Categoria: armi

Il Pentagono taglia i cargo italiani, noi compriamo gli F-35

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La spesa militare non porta voti.
Se ne sono accorti in questi giorni tutti i leader politici italiani impegnati a smarcarsi dal programma per il cacciabombardiere F-35 che negli ultimi 15 anni tutti i governi avevano sottoscritto. Con i costi in crescita e i mille problemi tecnici da risolvere il programma militare più costoso e sofisticato della storia è al centro del dibattito politico e industriale negli Stati Uniti e in molti Paesi che hanno aderito al programma mentre in Italia il cacciabombardiere è diventato un “orfanello” del quale tutti negano la paternità.
Eppure proprio la politica e soprattutto il governo dovrebbero alzare i toni con gli Stati Uniti circa le scelte sulle acquisizioni militari.
Perché mentre l’Italia si è impegnata a spendere una quindicina di miliardi di euro (almeno) per dotare Marina e Aeronautica dei cacciabombardieri americani F-35, il Pentagono, impegnato a far quadrare i conti con i tagli imposti da Barack Obama, cancella le commesse per gli aerei italiani da trasporto C-27J Spartan destinati alle forze armate e alla Guardia Nazionale e per i vecchi G-222 che gli americani avevano acquistato ammodernati da Alenia Aermacchi (Gruppo Finmeccanica) per consegnarli alle forze aeree afghane.
Nel primo caso il taglio al programma dei cargo tattici ha fatto infuriare la Giardia Nazionale statunitense che aveva selezionato l’aereo italiano (che sta ottenendo un buon successo di export nel mondo) perché meno costoso sotto tutti i profili del più grande aereo cargo C-130 e degli elicotteri da trasporto CH-47 .
Il Pentagono ha però deciso di cancellare l’ordine che prevedeva 38 aerei (inizialmente erano 78) e i 21 già in servizio (costati 1,6 miliardi di dollari) verranno probabilmente venduti sul mercato dell’usato. Una decisione che danneggerà ulteriormente l’azienda italiana che avrà maggiori difficoltà a vendere aerei nuovi se gli Stati Uniti metteranno sul mercato C-27J a “chilometri zero”.
Nel caso dei G-222 (il predecessore del C-27J) lo smacco al “made in Italy” ha il sapore della beffa. Gli Stati Uniti hanno cancellato il programma per 20 aerei da trasporto alle neonate forze aeree afghane lamentando improvvisamente la scarsa operatività dell’aereo, della quale si sono accorti stranamente solo dopo che 16 velivoli su 20 erano stati consegnati a Kabul.
Inoltre una disponibilità giornaliera di 8/10 aerei su 16 non sembra certo scandalosa se si considerano i turni manutentivi e l’incompleto addestramento dei tecnici afghani.
La decisione del Pentagono di cancellare i G-222 comporterà inoltre risparmi solo per 60 milioni di dollari a fronte dei quasi 600 già spesi ma priverà gli afghani dei velivoli sui quali stanno addestrandosi da due anni.
Il taglio dei programmi C-27J e G-222 pare in realtà pretestuoso e teso non a risparmiare denaro ma a passare le commesse sottratte all’industria italiana a quella statunitense.
Basti considerare che i tagli avvantaggeranno Lockheed Martin , la stessa azienda che produce il cacciabombardiere F-35, che fornirà i suoi cargo C-130 Hercules sia alla Guardia nazionale statunitense sia alle forze afghane al posto dei velivoli italiani.
Un’ulteriore conferma dell’applicazione della linea “autarchica” varata da Barack Obama già nel 2009 e sintetizzabile con lo slogan “buy american” che impone al Pentagono di acquistare prodotti “made in USA”.
Spiace però constatare che Roma ingoi il rospo e taccia senza reagire o minacciare “rappresaglie” commerciali.
Già molti Paesi hanno espresso perplessità sui costi e le prestazioni degli F-35 e se anche l’Italia lo facesse le sorti del mega-programma americano diverrebbero ancora più incerte.
E’ accettabile che a Roma nessuno negozi l’acquisizione dei 90 jet con il rispetto delle commesse americane di aerei italiani? A metà gennaio è giunto in visita a Roma il Segretario alla Difesa, Leon Panetta (in procinto di lasciare l’incarico a Chuck Hagel ) che ha firmato molti dei tagli apportati al bilancio del Pentagono.
E’ ammissibile che nel governo Monti nessuno abbia lamentato i danni inflitti alla nostra industria aeronautica?

