo demografico. Ad esempio, in Israele il tasso di natalità tra i musulmani si attesta al 37 per mille e tra i cristiani a un mero 22 per mille. [5] Inoltre, un piccolo numero di cristiani arriva a sposare dei musulmani, il che di fatto significa che essi perdono i contatti con la loro comunità.

Andando avanti di questo passo, i 12 milioni di cristiani oggi presenti in Medio Oriente nel 2020 saranno probabilmente scesi a 6 milioni. Col passare del tempo, i cristiani finiranno per sparire dalla regione come forza culturale e politica. Come riportato da un articolo “vivono più palestinesi a Bayt Jala in Cile che nella stessa Bayt Jala [in Cisgiordania]”. [6] Perfino il Principe El-Hassan bin Talal ravvisa tale problema poiché “vi sono oggi più cristiani di Gerusalemme (…) che vivono a Sidney, in Australia, piuttosto che nella stessa Gerusalemme”.

Per parecchi anni, il mondo esterno non ha prestato molta attenzione alla difficile situazione in cui versano i cristiani del Medio Oriente. Coloro che in passato avevano preso a cuore i loro interessi – i governi britannico, francese, russo e greco, come pure il Vaticano – hanno distolto lo sguardo dai problemi attuali.

Di recente, però, delle organizzazioni americane hanno sposato la causa dei cristiani perseguitati nel mondo, in particolar modo nel mondo musulmano e nei paesi comunisti. Ovunque, in America vi sono segnali a riguardo. Il Senato americano conduce udienze su questo argomento [7] e nel 1999 il Dipartimento di Stato ha iniziato a pubblicare studi sulla persecuzione religiosa nel mondo attraverso l’Annual Report on International Religious Freedom. Un politico di spicco ha proposto che la città di New York non acquisti merci dalle grandi imprese che intrattengono rapporti commerciali coi paesi in cui i cristiani sono perseguitati. [8] Una schiera di organizzazioni [9] e di individui [10] si occupano di questo problema.

Ciò è tanto di guadagnato perché portare l’attenzione internazionale e americana verso questa triste situazione potrebbe essere un significativo passo per apportare miglioramenti. Ma nessuno di questi gruppi è esperto di Medio Oriente o islam. Per contribuire a fornire ad essi e ad altri ragguagli in merito, il Middle East Quarterly dedica una particolare attenzione alla questione della scomparsa dei cristiani dal Medio Oriente.

[1] Si veda ad esempio: Andrew Aciman, “In the Muslim City of Bethlehem”, The New York Times Magazine, Dec. 24, 1995, e Sue Fishkoff, “A Prayer in Bethlehem”, The Jerusalem Post International Edition, Dec. 30, 1997.
[2] Anglo-American Commettee of Inquiry, A Survey of Palestine (reprinted, Washington: Institute for Palestine Studies, 1991), vol.1, p.148.
[3] The Jerusalem Report, July 10, 1997.
[4] David Rosenberg, “The Christian Exodus”, The Jerusalem Report, Nov. 15, 1990.
[5] The Jerusalem Report, Dec. 26, 1991; cfr. Abraham Ashkenasi, Palestinian Identities and Preferences: Israel’s and Jerusalem’s Arabs (New York: Praeger, 1992), p. 46.
[6] Ha’aretz, Aug. 12, 1994.
[7] Per gli estratti della testimonianza resa da Steven Coffey, cfr. Middle East Quarterly, Sept. 1997, pp. 77-80.
[8] The New York Times, June 15, 1997.
[9] Tra esse spiccano: Christian Solidarity International, la Coalition for the Defence of Human Rights under Islamization, Freedom House, la International Fellowship of Christians and Jews, il Puebla Institute of Freedom House, e il Rutherford Institute.
[10] In particolar modo: Sam Brownback, Michael Horowitz, A. M. Rosenthal, Arlen Specter, Frank Wolf e Bat Ye’or

Aggiornato al 17 dicembre 2006: Secondo un articolo apparso nel Daily Mail di Londra, “O città musulmana di Betlemme…” la città natale di Gesù ha visto sempre più diminuire la proporzione della sua popolazione cristiana passando “dall’85 per cento nel 1948 al 12 per cento dei suoi 60.000 abitanti nel 2006. Ci sono dei rapporti sulle persecuzioni religiose, sotto forma di omicidi, percosse e appropriazioni di terreni”.

