Categoria: comunismo

La confessione dell’ex marxista: perché volevamo sempre più immigrati

teledipendentePeter Hitchens: “Non è stato perché ci piacevano gli immigrati, ma perché volevamo distruggere la società.”

 
Peter Hitchens ex radicale di sinistra che oggi ha aperto gli occhi, scrive sul Mail on Sunday. La sua è una confessione e una denuncia:
 

Come io sono in parte responsabile per l’immigrazione di massa

Quando ero un rivoluzionario marxista, eravamo tutti a favore di più immigrazione possibile.

Non perché ci piacessero gli immigrati, ma perché non ci piaceva come era la società britannica. Abbiamo visto gli immigrati – da qualsiasi luogo – come alleati contro la società conservatrice che il nostro paese era ancora alla fine degli anni Sessanta. Volevamo usarli come grimaldello.

Inoltre, ci piaceva sentirci ‘superiori’ alle persone comuni – di solito delle zone più povere della Gran Bretagna – che videro i loro quartieri improvvisamente trasformati in presunte “comunità vibranti”.

Se avevano il coraggio di esprimere le obiezioni più miti, subito li accusavamo di razzismo. Era facile.

Noi studenti rivoluzionari non vivevamo in tali aree “multietniche” (ma venivamo, per quanto ho potuto vedere, per lo più dalle zone ricche e le parti più belle di Londra).

Potevamo vivere in luoghi ‘vibranti’ per alcuni (di solito squallidi) anni, in mezzo a degrado e bidoni traboccanti.

Ma noi lo facemmo come dei vagabondi senza responsabilità e in modo transitorio,  non avevamo figli. Non come i proprietari di abitazioni, o come genitori di bambini in età scolare, o come gli anziani che sperano in un po ‘di serenità alla fine delle loro vite.

Quando ci laureammo e cominciammo a guadagnare soldi seri, in genere ci dirigemmo verso le costose enclave di Londra e diventammo molto esigenti su dove e con chi i nostri bambini andavano a scuola, una scelta che felicemente abbiamo negato ai poveri delle città, quelli che abbiamo sbeffeggiato come “razzisti”.

Ci interessava e ci siamo curati della grande rivoluzione silenziosa che già allora cominciava a trasformare la vita dei poveri inglesi?

No, per noi significava che il patriottismo e la tradizione potevano sempre essere derisi come ‘razzisti’.

E significava anche servi a basso costo per i ricchi della nuova classe media privilegiata, per la prima volta dal 1939, così come ristoranti a buon mercato e – in seguito – costruttori a buon mercato e idraulici che lavoravano in nero.

Non erano i nostri salari che erano depressi dall’immigrazione, o il nostro lavoro che finiva fuori mercato. Gli immigrati non facevano – e non fanno – il genere di lavoro che facevamo noi.

Non erano una minaccia per noi.  Ma per la gente normale.

L’unica minaccia per noi, poteva venire dai danneggiati, dal popolo britannico, ma potemmo sempre soffocare le loro proteste, suggerendo che erano ‘moderni fascisti’.

Ho imparato da ciò, che ipocrita snob e persona arrogante ero (e la maggior parte dei miei compagni rivoluzionari erano).

Ho visto posti che ho conosciuto e nei quali mi sentivo a casa, completamente cambiati nel giro di pochi anni.

Ho immaginato  come sarebbe stato, crescere in uno di quei posti, bloccato in un quartiere squallido come un inglese qualunque, strade strette dove i miei vicini parlavano una lingua diversa. E a poco a poco ho iniziato a diventare un solitario, traballante straniero in un mondo che conoscevo, ma che non riconoscevo più.

Mi sono sentito profondamente, irrimediabilmente triste per quello che ho fatto e per non aver detto nulla in difesa di coloro le cui vite sono state stravolte, senza che fosse loro mai stato chiesto il permesso, e che sono stati avvertiti in modo molto chiaro che, se si fossero lamentati, sarebbero stati disprezzati e reietti. Definiti “razzisti”.

Sembra l’Italia di oggi, dove se ti ribelli, sei “razzista”. Dove, o sei a favore della società multietnica, o sei “fuorigioco”, sei senza voce: perché chi e quando parla lo controllano loro. E se qualcuno rompe il monopolio, deve essere eliminato.

Mattatoio islamico : come i media nascondono la verità

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mannaia, coltellaccio e recita delle sure del corano : l’immigrato musulmano perfetto

Il vocabolario inglese sarà presto senza parole, se tutti cominciano a parlare come i media mainstream. In connessione con l’uccisione di Woolwich, i media parlavano di “centri religiosi”, non “moschee”, termine ormai “obsoleto”. Altri, termini in disuso arcaici sono “Islam” e “musulmano”: ci limitiamo a dire “uomo”, “donna” e come dati utili aggiungiamo la loro età.

Una notizia flash su BBC Radio 5 Live informava che, in fondo, un uomo era stato ucciso a Woolwich da due uomini, e c’erano un altro uomo e una donna, entrambi 29enni, coinvolti. Certo è che l’età magica, 29, che fa la differenza.  Come, qulacuno, ascoltando quella notizia flash potrebbe essere illuminato sulla natura dell’atto da questo tipo di vaga “informazione” ?

Il giornalista di un Tg, in un disperato tentativo di discolpare l’Islam, ha detto che ci sono stati più musulmani che non musulmani uccisi da attacchi musulmani.

