Categoria: bambini

Pagano gli scafisti per invaderci, e se affogano è colpa nostra?

131924697-cd8ea7ca-aca1-44cd-89f7-eeec76a924aaIniziamo con una metafora.
Ci sono due campi di calcio divisi da un’autostrada a dieci corsie dove sfrecciano auto senza controllo.

Uno, quello A, è il campetto di un club che gli iscritti mantengono in perfette condizioni con il loro lavoro e con sacrifici economici.
L’altro, il B, è disastrato dall’incuria.

Ci sono alcuni che in cambio di somme cospicue promettono ai frequentatori del campo disastrato di ‘traghettarli’ oltre la strada.
Succede che i ricchi o i benestanti che frequentano il campo B, invece di usare le proprie risorse per sistemare il campo, decidano di abbandonarlo e tentare l’azzardo di arrivare a quello A.
Quelli poveri o normali infatti, non hanno soldi e devono accontentarsi di restare dove stanno.
Nel passaggio tra auto in corsa alcuni passano e altri vengono investiti.
Secondo voi di chi è la colpa?
Di chi ha creato il campetto A, o di chi si è ‘messo in viaggio’? Ecco, se usciamo dalla metafora, tutto questo piagnisteo su Lampedusa che vorrebbe utilizzare il ‘senso di colpa’ per farci invadere meglio è la stessa cosa.
Chi è responsabile delle propria morte se non i morti stessi? Hanno rischiato, e come in molti ambiti della vita, hanno perso.
E hanno rischiato non perché morivano di fame – chi muore di fame non paga migliaia di euro agli scafisti – ma perché volevano un posto in quello che credono essere il ‘paradiso’. Ma il paradiso è tale perché limitato nel numero degli ospiti e nella loro ‘qualità’.
Non a caso, il significato primitivo del sanscrito paradesha da cui deriva, è “giardino recintato”.
“RECINTATO”, non aperto a tutti, perché altrimenti subirebbe il logico degrado di ogni luogo ‘aperto’ e senza controllo. Basta guardare alle nostre città.
Procedendo nella metafora, una volta che parte degli utilizzatori del campetto B è giunto nel campetto A, non passerà molto tempo prima che quest’ultimo si trasformi in una copia del campo disastrato abbandonato dai ‘migranti’.
A meno di non recintarlo.
A meno di non proteggerlo, sia da intrusi esterni, che da utili idioti interni pronti ad aprire i cancelli.
E’ tempo di definire chi fa dell’accoglienza un mantra con il termine appropriato di traditore e trattarlo conseguentemente. E’ sorprendente come coloro privatamente consapevoli della necessità di difendere il proprio benessere, siano poi così pronti a svendere quello pubblico. Circondano le loro case di cancelli e inferriate e poi aprono la grande casa italiana a chiunque voglia entrare.
Dementi.

Kyenge : genitore 1 e 2?

fra“Ma quale genitore 1 e genitore 2!
Non c’è altra definizione: è diabolico. Qualcosa di pervertito. La cancellazione dell’identità di genere nella genitorialità è una follia, ministro Kyenge”.
Così lo psichiatra e psicoterapeuta, criminologo e docente di psichiatria forense Alessandro Meluzzi al quotidiano online IntelligoNews.
“Negando la presenza del maschile e del femminile nel nome di una specie di delirio paranoico mascherato da politicamente corretto, si nega la realtà della realtà. Anche negando Dio, non cambia nulla.
In termini darwiniani: se la natura ha creato la meiosi, cioè la diversità tra maschile e femminile, avrà la sue ragioni.
Questo appiattimento e abbrutimento nel nome dell’uguaglianza ha qualcosa di pervertito che può portare danni irreparabili per la specie umana.

IN FAMIGLIA SECONDO LA DOTTRINA KYENGE:

Genitore n. 1, il Genitore n. 2 ha detto che Fratello n. 1 sta studiando la legge sull’omofobia, perchè quella sul femminicidio la conosce già grazie alla spiegazione di sorella n. 4, che – fidanzata con un operatore ecologico – ha scoperto che anche ai non vedenti piace copulare con generi femminili diversamente bianche.
Inoltre sai che quel rusticamente inclinato del parente n. 1, involontariamente provvisto di tempo libero, ha delle preferenze farmacologiche?
Oltreché diversamente attraente è davvero differentemente intelligente. Povera la parente n. 2, tecnica domestica.