Aggiornato al 22 dicembre 2006: In un articolo titolato “Tutti i membri del mio personale sono stati uccisi in chiesa: sono scomparsi”, il Times di Londra pubblica un grafico tratto dal sito web DanielPipes.org:

1472811441-7231-largeIl crollo delle popolazioni cristiane in Medio Oriente: dal sito web DanielPipes.org.

Aggiornato al 31 marzo 2007: La stessa storia in Libano:

In un sondaggio che verrà pubblicato il mese prossimo in esclusiva sul The Sunday Telegraph, quasi la metà della popolazione di tutti i maroniti, la più vasta confessione cristiana nel Paese, afferma di aver preso in considerazione la possibilità di emigrare. Di questi, oltre 100.000 hanno presentato domanda di visto alle ambasciate straniere. Il loro esodo potrebbe avere un effetto devastante sul Paese, privandolo di una minoranza influente che agisce da importante contrappeso alle forze dell’estremismo islamico. Circa 60.000 cristiani hanno già abbandonato il Libano da quando la scorsa estate è scoppiata la guerra tra Israele e Hezbollah.

Aggiornato al 4 dicembre 2007: In un’intervista al Jerusalem Post, Justus Reid Weiner del Jerusalem Center for Public Affairs si dice molto pessimista in merito al futuro dei cristiani che vivono sotto l’Autorità palestinese. Egli prevede che, se non si farà qualcosa rapidamente, nell’arco di 15 anni non ci saranno più comunità cristiane nei territori palestinesi. “I leader cristiani sono costretti ad abbandonare i loro discepoli alle forze dell’Islam radicale”.

 

di Daniel Pipes
Middle East Quarterly
Inverno 2001

Guerra o terrorismo?