Che cosa vuol dire? Le prime vittime dell’islam sono gli stessi musulmani, sembra abbastanza ovvio per me. Il modo più semplice per rendersi conto è quello di guardare ai paesi a maggioranza musulmana del mondo e vedere in che stato pietoso sono. Ma questo non esonera la dottrina dell’Islam e la sua natura violenta.

I commenti dei media sembrano attribuire molta importanza a scoprire se questo era un attacco venuto da un “lupo solitario” o ha avuto una organizzazione alle spalle, la tesi è, secondo loro,  che lupi solitari dovrebbero suscitare meno preoccupazione, provocando solo un incidente una tantum.

Se questo è il presupposto, è tutt’altro che corretto. Se non abbiamo avuto un altro 7/7 a Londra e in generale nel Regno Unito, è perché una grande quantità di denaro e di risorse dal governo inglese a corto di soldi sono state assegnate alla polizia e ai servizi segreti nel compito di tenere d’occhio la “comunità musulmana”.

Quando un attacco è pianificato, è più facile per i servizi di sicurezza scoprire il piano e impedirne l’esecuzione. L’omicidio di ieri, in superficie, sembra stato fatto senza molta pianificazione e organizzazione: queste uccisioni saranno quindi impossibili da prevenire, come ha detto la polizia.

Pertanto, un altro musulmano “lupo solitario” che ha osservato il successo di questo omicidio e l’impossibilità di contrastarlo, può essere incoraggiato a ripetere l’impresa. E ‘probabile che vedremo molti di più di questi attacchi, in quanto le trame da parte di gruppi organizzati sono più vulnerabili alle azioni preventive da parte dei servizi di sicurezza.

Questa è anche la previsione del radicale islamico Anjem Choudary, che ha guidato il gruppo dall’inquietante suono Islam4UK (Islam per il Regno Unito). Nelle sue stesse parole “lavorare per l’istituzione della Sharia, che deve dominare tutti gli altri stili di vita” Il gruppo è ora vietato, ma non su YouTube.

Choudary profetizzò: “Siamo una comunità molto politicizzata, alcune persone sono arrabbiate per le misure draconiane come e le restrizioni alla libertà di parola contro i predicatori islamici. C’è la possibilità che più di un lupo solitario attacchi ancora, e che questo accada a causa di queste misure draconiane..».

Un commentatore tv ha detto che il killer in un video parla in  inglese e ha un accento di Londra, ma si sente ancora più vicino a luoghi come l’Afghanistan e l’Iraq, che ha probabilmente mai nemmeno visitato.

Non dovrebbe suonare un campanello d’allarme? Non dovrebbe essere chiaro  che il luogo di nascita l’accento acquisito sono irrilevanti in questo contesto, per capire con chi abbiamo a che fare? Naturalmente si sente fedele ai suoi “fratelli” dei paesi musulmani. 

Lo stato-nazione è un’invenzione europea che seguì la Pace di Westfalia nel 1648. Per l’Islam la nazione è la Ummah, tutti i musulmani del mondo. L’uomo non si sente inglese, si sente musulmano – e molti altri musulmani che vivono nel Regno Unito sentono la stessa fedeltà alla “Nazione dell’Islam”.

Le esternazioni patetiche sulle ricerche dei “motivi” dietro l’omicidio sono ridicole. Non c’è niente da cercare: il jihadista nel video mostrato dalle stazioni televisive di tutto il mondo lo rende molto chiaro.

Nella versione più completa del video pubblicato da Jihad Watch , all’inizio egli cita Surat at-Tawba, la nona sura (capitolo) del Corano, che contiene esortazioni ad uccidere gli infedeli. Egli dice:

L’unica ragione per cui abbiamo ucciso quest’uomo oggi è perché i musulmani stanno morendo tutti i giorni per colpa dei soldati inglesi. E questo soldato britannico è uno. Si tratta di un occhio per occhio e dente per dente. Per Allah, noi giuriamo l’Onnipotente Allah, noi non smetteremo mai di lottare fino a che non ci lascia soli. Siamo costretti dal Corano, nella Sura Al-Tawba, a lottare contro di voi.

Ha anche detto che voleva “iniziare una guerra a Londra stasera”.

Poteva essere più chiaro?

L’unico problema è che questa è proprio la parte che i media mainstream hanno tagliato fuori: non è tanto una ricerca di motivi che è necessaria, ma coprire quelli reali.

Sembra quasi che i jihadisti, stanchi delle bugie dei media, volevano che il pubblico conoscesse il motivo per cui hanno commesso questo atroce decapitazione, in questo giorno e in un modo tipicamente islamico di uccidere. I media hanno vinto ancora, privandoli (e soprattutto noi) del beneficio di raccontare (e udire) la verità.

Un’altra cosa che può far ridere o piangere, a seconda del temperamento, è la raccomandazione di non indossare l’uniforme in pubblico data dai comandanti militari alle truppe, che ha portato i soldati al comportamento opposto di pubblicare immagini di se stessi in uniforme sui social media .

E dopo? Consiglieranno ai preti cristiani di non indossare tonache e collarini? Ah, aspetta,  è già avvenuto, dopo una serie di attacchi musulmani contro dei preti a East London qualche anno fa.

Abbiamo fatto così tante concessioni all’Islam che una più o una meno non fa molta differenza. Che cosa è un uniforme?