TRADUZIONE:

Mamma, sai che Papà ha detto che Piero sta studiando una legge sui froci, perchè quella sui criminali la conosce già grazie a Tina che  fidanzata con uno spazzino ha scoperto che anche ai ciechi piace scopare le donne di colore. Inoltre, quel buzzurro dello zio, disoccupato, si fa le pere? Oltreché brutto è davvero stupido. Povera zia casalinga.

Se la sinistra continuerà a governare, della cultura Italiana non rimarrà nulla

 

Settembre 2013: fuga dalle scuole

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scuola multietnica

Non chiedete alla gente cosa pensa della società multietnica, generalmente, almeno a meno che non siano individui fuori dal comune, non vi diranno cosa ‘loro pensano’, ma cosa il Sistema mediatico-politico-economico ha detto loro è lecito ‘ pensare’.
Per scoprire cosa pensano realmente, osservate invece il loro comportamento. E il migliore modo è vedere come si comportano quando sono in gioco i loro figli.

http://voxnews.info/2013/09/10/troppi-zingari-fuga-dalla-scuola-ma-pd-vuole-obbligare-bambini-allintegrazione/

http://voxnews.info/2013/09/07/bergamo-scuola-senza-italiani-genitori-si-ribellano/

http://www.imolaoggi.it/2013/09/11/scuola-in-una-classe-due-studenti-italiani-e-venti-cinesi/

I genitori italiani non amano la società multietnica. Quando possono scegliere, preferiscono per i loro figli un ambiente ‘omogeneo’.
Quello che sta avvenendo in Italia in questi ultimi anni, è avvenuto per decenni negli Usa. Con implicazioni anche nel mercato immobiliare.
Chi ha i soldi necessari, invia i propri figli in scuole private; chi non può permetterselo, va alla ricerca di scuole pubbliche in quartieri a bassa densità di immigrati: questo ha comportato la crescita dei prezzi delle case in certi quartieri, finendo per tagliare fuori, non solo immigrati e minoranze razziali – come desiderato -, ma anche gli americani bianchi poveri o della classe media.
Questo avverrà anche in Italia, se non blocchiamo l’immigrazione.
I figli dei ricchi andranno solo in scuole private, le famiglie benestanti si trasferiranno in quartieri con pochi immigrati e gli italiani poveri saranno lasciati indietro. Ostaggi dell’immigrazione i figli dei lavoratori abbandonati dalla ex-sinistra ormai infatuatasi di immigrati e zingari.
E’ da questo punto di vista, disgustosa la manfrina dei politici – e dei presentatori televisivi a busta paga delle lobbies – che si fingono scioccati.
I loro figli a scuola con zingari e africani non ce li mandano  ma pretendono che ce li mandino i comuni cittadini: perché altrimenti è ‘razzismo’.
In realtà è l’ordine naturale delle cose: potrete anche imporre alla gente cosa dire, non potrete imporre loro cosa pensare e cosa fare quando non sono sotto l’occhio del Grande Fratello mediatico.

Le donne bianche in relazioni miste sono meno intelligenti, meno istruite e più brutte

images2Negli Stati Uniti, le indagini longitudinali nazionali (NLS) sono una famiglia di indagini dedicate al monitoraggio del mercato del lavoro e della situazione sociale.
Le indagini sono svolte del Dipartimento del Lavoro, Bureau of Labor Statistics.
Quando si confrontano i dati relativi a madri bianche con figli bianchi vs  madri bianche con figli mulatti, l’indagine i dati NLS danno due profili profondamente distinti.
Due profili che sostengono con forza gli stereotipi comuni sulle donne bianche che si ‘avventurano’ in una relazione mista. Ancora peggiori i dati di queste donne che arrivano a generare figli mulatti.
Le femmine bianche con bambini mulatti sono significativamente meno istruite delle loro controparti. Performano in modo significativamente peggiore, nel test ASVAB (che è un test attitudinale).
Hanno in media, un indice di massa corporea superiore [sono grasse].
I loro punteggi nei test sulla personalità, dicono che sono, in media, meno intelligenti, più litigiose, più testarde, e meno affidabili. E sono significativamente più propense a “mentire e imbrogliare spesso.”
Nei test, risultano avere proprietà di linguaggio inferiori.
In test ciechi, le donne bianche con partner sessuali neri sono classificate come brutte, o comunque meno attraenti della controparte che ha partner sessuali bianchi.
Non ben curate, e con tratti di personalità meno desiderabili.
Nei test medici, hanno drammaticamente più probabilità di test positivo per clamidia o tricomoniasi, malattie che denotano promiscuità sessuale.  