ARP4334450_MGZOOM E’ inutile che l’Occidente perseveri nel declamare di non avere nemici. Sono altri, ben identificati attori della scena internazionale che hanno eletto l’Occidente a loro nemico. E lo attaccano, mirando a sconfiggerlo e a dominarlo. Ma lo spettro dei benpensanti è vastissimo. Se ne contano le tipologie più varie. Quelli che sono codardi o credono di essere furbi, pensando comunque di cavarsela e di continuare a godersi la propria rendita, tanto altri prima o poi si faranno carico della situazione e la risolveranno. Magari pensano agli Stati Uniti, che hanno abituato male gli Europei, ma Obama esprime ora un’ America ben diversa dal passato.
497050572-001_MGZOOM1Quelli che hanno comunque interesse: mettersi prima o poi d’ accordo con l’Islam rende a chi ha posizioni o soldi da perdere, come alla fine arguisce il decadente protagonista di “Sottomissione”, il romanzo di Houellebecq che di recente ha scalato tutte le classifiche. O come taluni maggiorenti ebrei tragicamente pensarono rispetto ai nazisti, all’inizio dei pogrom. Quelli che fanno un ragionamento politico e si credono astuti, tanto da essere illusoriamente alla ricerca di un quinto stato da gettare in una prossima, improbabile lotta di classe e costruirci sopra una nuova casta di sacerdoti della rivoluzione. Quelli che sono più o meno apertamente conniventi. In particolare l’Europa, il continente più moderno ed avanzato, alimenta ed accarezza da tempo questa categoria di soggetti che si caratterizzano per l’ odio di sé e della società cui appartengono: qualunque estraneo, specie se selvaggio e primitivo, è per essi un mito anche perché non ne vivono la realtà, ma dai loro comodi salotti ne coltivano l’utopia. Non appartengono difatti per lo più ai gruppi meno agiati e fortunati e si collocano nella categoria dei mantenuti, o dai loro privilegi o dalle tasse che pagano le classi produttive.
2015-11-13T224504Z_1910309158_GF20000058453_RTRMADP_3_FRANCE-SHOOTING_MGZOOM1Quelli che sono genuinamente convinti che la civiltà dei diritti imponga la conciliazione ad ogni costo. Si tratta di una grande massa di individui, fortemente condizionata dai padroni dall’ attuale industria politica e culturale, che da un mutamento di rotta delle opinioni pubbliche potrebbe essere spazzata via. Costoro, i padroni, sono purtroppo i più efficaci e, dopo ogni evento terroristico clamoroso, si assumono la regia delle immancabili marce, talune anche sotto forma di adunate oceaniche, imponenti ma sterili; utili solo ad imbrigliare le inevitabili reazioni e le paure collettive, pilotandole verso esiti improduttivi e temporanee assuefazioni, in attesa della tragedia successiva. E’ altresì inutile asserire che l’Islam violento e fondamentalista è una minoranza rispetto all’enorme insieme del mondo musulmano. Già il fatto che siamo di fronte ad una religione composta da un miliardo e mezzo almeno di fedeli è sufficiente affinché anche una ridottissima componente debba essere considerata molto temibile. Vi sarebbe poi da esplorare l’ area grigia dell’ attendismo, che spesso simpatizza ma non rischia: i successi hanno sempre presa e convincono alla scelta. Certamente le imprese terroristiche, ultime quelle di Parigi, hanno un effetto galvanizzante che non deve essere trascurato.
LAPR0137_MGZOOMMa la teoria secondo cui una minoranza non potrebbe mai essere decisiva risiede in un adesione fideistica al metodo democratico, tanto da accettarne le forme anche quando sono esiziali per esso stesso, pur di salvarne la facciata. E’ il frutto di un’ inconsistente dimestichezza con la storia, anche recente. Forse che Lenin, Mussolini ed Hitler furono portati al potere da maggioranze popolari qualificate? Il consenso lo costruirono dopo aver abilmente manovrato le poche ma determinanti risorse di cui all’ inizio seppero disporre. Per avere qualche elemento di riflessione al riguardo basterebbe scorrere il saggio “Tecnica di un colpo di Stato” di Curzio Malaparte. Del resto, pur in un contesto dai tratti assai diversi dal periodo delle dittature, il nostro Presidente del Consiglio ha conquistato senza essere eletto la leadership nazionale, salvo provare a mantenerla attraverso ardite soluzioni di ingegneria elettorale. Hkg10230499_MGZOOMSe poi passiamo a parlare di cosa dobbiamo