Il suicidio industriale dell’italia ha molti fans

finmeccanica-logoNell’articolo “Mosca rinuncia ai blindati “made in Italy“ abbiamo visto come il governo ha cancellato la commessa alla Russia dei carri leggeri Lince. In quello successivo, Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara abbiamo visto come sia in pericolo la commessa agli USA dei blindati leggeri anfibi. La domanda che si si pone è : chi ha interesse a uccidere l’industria italiana?
I beneficiari di quello che pare in realtà più un “suicidio” di quel che resta dell’apparato industriale italiano competitivo nel mondo e ancora in grado di sconfiggere nelle gare internazionali i “big players” statunitensi, russi ed europei sono davvero tanti.
Senza voler entrare nel merito delle inchieste giudiziarie che coinvolgono i vertici di Saipem/Eni e Finmeccanica accusati di corruzione o che hanno determinato la chiusura delle acciaierie Ilva a Taranto è evidente che i guai dei grandi gruppi italiani avvantaggiano i rivali stranieri e Paesi che in modo spregiudicato, tenendo sempre ben presenti gli interessi nazionali, hanno gestito in passato con molta disinvoltura scandali e mazzette.
Solo negli ultimi dieci anni le aziende francesi sono state coinvolte in affari di corruzione per vendere navi da guerra a Taiwan e sottomarini al Pakistan, quelle britanniche per piazzare aerei da guerra in Arabia Saudita e altri prodotti in alcuni Paesi africani, per non parlare dello scandalo Lockheed che coinvolse leader politici in Europa e Giappone negli anni’70 e di quello della svedese Bofors che negli anni’80 venne coinvolta in un affare di mazzette per fornire cannoni all’India.
In tutti questi casi la politica intervenne a salvaguardia degli affari e delle aziende, Tony Blair bloccò addirittura le inchieste su Bae Systems adducendo il supremo interesse della nazione e i colossi del settore Difesa sono sempre sopravvissuti agli scandali.
Le difficoltà di Finmeccanica potrebbero invece rivelarsi fatali per il gruppo italiano già in difficoltà finanziarie e alle prese con la riduzione delle commesse nazionali ed europee dovute ai tagli ai bilanci della Difesa.
Nella vicenda Finmeccanica, azienda pubblica controllata dal Ministero del Tesoro, è stata proprio l’assenza dello Stato a peggiorare la situazione venutasi a creare in seguito alle inchieste della magistratura.
Perché il governo non ha sostituito Orsi al vertice del gruppo  fin dall’inizio dell’inchiesta sulle tangenti indiane? Un provvedimento da assumere per salvaguardare l’azienda e certo a titolo temporaneo, considerato che in Italia molte inchieste esplosive si sono concluse con archiviazioni e assoluzioni, ma forse necessario già alcuni mesi or sono per impedire il rischio di gravi ripercussioni sul titolo quotato in Borsa e sulla credibilità e affidabilità del gruppo.
La “latitanza” del governo Monti, che ha lasciato Orsi in un limbo senza togliergli la poltrona ma di fatto sfiduciandolo, sta facendo il gioco dei concorrenti di Finmeccanica (e dell’Italia) che oggi possono ragionevolmente sperare di liberarsi di un importante competitor o di poterne acquisire le aziende.
L’arresto di Orsi e la minaccia indiana di inserire Finmeccanica nella “black list” estromettendola da gare e commesse coincide per ironia della sorte con la visita del presidente francese Francois Hollande a Nuova Delhi per la firma di contratti che riguardano la vendita di reattori nucleari, cacciabombardieri Rafale ed elicotteri.
La tedesca Siemens sembra avere molte chanches di acquisire Ansaldo Energia, la francese Thales punta su Ansaldo STS e Selex mentre da almeno un anno sono “sotto attacco” anche le aziende del settore strettamente militare.
I francesi vorrebbero rilevare Oto Melara (armamenti terrestri) e WASS (siluri) e forse la quota italiana (25 per cento) della società missilistica MBDA ma sembrano interessati anche alle attività spaziali.
I britannici, partner in Agusta Westland, soffrono i condizionamenti e i rischi sui mercati determinati dall’attuale situazione e il colosso Bae Systems potrebbe essere tentata dal riprendere il controllo dell’azienda elicotteristica britannica.
Gli statunitensi sembra invece che puntino a ricomprare DRS (elettronica), acquisita dal gruppo italiano nel 2008 con l’amministrazione Bush, ma stanno facendo di tutto per mettere in difficoltà anche Alenia Aermacchi con la cancellazione improvvisa di due ordini per aerei da trasporto C-27 e G-222 destinati alle forze aeree a stelle e strisce e a quelle afghane.