I dati sono del Governo americano e sono stati raccolti dal sito Race/History/Evolution

Media punteggi ASVAB

Femmine bianche con partner maschio bianco: 61,1 
Femmina bianca con partner nero: 52.2 
Madre bianca con bambini mulatti: 45.9

Confronto dei livelli di istruzione controllato per l’età della madre figlio bianco Vs. figlio mulatto:

Per madri bianche (con figlio bianco vs figlio mulatto), età 20-24 anni: 
Meno di HS: 16,7% vs 21,2% 
BA o superiore: 7,0% vs 3,2%

Per madri bianche (con figlio bianco vs figlio mulatto), età 25-29 anni: 
Meno di HS: 5,7% vs 11,8% 
BA o superiore: 37% contro 16,2%

Per madri bianche (con figlio bianco vs figlio mulatto) di età compresa tra 30-34: 
Meno di HS: 2,8% vs 6,8% 
BA o superiore: 54,2% vs 30,5%

HS: Scuola Superiore BA: Laurea

Come si vede, mediamente, le donne bianche che ‘figliano’ con neri, hanno il doppio delle probabilità di essere senza diploma e la metà delle probabilità circa di essere laureate.
E’ un’indagine interessante. Primo, perché essendo numeri ufficiali sono inconfutabili.
Secondo, per quello che conferma in chi, come noi, ha ben chiara la situazione : le donne bianche che si avventurano in queste relazioni sono mediamente poco intelligenti, poco istruite ed esteticamente ai margini. Quasi sempre, queste tre ‘qualità’ convivono.

E’ interessante anche la differenza – in peggio – tra “bianche con partner nero”, e “bianche con partner nero e figlio mulatto”: probabilmente perché alcune tra le prime, quello più intelligenti, si accorgono in tempo dell’errore. Le altre, vanno fino in fondo.

Il che non è sorprendente.

800px-AverageIQ-Map-World
Quoziente intellettivo per regioni. http://en.wikipedia.org/wiki/The_Global_Bell_Curve

Gli africani hanno notoriamente un QI più basso dei bianchi, e anche gli afroamericani – che non sono africani puri – hanno un QI di circa 20 punti inferiore a quello dei loro connazionali bianchi.
E’ ovvio che, una donna bianca dal QI basso – ci sono ovviamente variazioni e individui marginali in tutte le popolazioni – possa trovare un suo “pari”, nelle loro fila.
Sarebbe interessante fare un’indagine sul livello intellettivo dei partner bianchi delle donne bianche che poi entrano in una relazione con un africano.
Quasi sicuramente, scopriremmo trattarsi di bianchi dal QI basso.
Non c’è una statistica per gli uomini che intraprendono relazioni miste, ma i dati non dovrebbero divergere da questi.

La confessione dell’ex marxista: perché volevamo sempre più immigrati

teledipendentePeter Hitchens: “Non è stato perché ci piacevano gli immigrati, ma perché volevamo distruggere la società.”

 
Peter Hitchens ex radicale di sinistra che oggi ha aperto gli occhi, scrive sul Mail on Sunday. La sua è una confessione e una denuncia:
 

Come io sono in parte responsabile per l’immigrazione di massa

Quando ero un rivoluzionario marxista, eravamo tutti a favore di più immigrazione possibile.

Non perché ci piacessero gli immigrati, ma perché non ci piaceva come era la società britannica. Abbiamo visto gli immigrati – da qualsiasi luogo – come alleati contro la società conservatrice che il nostro paese era ancora alla fine degli anni Sessanta. Volevamo usarli come grimaldello.