attenderci dopo gli ultimi fatti di Parigi, è prevedibile che non avverranno cambiamenti significativi. Le classi dirigenti delle nostre parti troveranno sicuramente un Chamberlain qualsiasi che potrà scendere dal’ aereo e dichiarare “Pace, pace, pace”. Rimpiangeremo di non avere politici almeno del calibro di Thatcher, Khol e Reagan. Nei fatti servirebbe un’ azione ben più realistica e risoluta di quella condotta nel recente passato. Si è civettato con le primavere arabe quando era evidente che non ne sarebbe scaturita alcuna estate, ma si andava diritti all’ inverno. In Libia ed in Siria sono stati commessi errori madornali: in quelle aree il caos non è mai preferibile ad un regime stabile, anche se purtroppo dispotico. La Turchia un giorno è nella NATO ed il giorno dopo pensa alla Sharia. Quanto ad Israele la diplomazia dell’Unione europea esiste solo per dichiarare l’embargo sui prodotti dei coloni. Putin è sempre guardato con maggior sospetto: pur di attaccarlo ed escluderlo va bene anche il doping. Perché allora non sciogliere la FIFA dopo i casi di Blatter e Platini, o metter fuori la Germania dai prossimi mondiali di calcio se avesse pagato per avere l’edizione del 2006?
LAPR0157_MGZOOMSul piano delle politiche e delle misure da adottare in ambito europeo, occorrerebbe maggiormente considerare che il terrorismo islamico combatte in primo luogo contro alcuni Stati dell’ area mediorientale e nordafricana. Perché non appoggiare in modo più sistematico queste nazioni, Egitto e Tunisia per primi? Sul piano interno sarebbe opportuno interrogarsi se i principi giustamente garantisti, specie in un contesto di criminalità agreste, possano seguitare a sussistere nella loro pienezza a fronte della minaccia portata da tagliagole o da eroici giustizieri di ragazzi in discoteca. In Italia potremmo arrivare ad avere nostalgia di certi Ministri dell’ Interno di democristiana memoria e di taluni ministri ombra del PCI. Avranno avuto i loro limiti, ma almeno possedevano il senso dello Stato e delle Istituzioni. Gli eventi potrebbero porci di fronte a scenari gravissimi.
1416083745336_wps_65_Jihadi_John_Alan_HenningIl terrore islamista è un fenomeno con caratteristiche belliche, ancorché asimmetriche. E’ molto diverso dalle Brigate rosse, nere ed altre aggregazioni del genere, che tutto sommato furono combattute e vinte con provvedimenti di polizia e con il codice penale. Nel caso dell’ ISIS e di Al Qaeda dovrebbe continuare a soccorrere l’ ombrello dell’ Onu. Ma se il nostro Parlamento fosse posto di fronte alla dichiarazione dello stato di guerra il Premier chiederebbe forse a Verdini di votarlo? E tuttavia l’ Italia, ad eccezione dell’ attentato al consolato nella capitale egiziana, non è stata finora oggetto di azioni terroristiche eclatanti. Anche se in numerosi siti siamo ben individuati come obiettivi specifici e dichiarazioni anche ufficiali delle autorità nazionali confermano la pericolosità e l’ attualità della minaccia. Avendo una certa familiarità in ambito forze di polizia, siamo portati ad ascrivere agli apparati di sicurezza il merito del risultato, conoscendone la professionalità, l’incisività dell’ azione e l’ attitudine all’ impegno costante.
Esecuzione-untitledSi potrebbe anche ritenere che abbiano per ora avuto effetti postivi una linea politica che riesce spesso a farsi percepire come autonoma ed originale, rispetto a quelle di altri paesi dell’ area occidentale, in ambito mediterraneo e mediorientale; ed anche un Vaticano, sebbene nel mirino di taluni proclami presenti nella rete, distante anni luce dal pur recente discorso di Ratisbona. Ad ogni buon conto non è sicuramente il caso che ci ha tenuto al riparo da iniziative efferate. Come pure è necessaria ogni consapevolezza rispetto a potenziali, più nefaste evoluzioni. In sostanza bisogna lavorare a piani di emergenza che consentano di affrontare al meglio ogni possibile situazione. Non sono problemi di protezione civile. Si tratta di ben altro. Auguriamoci che si riesca sempre a prevenire e che nulla accada. “Si vis pacem para bellum”: Vegezio la pensava così nel quarto secolo, ma il concetto è ancora attuale; salvo non si ritenga che di fronte ad un terrorista con la cintura esplosiva si debba chiedere la soluzione al sostituto procuratore di turno.