Questo tipo di comportamento è simile a cercare di curare la polmonite con l’acqua fresca. Il vero trattamento sarebbe un po ‘più radicale (da “radix”, la parola latina per “radice”), andando alla radice del problema, affrontando la malattia piuttosto che il sintomo: se non ci fossero i musulmani in Gran Bretagna e in Europa, non sarebbe difficile evitare eventuali attacchi terroristici.

di Enza Ferreri,  autrice e giornalista italiana che abita a Londra . E ‘stata corrispondente da Londra per diverse riviste e giornali italiani, tra cui Panorama, L’Espresso e La Repubblica.

FONTE: Jihad Watch

Non è molto diverso il trattamento della stampa europea sui fatti di Stoccolma: si parla di “giovani”, ormai “parola maschera” per non usare il termine immigrati. Se non ci fossero le foto, non sapremmo neanche che i due assassini di Londra sono diversamente bianchi.

Tre indizi fanno una prova

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La striscia di sangue lasciata dal corpo di Lee Rigby trascinato in strada dagli assassini al grido di ALLAH U AKBAR

Diceva Agatha Christie che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

  • Milano : un nero va in giro con un piccone e uccide tre bianchi
  • Stoccolma : un nero armato di machete insegue un bianco per ucciderlo
  • Londra : due neri armati di mannaia vanno in giro per la città e decapitano un bianco

Tre casi isolati? Personalmente non lo credo, credo invece a degli imbecilli che in nome di dio riversano il loro odio sui bianchi che li “albergano” come dice la mia amica Eleonora.
Possiamo credere quello che vogliamo ma non possiamo negare che qualcosa sta succedendo, non sono casi sporadici ma dettati da una strategia.
Dice Silvio che nel caso di Londra potrebbe essere un caso di “false flag” e ne da anche le spiegazioni, nello stesso post di Saura Plesio io avevo già scritto che non credo alle teorie complottiste.
Diciamo che non faccio viaggi nel “come potrebbe essere” ma mi baso su fatti concreti e sulla mia esperienza personale.
Facciamo il punto : due casi su tre sono azioni di musulmani, sul terzo non posso fare affermazioni perchè la stampa si è ben guardata dal dire la religione d’appartenenza dell’assassino. Anzi che hanno fatto vedere che è un nero, altrimenti avrebbero negato anche quello.
Nei tre casi sono coinvolti 4 neri, immigrati, di seconda o terza generazione, cittadini con la nazionalità, tranne nel caso italiano. Sappiamo che esiste una strategia che vorrebbe sostituire l’etnia di una nazione con i musulmani.
Sappiamo che in tutti e tre i casi sia i giornalisti che i politici si sono sperticati in dichiarazioni a favore dell’islam “moderato” … come se esistesse.
Perchè dico che non esiste?
Perchè la violenza è insita nell’insegnamento coranico, inutile negarlo. Basta leggere qua e là e ci si rende conto che il libro gronda odio da tutte le parti. Nessuno si salva, la lista comprende praticamente tutta l’umanità ad eccezione dei musulmani.
Quindi, ricapitoliamo : abbiamo 4 neri che vanno in giro ammazzando i bianchi, di questi 3 sono dichiaratamente musulmani, vogliamo ammettere che c’è un problema di religione o vogliamo ancora nasconderci dietro un dito?
Tutti i neri sono immigrati o clandestini o naturalizzati.
Vogliamo ancora prenderci in giro e credere alla favoletta che gli immigrati sono una risorsa?
Sappiamo che c’è una strategia per sostituire gli autoctoni. Voi direte si ma in inghilterra. Allora significa che non ascoltate o ascoltate male i politici.
Tutti, indistintamente in europa parlano di “meticciato”. Tutti affermano che l’immigrato è una risorsa.
Torno a dire io non sono un “complottista” e non vado cercando trame oscure, mi baso sui fatti che accadono e cerco di seguirne il filo … logico.
Sono più di 40 anni che subiamo il terrorismo islamico ed adesso ci siamo tirati in casa i figli del terrore.
Qualcuno, di sinistra, dirà : “he! ce lo siamo cercato a causa del colonialismo – delle crociate – … – di tutti i mortacci vostri aggiungo io.
Vorrei sapere per quale motivo io debba cospargermi il capo di cenere per quello che hanno fatto gli anglosassoni ed i francesi.
E poi perchè dovremmo pagare, se con i proventi del petrolio gli islamici si sono comprati mezzo mondo? Lo avranno avuto un ritorno dal colonialismo o no?
Se i “bianchi” sozzi, sporchi e cattivi non trovavano prima ed insegnavano poi loro come si estrae il petrolio, oggi ancora vagavano per il deserto come carovanieri. Non dico che debbano essere grati ma cazzo neanche noi (europei) dovremmo sentirci così in colpa.
Loro hanno governi di merda? Scusate ma i loro governi mica li votiamo noi, se li votano da soli. Ed anche quando hanno l’occasione per togliersi di torno i dittatori se ne scelgono altri perfettamente uguali, quindi che capperi c’entriamo noi?
E qui si torna all’inizio del discorso e cioè tutto quello che ho scritto non ha nulla a che fare con i complotti.
Gli islamici sono così perchè sono così, Punto.
Il loro odio nei nostri confronti è naturale, gli viene perfettamente naturale. Perchè? Perchè così sta scritto nel loro libro. E siccome loro al libro ci credono ed hanno molta più fede di noi i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’occidente deve smetterla con il suo modo superbo e razzista di giustificare, dall’alto della sua presupponenza, gli atti dei musulmani.
Sarebbe ora che l’occidente si abbassasse e leggesse per benino quel cazzo di libro ed improvvisamente tutti i mea culpa sparirebbero all’istante.
Basta leggere alla voce : ammazzate gli infedeli. Infedeli sono tutti meno i musulmani.
Non è necessario andare oltre.
Che poi ci siano delle forze politiche (leggi sinistra) che sfruttano l’odio nei confronti dei bianchi per i loro scopi è un’altro paio di maniche.
La gente deve capire che i normali cittadini “bianchi e non di sinistra” hanno due avversari : i musulmani che la sinistra fa immigrare a frotte e i sinistri che sfruttano i primi per le loro mire egemoniche.
Capito? Gli immigrati sono sfruttati in primis dai politici di sinistra che li vogliono qui. I “capitalisti” sfruttano solo l’occasione.
Saputo questo è facile decidere chi volere in casa e chi non votare per il resto della vita.