Inoltre, ci piaceva sentirci ‘superiori’ alle persone comuni – di solito delle zone più povere della Gran Bretagna – che videro i loro quartieri improvvisamente trasformati in presunte “comunità vibranti”.

Se avevano il coraggio di esprimere le obiezioni più miti, subito li accusavamo di razzismo. Era facile.

Noi studenti rivoluzionari non vivevamo in tali aree “multietniche” (ma venivamo, per quanto ho potuto vedere, per lo più dalle zone ricche e le parti più belle di Londra).

Potevamo vivere in luoghi ‘vibranti’ per alcuni (di solito squallidi) anni, in mezzo a degrado e bidoni traboccanti.

Ma noi lo facemmo come dei vagabondi senza responsabilità e in modo transitorio,  non avevamo figli. Non come i proprietari di abitazioni, o come genitori di bambini in età scolare, o come gli anziani che sperano in un po ‘di serenità alla fine delle loro vite.

Quando ci laureammo e cominciammo a guadagnare soldi seri, in genere ci dirigemmo verso le costose enclave di Londra e diventammo molto esigenti su dove e con chi i nostri bambini andavano a scuola, una scelta che felicemente abbiamo negato ai poveri delle città, quelli che abbiamo sbeffeggiato come “razzisti”.

Ci interessava e ci siamo curati della grande rivoluzione silenziosa che già allora cominciava a trasformare la vita dei poveri inglesi?

No, per noi significava che il patriottismo e la tradizione potevano sempre essere derisi come ‘razzisti’.

E significava anche servi a basso costo per i ricchi della nuova classe media privilegiata, per la prima volta dal 1939, così come ristoranti a buon mercato e – in seguito – costruttori a buon mercato e idraulici che lavoravano in nero.

Non erano i nostri salari che erano depressi dall’immigrazione, o il nostro lavoro che finiva fuori mercato. Gli immigrati non facevano – e non fanno – il genere di lavoro che facevamo noi.

Non erano una minaccia per noi.  Ma per la gente normale.

L’unica minaccia per noi, poteva venire dai danneggiati, dal popolo britannico, ma potemmo sempre soffocare le loro proteste, suggerendo che erano ‘moderni fascisti’.

Ho imparato da ciò, che ipocrita snob e persona arrogante ero (e la maggior parte dei miei compagni rivoluzionari erano).

Ho visto posti che ho conosciuto e nei quali mi sentivo a casa, completamente cambiati nel giro di pochi anni.

Ho immaginato  come sarebbe stato, crescere in uno di quei posti, bloccato in un quartiere squallido come un inglese qualunque, strade strette dove i miei vicini parlavano una lingua diversa. E a poco a poco ho iniziato a diventare un solitario, traballante straniero in un mondo che conoscevo, ma che non riconoscevo più.

Mi sono sentito profondamente, irrimediabilmente triste per quello che ho fatto e per non aver detto nulla in difesa di coloro le cui vite sono state stravolte, senza che fosse loro mai stato chiesto il permesso, e che sono stati avvertiti in modo molto chiaro che, se si fossero lamentati, sarebbero stati disprezzati e reietti. Definiti “razzisti”.

Sembra l’Italia di oggi, dove se ti ribelli, sei “razzista”. Dove, o sei a favore della società multietnica, o sei “fuorigioco”, sei senza voce: perché chi e quando parla lo controllano loro. E se qualcuno rompe il monopolio, deve essere eliminato.