di Carlo Corbinelli Foto: Getty Images, Stato Islamico

In Germania è scoppiato l’Inferno: Invasione di delinquenza senza freni

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

 

In una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.

“Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano”.

1133078
© AFP 2015/ ATTILA KISBENEDEK Germania, migranti: errore politico senza precedenti

“Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E’ un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali”, ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.

“Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere”.

“Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C’è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni”.

644988
© REUTERS/ Soe Zeya Tun Attenzione agli immigrati che vogliono adottare la shariah in Italia e nell’intera Europa

Rispetto all’enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la “sharia” (legge islamica).

“Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce”.

Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l’obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio”.

567910
© AFP 2015/ JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET In Repubblica Ceca tendenze fasciste a seguito dell’emergenza profughi in Europa

“Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un’altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l’esito della procedura di asilo in libertà”.

E’ stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
“Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile”, ha dichiarato Wendt.

Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione “buonista” e caritatevole dell’arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.

5166831
Flusso di migranti gestito dagli USA? In Europa alcuni ne sono convinti

Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l’invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell’Austria che hanno documentato queste complicità. L’invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti

Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell’Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L’Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L’Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). “I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).

1391243
Shengen addio, welcome migranti!

La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all’invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l’Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.

1200623
AFP 2015/ LEHTIKUVA/Panu Pohjola Intesa tra UE e Turchia per limitare l’afflusso di migranti

La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo “sultano”) per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i “sudditi” europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

Originariamente pubblicato sul sito Controinformazione.info

In Francia voti in cambio di moschee

Flag_of_France_with_islam_symbol-300x199 Da Perpignan a Courbevoie passando per Strasburgo.

I sindaci socialisti svendono terreni del comune alle comunità musulmane che offrono loro consenso elettorale mentre a Parigi, all’Assemblea nazionale, il premier Valls faceva finta di fare il duro contro l’islam radicale, annunciando la chiusura se necessario delle moschee salafite (il 29 giugno, tanto per rendere l’idea dei proclami fuffa del primo ministro socialista, è successo che lo stesso Valls ha premiato con la Legione d’onore l’imam radicale della moschea di Evry-Courcouronnes, Khalil Merroun, adepto del wahabismo saudita.
A Perpignan, la scorsa settimana, il Consiglio municipale ha votato la vendita di un immenso terreno situato ad ovest della città, nel quartiere di Mailloles, all’Associazione arabo-turca de l’Ensoleillé (Assate), la quale costruirà una grande moschea e annesse sale di preghiera approfittando di una superficie di 2400 m2 (in realtà sarebbe meglio parlare di svendita, dato che l’associazione verserà la modica cifra di 144.000 euro, pari a appena 60 per metro quadrato).83d8c50e95eee90bfc6aafe4cc78786750de0d53
In concomitanza, nella città di Courbevoie, a nordovest di Parigi, l’Associazione culturale dei musulmani di Courbevoie (Acmc) ha ricevuto dal comune il placet (affitto enfiteutico per 80 anni) per l’innalzamento di un’altra monumentale moschea che si estenderà su 680 m2.
Niente di scandaloso, se non fosse che sia nel primo che nel secondo caso le delibere delle due giunte fanno seguito a una promessa elettorale dei due sindaci – un puro voto di scambio, insomma – e che una parte della costruzione delle due moschee sarà finanziata con i soldi dei contribuenti.
Il tutto, sullo sfondo delle dichiarazioni di Dalil Boubakeur, rettore della Grande Mosquée di Parigi, che ha gridato la necessità di raddoppiare il numero delle moschee in Francia, e di un recente rapporto dell’intelligence francese pubblicato dal Figaro, secondo cui 41 moschee considerate “moderate” stanno per passare sotto il controllo dei salafiti.81059568-p-2
Durante la campagna elettorale per le municipali 2014, il primo cittadino di Perpignan, Jean-Marc Pujol dei Républicains (centro-destra), aveva assicurato alla comunità islamica locale, che richiedeva a gran voce di sostituire la piccola sala di preghiera della città con un’area di preghiera più spaziosa, la messa a disposizione di un vasto terreno per un’altrettanto vasta moschea.
In cambio, naturalmente, la comunità islamica di Perpignan doveva votare compatta per il sindaco repubblicano. Detto fatto.Stessa storia per il sindaco neogollista di Courbevoie Jacques Kossowski, sollecitato già nel 2011 dall’Associazione culturale musulmana della città.
Vuoi avere il nostro voto ed essere riconfermato sindaco?
Allora concedici un terreno dove possiamo costruire una moschea. Richiesta accolta da Kossowski in accordo con il Partito socialista e contestata soltanto dai due consiglieri comunali del Front national, che hanno denunciato un «voto accordato ad occhi chiusi senza la consultazione degli abitanti di Courbevoie».Se il patto scellerato tra eletti Républicains/Ps e comunità islamiche si limitasse a questi due episodi, in fondo, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi.
france_islamique1
Ma come ha rivelato il giornalista Joachim Véliocas, nella sua inchiesta esplosiva “Ces maires qui courtisent l’islamisme” (uscito da poco per le edizioni Tatamis) gli inciuci tra sindaci e imam sono diventati sport nazionale in Francia e a farne le spese naturalmente sono i contribuenti.
È successo a Nantes, con il sindaco ed ex premier socialista Jean-Marc Ayrault: 200.000 euro di finanziamento direttamente dalle casse del comune. Ed è successo nella ultraindebitata Parigi, quando l’amico storico del presidente Hollande, Bertrand Delanoë era primo cittadino: 16 milioni di euro per l’Institut islamique, che comprende anche delle sale di preghiera, in barba alla legge del 1905 sulla laicità.
E quando non si tratta della costruzione di una moschea ex novo, si tratta comunque del suo ampliamento.Come a Strasburgo, dove la scorsa settimana è stato ufficializzato lo sblocco dei finanziamenti da parte del sindaco socialista Roland Ries.