Tutto questo alla faccia delle trame oscure.

pulizia etnica tramite immigrazione

Immigrants? We sent out search parties to get them to come… and made it hard for Britons to get work, says Mandelson

  • Former minister admits Labour deliberately engineered mass immigration
  • Between 1997 and 2010 net migration to Britain totalled 2.2million
  • La traduzione è di seguto all’articolo
Leila_Deen_and_Lord_Mandelson
‘We were sending out search parties for people’: Former Labour Cabinet Minister Peter Mandelson has admitted that his party actively encouraged immigration to the UK while in government

Labour sent out ‘search parties’ for immigrants to get them to come to the UK, Lord Mandelson has admitted. In a stunning confirmation that the Blair and Brown governments deliberately engineered mass immigration, the former Cabinet Minister and spin doctor said New Labour sought out foreign workers. He also conceded that the influx of arrivals meant the party’s traditional supporters are now unable to find work. By contrast, Labour leader Ed Miliband has said his party got it wrong on immigration but has refused to admit it was too high under Labour. Between 1997 and 2010, net migration to Britain totalled more than 2.2million, more than twice the population of Birmingham. The annual net figure quadrupled under Labour from 48,000 people in 1997 to 198,000 by 2009. Lord Mandelson’s remarks come three years after Labour officials denied claims by former adviser Andrew Neather that they deliberately encouraged immigration in order to change the make-up of Britain. Mr Neather said the policy was designed to ‘rub the Right’s nose in diversity’. He said there was ‘a driving political purpose: that mass immigration was the way that the Government was going to make the UK truly multicultural’. Senior Labour figures have been reluctant to concede they deliberately engineered the influx of migrants who have transformed communities over the past decade. But, at a rally for the Blairite think-tank Progress, Lord Mandelson said: ‘In 2004 when as a Labour government, we were not only welcoming people to come into this country to work, we were sending out search parties for people and encouraging them, in some cases, to take up work in this country.’ He said: ‘The problem has grown during the period of economic stagnation over the last five, six years.’ More… ‘Ed Miliband is average’ says Labour’s £12m donor – as he announces he will not give to party again A fifth of murder and rape suspects born abroad, shock survey finds Shock as 84 schools have NO white British pupils at all… double the number of five years ago When Labour encouraged new arrivals ‘we were almost … a full employment economy’ but, he admitted: ‘The situation is different obviously now. ‘We have to just realise… entry to the labour market of many people of non-British origin is hard for people who are finding it very difficult to find jobs, who find it hard to keep jobs. ‘For these people immigration tends to loom large in their lives and in their worlds, now that is an inescapable fact, and we have to understand it, address it, engage with people in discussion about it.’ Former prime minister Tony Blair Former prime minister Gordon Brown seen leaving the Leveson inquiry in London Mr Mandelson’s admission that New Labour sought out foreign workers is a stunning confirmation that governments led by Tony Blair, left, and Gordon Brown, right, deliberately engineered mass immigration His words are far franker than Mr Miliband’s. Asked earlier this month whether ‘too many people were allowed to come’, he replied: ‘I wouldn’t put it that way, no.’ MANDELSON NOW… AND THEN ‘I think we have to realise that the entry of migrants to the labour market is hard for people who are finding it very difficult to get jobs, or to keep jobs’ Lord Mandelson yesterday ‘Migrants are filling gaps in our labour market that Britons are not available to fill or unwilling to fill. There has not been an adverse effect on employment of British nationals’ Mandelson in March 2009 Tory chairman Grant Shapps said: ‘Peter Mandelson’s candid admission that Labour were purposefully letting immigration spiral out of control when in government is yet another damning indictment on their record on immigration.’ Sir Andrew Green of Migration Watch said: ‘This is an astonishing admission from the highest level that Labour’s mass immigration policy was entirely deliberate. ‘It will be a very long time before their own working class supporters forgive them for the enormous changes that have been imposed on their communities.’ Gordon Brown yesterday accused the Tories of emulating Enoch Powell by using immigration to head off the growing electoral threat from UKIP. Mr Powell’s 1968 ‘rivers of blood’ speech ignited huge controversy in the debate on immigration. Former prime minister Mr Brown – who once called for ‘British jobs for British workers’ – told a pro-union rally in Glasgow: ‘A party that was anti-Powellite on immigration is now becoming very close to being Powellite on that issue.’