Venduto agli USA un’altro gioiello italiano

AvioSenza strategia é l’ennesima azienda di eccellenza che cediamo all’estero senza avere alcun ritorno.
L’Italia è da molto tempo senza una politica industriale che si rispetti sia sul versante dei settori merceologici da incentivare, sia sul recupero di produttività favorendo investimenti privati su ricerca e innovazione sia, infine, sul terreno della reciprocità nei processi di internazionalizzazione (e l’agenda Monti non entra nel merito).
Lasciando da parte, per il momento, le prime due affermazioni, ci ha colpiti la notizia dell’ acquisizione dellaAvio da parte degli americani della General Electrics.
Con l’Avio, infatti, parte un’altra società innovativa ricca di brevetti nel settore aeronautico e capace di stare sui mercati internazionali tanto da fatturare lo scorso anno ben 2 miliardi di euro di cui 1’80% all’estero con un margine operativo lordo di 380 milioni di euro e con oltre 5 mila dipendenti.
La vicenda Avio è l’espressione più tipica del fallimento delle privatizzazioni e del pressappochismo, per non dire altro, della seconda Repubblica. Pochissimi cenni di storia.
Nel 1991 la Fiat (leggi Luca di Montezemolo) sollecitò il governo perché desse l’ autorizzazione a fondere Fiat-Avio e Alfa-Avio.
L’autorizzazione fu negata perché l’Alfa-Avio era già una società innovativa e ricca di brevetti mentre la Fiat-Avio boccheggiava sui mercati internazionali. In parole semplici il settore aeronautico non era quello in cui la Fiat primeggiava e consegnandogli l’Alfa-Avio avremmo destinato quest’ultima ad un destino decadente.
Arrivò il cataclisma del ’92-’93 e subito dopo l’Alfa-Avio fu messa nelle mani della Fiat.
Sette anni dopo e precisamente nel 2003 la Fiat di Montezemolo si arrese e vendette la società Avio, nata dalla fusione, al fondo Carlyle ( controllata da Marco De Benedetti figlio di Carlo DeBenedetti benefattore delle aziende italiane ) con una quota, però, a Finmeccanica che tornò ad essere, così, il socio industriale di cui c’era bisogno.
Tre anni dopo, nel 2006, Carlyle vendette al fondo Cinven l’intera società con l’assenso di Finmeccanica realizzando la bellezza di una plusvalenza di 1 miliardo di euro.
Subito dopo l’acquisto, Cinven chiese ed ottenne da questa meravigliosa classe di governo che Finmeccanica ricomprasse di nuovo una quota di Avio perché c’ era il solito problema del socio industriale, cioè di quelli che sapevano fare il prodotto.
Oggi il fondo Cinven rivende l’Avio alla General Electrics per 3 miliardi e più, facendo così anch’esso una ricca plusvalenza (quasi un miliardo di euro) e la Finmeccanica ne esce definitivamente.
Insomma 16 anni di privatizzazione dell’Alfa-Avio son serviti a far fare plusvalenze miliardarie a due fondi di investimento e chissà a chi altri per approdare, poi, alla vendita agli americani.
Nel frattempo da un lato il governo e dall’ altro la nostra Cassa depositi e prestiti con il suo fondo strategico retto da un finanziere tal Maurizio Tamagnini della nota Merril-Lynch, andata in default e salvata dalla Bank of America, stanno a guardare il passaggio di mano di una grande azienda innovativa come l’Avio mentre acquistano dalla Banca d’Italia il 4 % delle Generali (FIAT).
Ma l’interesse del Paese era più quello di mantenere in mani italiane quel 4 % delle Generali già peraltro controllata saldamente da Mediobanca e da investitori nazionali o quello di recuperare il controllo italiano di un’azienda a tecnologia avanzata e fortemente in utile?
La risposta la sanno dare anche i bambini che, però, essendo innocenti non sanno guardare a tutta la vicenda Avio con quella malizia che merita per capire se si è trattato, in questi anni, di stupidità o peggio di altro.
Una cosa ci sembra certa.
In vent’ anni l’Italia ha svenduto aziende pubbliche a mani straniere senza alcuna reciprocità, senza, cioè, garantire quel processo di internazionalizzazione attiva del nostro sistema economico e finanziario avviando, di fatto, il paese a diventare, come spesso diciamo, solo un mercato di consumo e un produttore per conto terzi.
È questa la radice del crollo di credibilità e di autorevolezza dell’Italia a fronte di paesi come la Francia e la Germania che hanno tenuto saldamente in mani pubbliche parti importanti del settore produttivo strategico e del sistema finanziario senza che fossero accusati di rigurgiti statalisti.
D’altro canto non ci si poteva aspettare altro vista la scomparsa della politica vera e nel contempo la numerosa presenza nei governi di questi anni di consulenti delle grandi e chiacchierate banche d’affari a cominciare dalla Goldman Sachs in un silenzio attonito di un parlamento di dilettanti della politica.

di Paolo Cirino Pomicino da  Il Tempo del 28 dicembre 2012