Nel menù 5 nuove sale per insegnare l’arabo e i principi della Sharia
france-sharia-4-france

Foto AFP. Vignetta: 14 words e Islam veritè

di Mauro Zanon da Libero Quotidiano del 5 luglio 2015

Espellere i clandestiti non può che far del bene alla nazione

islamska hastenOslo Local News reports violent crime has decreased by 31 per cent after a record number of immigrants were deported by Norwegian authorities. The National Police Immigration Service of Norway, Politiets Utlendingsenhet (PU), deported a record 824 people in October. The previous record was set in the previous month when 763 people were deported.

PU believes the reason for the decrease in crime is more resources and more staff. It has also become easier for Norwegian authorities to deport people back to Afghanistan, Iran, Iraq and Nigeria.

Kristin Kvigne, head of PU, said, “This month helps us reach our anticipated figure for this year.”

The centre-right government of Iron Erna has predicted that 7,100 people will be deported in 2014. At the end of October, PU had so far deported 5,876 immigrants. A percentage of those deported in 2014 were asylum seekers who had their applications for continued asylum rejected. They were then deported along with their families.

The majority of deportees, however, had committed crimes or had returned illegally to Norway after already having been deported.

Quando il male si mette in posa

blogdiattualita_4bfbb78d7c225ccd5a2574fce113f432Dall’Isis, il Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, giungono di continuo racconti e filmati di violenze estreme, inaudite: persone crocifisse, sepolte vive, mutilate, sequestrate e vendute, decapitate a coltellate, torturate a morte, costrette a scavare la propria fossa prima di essere uccise. Una brutalità selvaggia, esibita, compiaciuta ne è diventata il tratto distintivo. Come spiegare tanto spietato e sanguinario accanimento?

«In quel mondo comanda chi uccide», è stato il commento dello studioso statunitense Edward Luttwak durante un’intervista rilasciata a un giornalista italiano. Le atrocità dell’Isis, ha ragione Luttwa, in effetti ci ricordano che esiste un mondo in cui il potere si detiene uccidendo, torturando, abusando di chiunque, anche solo per capriccio; in cui i leader si impongono mostrandosi crudeli e feroci, capaci di seviziare e uccidere, con le loro stesse mani, e di trarne piacere; in cui è convinzione generale che non usa la forza solo chi è impotente e che la grandezza effettiva del potere si dimostra esercitandolo arbitrariamente e con sfrenata violenza. Le vittime sono prima e soprattutto gli avversari, tali per diversità di stirpe, etnia, religione, ma nessuno può e deve sentirsi al sicuro. Tutto sembra dimostrare il vantaggio di schierarsi dalla parte del male, in quel mondo.

savekesab3A renderlo possibile sono valori e istituzioni antichi, di cui i jihadisti, e non loro soltanto, approfittano per costruire la loro civiltà di morte: valori e istituzioni propri di società arcaiche, composte da linee di discendenza invalicabili che confluiscono in lignaggi, clan, tribù i quali, procedendo da una appartenenza carnale, insostituibile, formano comunità impermeabili, che si consolidano educando all’esclusione degli estranei, alla diffidenza e all’ostilità nei loro confronti. Bisogna essere fedeli a oltranza, se si vuole vivere. Sterminare un’altra comunità è sempre ammesso e può diventare necessario, eroico, se è fatto nell’interesse della propria discendenza. Allora i termini “genocidio”e “pulizia etnica” perdono ogni valenza negativa.