Italiano . Ecco il progetto globale della sinistra mondiale

Laburista choc: “E’ vero, abbiamo progettato il rovesciamento etnico della Gb”
 

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Immigrate musulmane avvolte nelle bandiere della sinistra italiana


In una conferma che ì governi Blair e Brown hanno deliberatamente progettato il rovesciamento dell’identità etnica britannica attraverso l’immigrazione di massa, l’ex ministro e spin doctor Lord Mandelson ha ammesso che il New labour ha fatto in modo che più lavoratori stranieri del necessario entrassero nel Regno Unito….
Ha anche ammesso che il flusso dei nuovi arrivati significa che i sostenitori tradizionali del partito non sono ora in grado di trovare lavoro. Capito elettori del Pd?
Le osservazioni di Lord Mandelson arrivano a tre anni dalla smentita laburista alle accuse di un ex consigliere, Andrew Neather, che li accusava di avere deliberatamente incoraggiato l’immigrazione al fine di modificare la composizione etnica della Gran Bretagna.
Mr Neather disse che la politica era progettata per ‘eliminare politicamente la destra attraverso una massiccia infusione di diversità etnica’.
Ha detto che c’era ‘un obiettivo politico guida: che l’immigrazione di massa era il modo in cui il governo aveva intenzione di fare del Regno Unito un paese multiculturale’.
Lord Mandelson ha dichiarato: ‘Nel 2004, come governo laburista, non solo eravamo accoglienti con gli immigrati, ma abbiamo mandato organizazzioni alla ricerca di immigrati nei loro paesi, per incoraggiarli a venire’.
‘Ci rendiamo conto solo ora che … l’ingresso nel mercato del lavoro di molte persone di origine non britannica rende difficile ai britannici trovare posti di lavoro.’
Sir Andrew Green di Migration Watch ha detto: ‘Questa è un’ammissione sorprendente dal livello più alto che la politica di immigrazione di massa del Labour era del tutto intenzionale.’
‘Ci vorrà molto tempo prima che i loro stessi sostenitori della classe operaia li perdonino per gli enormi cambiamenti che sono stati imposti alle loro comunità.’

Ecco perchè la sinistra italiana ha tanto a cuore dare la cittadinanza agli immigrati : battere la destra alle elezioni e cambiare la base etnica/religiosa della nazione

Immigrati e Cittadini

andiamo dagli italioti così mangeremo gratis e potremo violentare tutte le donne che vogliamo
andiamo dagli italioti così mangeremo gratis e potremo violentare tutte le donne che vogliamo

La sinistra vuole regalare la cittadinanza agli immigrati. In linea di principio non sono contrario ma il modo ed il metodo che vogliono adottare i “sinistri” non è dei migliori. Cerco di spiegarmi bene, con la costituzione in mano perchè questa è usata dai sinistri per ogni occasione appellandosi alla legalità .

Presidente della repubblica Italiana è l’on.le prof. Giorgio Napolitano ed in tale funzione egli “rappresenta l’unità  nazionale”, cioè l’unità  della nazione Italia (art.87 della costituzione)

Ora se c’è qualcuno che possa e debba chiarire a tutti che cosa vuol dire Nazione questi è sopratutto il Presidente della Repubblica, appunto, perchè titolare della sua rappresentanza.

E così come Ciampi, anche lui di sinistra, ha avuto il grande merito di riscoprire e darci il nostro inno nazionale, e non senza contrasti, non sarà  meno grande il merito di Giorgio Napolitano riscoprire e darci l’orgoglio di essere e di sentirci Nazione.

Ha, oggi, una sua particolare rilevanza una affermazione in tal senso, sopratutto dal momento in cui talune forze politiche, alle quali la sola parola Nazione fa ancora venire l’orticaria, premono per allargare, specie in favore degli immigrati musulmani, il diritto di cittadinanza, il diritto cioè di entrare a far parte della Nazione Italiana e di conseguenza di godere del diritto di elettorato attivo e passivo (art. 48 e 51 della costituzione).

Ora la nostra costituzione, spesso stracitata a sproposito è tutta permeata nel concetto di Nazione, si badi bene : Nazione e non paese, non stato, non repubblica ma NAZIONE.

Infatti nell’art.16 è affermato il concetto di “territorio nazionale”, vale a dire della nazione. Ma c’è di più, all’art 9 la Costituzione fa obbligo di tutelare il paesaggio della “Nazione” ma anche di tutelare insieme e sopratutto il suo “patrimonio storico ed artistico“.
Cioè quel complesso di beni materiali ed ideali che i padri hanno trasmesso ai figli e che costituiscono la tradizione e l’identità  della Nazione e del suo popolo.

Allora bisogna ritenere che la struttura portante del concetto di Nazione sia proprio come afferma la Costituzione, quel “patrimonio storico ed artistico“, oltre che paesaggistico, per cui essa è “quella nazione” e “non un’altra” : è il principio identitario di una Nazione, di un “popolo” ( e non di una “popolazione” ) cioè che ha vissuto quella storia, ha creato quella cultura e quell’arte, che parla quella determinata lingua.

Si comprende così ed assume significato preciso perchè all’art.67 la Costituzione sancisce che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione”, questa Nazione, non un’altra, questo patrimonio storico ed artistico non un’altro e non il paese o la repubblica o lo stato. In sostanza questa nazione generatrice del nostro patrimonio storico, culturale, artistico.

E ancora una considerazione, all’art.98 della costituzione è dichiarato che “gli impieghi pubblici sono al servizio esclusivo della Nazione”. Ora il diritto di cittadinanza apre la via all’elettorato attivo e passivo ed anche l’accesso ai pubblici impieghi senza eccezzione alcuna.

E’ legittimo chiedersi : i cittadini “acquisiti” quale Nazione rappresenteranno? Di quale nazione saranno all’esclusivo servizio? Quale patrimonio storico, artistico, paesaggistico, culturale che costituiscono la sostanza della Nazione e quindi la sua identità ?

Ed ancora, attraverso quali strumenti o quali prove o quali requisiti che non sia la semplice permanenza sul territorio, il non Italiano, specie se musulmano, potrà  onestamente divenire tale e quindi fare proprio per scelta (acquisendo la cittadinanza) sopratutto quel “patrimonio storico ed artistico” che caratterizza la italianità  e cioè l’appartenenza alla “Nazione Italiana”, anche se acquisità ?

Ho letto recentemente un libro scritto da un musulmano di nascita, non italiano, dal titolo sorprendente : “amo l’Italia”.

Ho ascoltato, quasi nello stesso periodo, in un dibattito televisivo gli interventi di un neo deputato del nostro parlamento (eletto nelle fila della sinistra comunista), già  extracomunitario musulmano e mi sono chiesto, molto perplesso, chi dei due fosse effettivamente più italiano : se il neo deputato (palestinese di nascita) che dovrebbe rappresentare la nazione o lo scrittore del libro (egiziano).

E’ da rifletterci attentamente e non superficialmente.

Per concludere, perchè agli italiani “indigeni”, nati, cresciuti da italiani, istruiti da italiani, italiani da generazioni, si richiedono 18 anni per iniziare ad avere con diritto al voto la pienezza della cittadinanza italiana mentre agli immigrati provenienti da altre “nazioni” e “culture”, spesso incompatibili con la nostra si vogliono richiedere solo 5 anni di permanenza per consentire loro di godere dello stesso diritto e di far proprio quel patrimonio storico, artistico e linguistico che costituisce l’italianita?

Qui un esempio di come gli immigrati si integrano ed amano questa nazione ed i suoi cittadini

E questo è un motivo più che valido per non dare la cittadinanza a certi tipi

Articolo già pubblicato il 18 settembre 2006

Il trattato di Osimo

confini
confini orientali nei periodi 1866 – 1918 – 1975

L’articolo 5 della Costituzione recita «la Repubblica è una e indivisibile». Allora perché è bastato un passaggio parlamentare ordinario e non speciale per ratificare il distacco della “Zona B” previsto da quel Trattato, avallando di fatto una modifica alla Costituzione stessa? Altro che Osimo in dubbio per la fine dell’ex Jugoslavia, cioè uno dei due soggetti firmatari, come si dibatteva dopo il ’92.

MA andiamo per ordine.

 10 Febbraio 1947: firma, a Parigi, del Trattato di Pace tra l’Italia e le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale. Un atto fortemente contestato, anche da personalità non certo accusabili di filofascismo (per tutte Benedetto Croce), un trattato che viene imposto all’Italia senza alcuna possibilità negoziale (sarà definito, per tale ragione, “Diktat”) e che segna in maniera drammatica le sorti del confine orientale italiano: cessione alla Jugoslavia di Zara, di Fiume e di gran parte dell’Istria, costituzione di uno stato cuscinetto, tra Italia e Jugoslavia, definito T.L.T. – Territorio Libero di Trieste, affidato alla tutela dell’ONU (che dovrà nominarne il Governatore) – e comprendente Trieste, il territorio ad essa immediatamente limitrofo ed una parte dell’Istria, corrispondente a circa un quarto della penisola.
All’epoca, non meno che in tutti i decenni che ne sono seguiti, il Diktat del ’47 è stato ripetutamente bollato per la sua ingiustizia ed iniquità: giudizio di certo sacrosanto se è vero, come è vero, che esso andò a sancire quel drammatico esodo di centinaia di migliaia di Italiani che abbandonarono le proprie terre, le proprie attività, i propri morti, pur di continuare ad essere Italiani; un Trattato che andò a premiare il criminale operato dei comunisti di Tito che, con le foibe, gli eccidi, il terrore di massa, realizzarono la “pulizia etnica” degli Italiani, in qualche modo anticipatrice di quelle “pulizie” che, decenni dopo, segneranno la dissoluzione della Jugoslavia.
Il Trattato di Parigi, però, fu qualcosa di più che un atto di ingiustizia, fu soprattutto un fatto macroscopico di stupidità (e ciò in politica è bene più grave): perché nel ’47 pretese affrontare e risolvere certi problemi, ignorando del tutto che oramai la situazione non era quella del ’45. L’Europa infatti non era più divisa tra paesi fascisti ed antifascisti, bensì tra blocco occidentale e blocco orientale. Fu proprio questa “stupidità” a costituire la causa specifica del fenomeno dell’Esodo. Infatti sia gli Italiani dell’Istria che quelli di Briga e Tenda si videro ceduto ad uno stato straniero e sempre a causa dello stesso Trattato di Parigi: i primi finirono sotto la Jugoslavia comunista, i secondi sotto la Francia democratica ed occidentale. L’esodo, le foibe, gli eccidi riguardarono però solo il confine orientale d’Italia, non certo quello ad occidente. Tutto ciò non era stato peraltro previsto dal Trattato di Pace che, scandalosamente, aveva ignorato che il mondo ormai si divideva tra paesi comunisti e paesi democratici e che, pertanto, ben diversa era la conseguenza di uno spostamento di confini quando realizzato a cavallo della linea divisoria tra i due blocchi.
Un secondo esempio di tale “stupidità”: il meccanismo della nascita dello stato cuscinetto del Territorio Libero di Trieste era ormai tanto fuori dalla realtà da morire prima ancora di nascere e ciò per la banalissima ragione che l’Onu non riuscì mai a mettersi d’accordo neppure sul nome del designando Governatore. Ogni nome proposto dalle nazioni occidentali incappò nel veto di Mosca e viceversa. Sempre perché nel ’47 (e così per lunghi successivi decenni) la situazione politica sarebbe stata ormai totalmente condizionata da una logica (quella dei blocchi) che il trattato di Parigi aveva preteso di totalmente ignorare.