Di “quel mondo” il Califfato non è che un esempio tra tanti. Quasi impallidisce la figura di al-Baghdadi al confronto con tanti leader prima di lui. Idi Amin Dada in Uganda, Ahmed Sekou Touré in Guinea Conakry, Jean-Bédel Bokassa nella Repubblica Centrafricana: sono alcuni dei tiranni che hanno fatto dell’uso ostentato e illimitato della forza uno strumento di potere spinto fino a rasentare la follia. Con il loro comportamento hanno reso persino credibile l’accusa, che è stata rivolta a tutti e tre, di praticare il cannibalismo: a tal punto si pensava che potesse arrivare la loro efferatezza. Può apparire, ed essere, anche espressione di deliri di onnipotenza e di perversioni incontrollate, ma la violenza terrificante, come quella esercitata oggi dall’Isis, è prima di tutto una lucida e calcolata arma per indebolire la determinazione a combattere degli avversari e per sottomettere le popolazioni che vivono nei territori controllati, forzarle al consenso e alla complicità.

2011_10_19_13_27_37I ribelli del Ruf, protagonisti della guerra civile che ha insanguinato la Sierra Leone tra il 1991 e il 2002, sono uno degli esempi più atroci di crudeltà sistematica impiegata con queste intenzioni. Almeno 30.000 sierraleonesi, mutilati, portano impresso sul corpo il loro segno permanente. Il Ruf, a dimostrazione esemplare della propria potenza, amputava infatti mani, piedi, braccia, gambe. Per abituare i bambini soldato a farlo, ricorreva a una sorta di “gioco” in cui la vittima era costretta a scegliere uno dei biglietti raccolti in un berretto o in un cesto, su ognuno dei quali era stato scritto o disegnato il nome di una parte del corpo umano. Quella estratta veniva amputata. Inoltre il Ruf marchiava a fuoco il proprio acronimo sul viso dei bambini, imitato in questo da un altro gruppo armato, il Consiglio rivoluzionario delle forze armate. Marchiatura e mutilazione rientravano in una strategia di “visibilità”: si può immaginare quanto efficace.

In Uganda, dal 1987 al 2005, il movimento antigovernativo l’Lra, Lord Resistance Army, mentre usava migliaia di bambini rapiti come combattenti, portatori, scudi umani e schiavi sessuali, annichiliva la popolazione mantenendola in uno stato costante di paura. Anche l’Lra aveva scelto come mezzo esemplare di punizione, per chi disobbediva e rifiutava di collaborare, la mutilazione di parti del corpo. Nel periodo in cui aveva proibito l’uso della bicicletta nel territorio sotto il suo controllo, a chi trasgrediva venivano amputi piedi e gambe. A chi era sospettato di aver collaborato con le autorità governative riferendo notizie sulle attività e i movimenti dei ribelli, tagliava labbra o orecchie.

MinoriSoldato01In Liberia, durante la prima guerra civile (1989-1995), si è verificato uno degli esempi più agghiaccianti di ostentazione di ferocia. Nel settembre del 1990 il presidente Samuel Doe fu catturato nella capitale Monrovia da Prince Johnson, capo di una delle milizie antigovernative. Johnson ordinò che fosse torturato a morte e volle che il supplizio, durato diverse ore, venisse registrato su nastro: ancora non esisteva Youtube. Il video fu poi riprodotto e fatto circolare: mostra, tra l’altro, lo stesso Johnson intento a bere birra mentre i suoi uomini tagliano un orecchio a Doe ancora vivo.

L’Isis dispone di ben altri mezzi oggi per far sapere al mondo quanto male è disposto infliggere. Immagini e video raccapriccianti invadono il web, riprodotti all’infinito. Trova peraltro conferma quanto l’impiego della violenza estrema, oltre a servire da deterrente, possa costituire un fattore di attrazione. Da quando è alla guida del jihad iracheno, al-Baghdadi ha infatti reclutato almeno 12.000 combattenti, 3.000 dei quali occidentali.