5 ottobre 1954: a Londra, Francia, Inghilterra e Stati Uniti siglano con Italia e Jugoslavia un “Memorandum d’intesa” in forza del quale la parte del costituendo Territorio Libero amministrata dagli Alleati viene restituita all’amministrazione dell’Italia. E l’atto che permetterà, il 26 ottobre dello stesso anno, il ritorno definitivo di Trieste alla madrepatria.
Il Memorandum non ebbe mai la natura di un trattato internazionale, tanto che non venne neppure sottoposto a ratifica del parlamento italiano. Fu semplicemente un accordo di natura pratico-amministrativa che si contava sulla constata impossibilità di dare attuazione a ciò che il Trattato di Parigi aveva previsto e cioè la nascita del nuovo staterello.
Tale constatazione non si tradusse peraltro in quella che doveva essere la logica sua conseguenza e cioè restituire all’Italia tuffo ciò che non era possibile dare ad uno stato mai nato e che mai sarebbe esistito. La restituzione si realizzò solo limitatamente a Trieste, nel mentre la cosiddetta “zona B”, vale a dire la parte dell’Istria del previsto T.L.T., continuò a subire l’amministrazione della Jugoslavia, amministrazione che aveva il suo solo fondamento giuridico nell’occupazione militare del ’45 e che era in pieno contrasto con i confini della Jugoslavia, così come fissati dal Trattato di Parigi.
La conseguenza, umana, di tutto ciò che fu proprio il Memorandum di Londra segnò la spinta finale perché Capodistria, Isola, Pirano, Buie, Umago e Ciffanova vedessero trasformarsi i propri cittadini in Esuli in Italia, così come già era awenuto per i fratelli di Zara, di Fiume, di Pola e del resto dell’Istria.

10 novembre 1975: nella cittadina marchigiana di Osimo il ministro degli Esteri italiano, Mariano Rumor, e quello jugoslavo, Milos Minic, firmano un trattato meritevole di entrare nel Guinness dei primati. Uno dei due contraenti, il governo di Roma, paga una serie di prezzi non da poco: la rinuncia alla sovranità italiana sulla zona B, la concessione di una zona franca italo-jugoslava, a cavallo del confine di Trieste, che apre a Belgrado una porta verso il Mercato Comune, più altri vantaggi materiali. L’altro contraente, la Jugoslavia, non dà contropartite di alcun genere, si limita ad incassare i lauti benefici.
Una sorta di curioso patto leonino, nel quale tutti i vantaggi vanno alla parte più debole, Belgrado, e tutti i danni a quella più forte, Roma. Siamo infatti in un momento nel quale l’Italia ha ormai il rango di quinta o di sesta potenza economica mondiale, nel mentre la Jugoslavia risulta già un paese economicamente allo sbando e segnato politicamente dalla generale previsione che, alla morte dell’ormai anziano dittatore Tito, tutto il suo castello politico sarà destinato alla crisi e forse allo sfascio.
Con il Trattato di Osimo si realizza tra l’altro un fatto politico-costituzionale di rilevanza assoluta: l’Italia accetta, tranquillamente, di sacrificare la sua integrità territoriale, senza che il mondo politico (salvo poche eccezioni) sembri quasi accorgersene. Bossi e le sue pretese di secessione possono ben vantare, in quel Trattato, un valido precedente a cui potersi richiamare nella loro volontà di spezzare il territorio nazionale!

16 gennaio 1992: morto da qualche anno il Maresciallo Tito, crollato il sistema dei regimi comunisti dell’Est, anche la Jugoslavia è giunta al capolinea ed al disfacimento. Al suo posto sono nate nuove realtà statuali. Sotto la pressante spinta di Bonn, due di questi nuovi stati, Slovenia e Croazia, vengono riconosciute dai paesi europei e tra questi anche dall’Italia.
Con questo atto di riconoscimento tutte le precedenti vicende, relative ai confini orientali d’italia (Trattato di Pace, Memorandum di Londra, Trattato di Osimo), risultano dunque superate e ciò proprio dall’accettazione italiana dei nuovi confini sloveni. L’Istria entra così inequivocabilmente ad essere parte o della Slovenia o della Croazia.
I negoziatori italiani pongono almeno due limitazioni, all’atto del riconoscimento: l’impegno di Croazia e Slovenia a garantire la tutela e l’unitarietà della minoranza italiana in Istria e, poi, la questione aperta della restituzione agli Esuli italiani dei beni immobili espropriati dal regime di Tito.
Sarà proprio su questi due temi (minoranza italiana e restituzione delle case) che si incentrerò, negli anni successivi, il contenzioso tra Roma, Lubiana e Zagabria. Contenzioso che con il ministro Martino, del Governo Berlusconi, arriverò a concretizzarsi nel veto italiano, a livello europeo, all’ingresso di Lubiana nell’Unione Europea; veto che verrà mantenuto dal successore di Martino, Susanna Agnelli, ed anzi fatto recepire dagli stessi organismi comunitari. Sarà infatti Bruxelles a ribadire che le porte europee resteranno sbarrate per la Slovenia, se Lubiana non avrò prima risolto il contenzioso con l’Italia.

Maggio 1996: siamo ormai all’ultimo atto. A Roma è stato appena formato il governo Prodi. Sottosegretario agli Esteri figura l’on. Piero Fassino il quale, prima ancora che il Senato abbia votato la fiducia al Governo di cui fa parte, si precipita a Lubiana per incontrare i governanti sloveni (tutti, come lui, ex comunisti doc) per consegnare alla Slovenia il bel pacco dono: la rinuncia italiana ad ogni veto, affinché le porte d’Europa si possano spalancare per Lubiana. Il tutto senza ottenere, e nemmeno chiedere niente di niente in contropartita.
La minoranza italiana e la sua unitarietà restano così in balia dei governanti sloveni; quanto ai beni rapinati agli Esuli il prode Fassino ottiene la vaga promessa che essi quei beni forse potranno ricomprarseli (da coloro che glieli hanno rubati). Promessa che, proveniente da un governo balcanico e di ex comunisti, ha comunque un grado di probabilità di realizzarsi che è molto prossimo allo zero.
Certo è che, trascorso ormai un anno da quel fulmineo viaggio lubianese del nostro sottosegretario, da parte slovena non si è visto passo di alcun genere. I segnali che giungono dalla Slovenia sono anzi decisamente di segno contrario (si parla di inesistenti limiti costituzionali, di ipotesi di referendum e così via), tanto da motivare espliciti interventi di richiamo da parte delle autorità europee (evidentemente poco inclini a prendersi in casa soggetti così poco affidabili). Ben più a ragione il presidente Prodi ed il viceministro Fassino dovrebbero farsi sentire e protestare con gli amici sloveni, ma così non è. Considerano, chiaramente, che con Lubiana, dopo aver ceduto tutto ed anche di più, non esiste ormai questione di sorta. Si limitano quindi ad uno stanco negoziato con la Croazia, nel quale è a tutti più che evidente che non ci potrò essere esito diverso da quello già realizzato con la Slovenia: una bella e solenne rinuncia, da parte italiana, ad ogni richiesta di giustizia per gli Esuli, ad ogni impegno di tutelare per gli italiani rimasti.
Sarà la conclusione coerente di una lunga vicenda di oltre cinquant’anni. Una vicenda nata male, proseguita peggio e conclusa in modo pessimo: con la bancarotta, totale e fraudolenta, della politica estera italiana sul confine orientale :

L’incontro tra Slovenia, Croazia e Italia, finalmente è arrivato a sancire ufficialmente la fine di una situazione di confine ingarbugliata da anni. Bene ha fatto, pertanto, il nostro Presidente Napolitano a presenziare a quell’atto dovuto alla Storia.
Ma a titolo di commento amaro, c’è da sottolineare che l’Italia è sempre quella che, internazionalmente, alla fine di un qualsiasi avvenimento sia guerresco che politico, a posteriori, ci rimette sempre a tavolino.
Dopo la “vittoria rubata” della prima guerra mondiale, questa volta la “pace rubata” parte da Osimo dove, nel ’75, il sottaciuto “Trattato” fu firmato tra Italia e Jugoslavia, caldeggiato dall’allora PCI che costrinse il governo Moro a cedere la zona “B” istriana all’amico Tito, in contropartita di un tacito sostegno allo stesso governo. (e finalmente ottennero quello che volevano fin dal 1945).
Fino a quell’anno, infatti, l’Istria era territorialmente ancora italiana, anche se amministrata in “via temporanea” dalla Jugoslavia. L’Italia si accontentò solo di qualche promessa a favore degli esuli, ma una volta definito l’abbandono (denunciato come un Atto di tradimento contro la Nazione), la Jugoslavia arrivò a vietare “solo” agli italiani di acquistare immobili e terre!

Nel trattato, però, Tito accettò una clausola: l’Istria sarebbe stata indivisibile, pena il decadimento dell’accordo stesso. Certo, il Maresciallo non immaginava una frammentazione federale postuma, ma l’Istria è stata divisa tra Slovenia e Croazia e quindi vi sarebbero state tutte le premesse per sollevare un’’istanza di revisione internazionale. Potrebbe sembrare non attuale, oggi, in tempi d’Europa Unita, riparlare di un vecchio Trattato del ’75, ma sta di fatto che c’’è e proprio noi, italiani, non dobbiamo aver paura di nominarlo, proprio perché siamo noi a volerlo superare, esigendo però, almeno,  rispetto dall’’altra parte e quanto meno non diffidenza o ritorsioni psicologiche… (come per esempio, al rovescio, in Alto Adige). Se poi dicessero, i confinanti, che non riconoscono Osimo, in quanto firmato con  la Jugoslavia, allora non sarebbe valido nessun trattato post-bellico imposto da quei presuntuosi alleati anglofoni e torneremmo alla Serenissima Venezia, dove comandava il commercio…