Del resto il rischio che le aziende hi-tech italiane attive nei settori strategici (energia, difesa, farmaceutico, elettronica…) possano venire acquisiti a prezzi di saldo, complice anche la crisi di liquidità e il crollo dei valori azionari, era stato evidenziato l’anno scorso anche da un rapporto dell’intelligence trasmesso ai governo.
Solo la politica sembra non essersene accorta o comunque non ha fatto molto per scongiurare questo rischio.
A meno che svendere le nostre aziende non rientri in quel processo di “cessione di quote di sovranità nazionale” di cui spesso parlano negli ultimi tempi i massimi vertici istituzionali.
Forse dovremmo indagare un pò più a fondo su certi viaggetti a Berlino, Parigi, Bruxelles e Washington di certi nostri politici.

http://www.lanuovabq.it/it/home.htm

Veicolo Blindato Anfibio di Iveco e Oto Melara

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Il nuovo Veicolo Blindato Anfibio

Lo scorso 20 dicembre presso l’Ufficio Tecnico Territoriale Armamenti Terrestri di Nettuno è avvenuta la presentazione da parte del CIO – società consortile Iveco DV e Oto Melara – del Veicolo Blindato Anfibio (VBA) sviluppato per soddisfare le esigenze della Forza di Proiezione dal Mare. L’evento è stato organizzato per mostrare in attività il nuovo mezzo che ha fatto registrare una forte impressione per la sua mobilità sia in terra che in mare e per la sua silenziosità, una piattaforma per la quale il CIO ha speso sinora circa 20 milioni di euro come investimenti fatti interamente con capitale a rischio delle due società e con l’obiettivo di offrire all’Esercito e alla Marina un mezzo quasi del tutto completo per ridurre i tempi di sviluppo.

Il VBA rappresenta quindi una sorta di sfida tecnologica che il CIO ha voluto intraprendere sviluppando questo 8×8 ottenuto associando allo scafo SuperAV (Iveco DV) la torre remotizzata HITFIST ORCWS armata con l’ATK Mk44 da 30 mm (Oto Melara) anche se per le esigenze italiane potrebbe essere montata l’arma da 25 mm. Il blindato è stato presentato per la prima volta all’Eurosatory di Parigi dello scorso anno ma nella presentazione di Nettuno si è voluto mostrare le sue notevoli caratteristiche di galleggiabilità e mobilità in acqua per non parlare della presa di terra, importante per un mezzo anfibio ruotato.

L’elevata mobilità grazie ai tre assi sterzanti risulta poi essere importante per le attività operative in ambiente urbano caratterizzato da spazi di manovra ristretti. Come già detto il VBA risponde alle esigenze dell’Esercito e della Marina che vogliono sostituire i cingolati AAV-7 (Assault Amphibious Vehicle-7) operativi con i reggimenti San Marco (Marina) e Lagunari (Esercito). Mezzi piuttosto anziani per non dire obsoleti che hanno scarsa autonomia e offrono una protezione inadeguata a fronte delle nuove minacce, non fosse altro che per la loro mole non indifferente. Il nuovo anfibio presenta una massa in combattimento per 24 tonnellate (anfibio) e 25 t (terrestre), è dotato di un motore intercooler da 13 litri con 6 cilindri Cursor 13 da 560 hp dell’Iveco: è stato più volte sottolineato come l’adozione di un propulsore civile è stata dettata dalla scelta di un motore ampiamente affidabile perché montato sugli autocarri Iveco.

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At Eurosatory 2012, the International Defence & Security of Paris (France), the Italian Defence Companies IVECO Defence Vehicles and OTO Melara presents for the first time a new wheeled armoured infantry figting vehicle the VBA, a combination of the SUPERAV of Iveco D.V. and the HITFIST OWS weapon station turret of Oto Melara, developed to match the requirements of the new Italian Amphibious Brigade. With outstanding
mobility on land and in the water and airtransportability in a C130, the VBA provides an optimum blend of tactical, operational and strategic mobility. Its HITFIST OWS weapon station incorporates the latest technologies in the fields of electronics, signature and Man Machine Interface (MMI) with outstanding performances in terms of lethality, survivability and fightability.

Il propulsore offre prestazioni elevate e notevole silenziosità, ha il cambio automatico ZF7HP902 con convertitore di coppia a 7 marce più retromarcia. Dispone di trazione integrale distribuita per l’impiego della collaudata driveline ad H montata sulle Centauro e Freccia; su strada il VBA può raggiungere una velocità di oltre 100 km/h mentre a quella di 70 km/h la sua autonomia è di circa 800 km. Per la navigazione è stato scelto un concetto modulare (integrazione volumi esterni aggiuntivi) per incrementare la galleggiabilità del mezzo. La propulsione marina è ottenuta con due eliche a quattro pale intubate che consentono al mezzo la velocità di oltre 5 nodi grazie anche alla particolare forma dello scafo, consentendogli di navigare anche con un mare superiore a forza 3. Il nuovo blindato presenta una lunghezza di 7,92 m, una larghezza di 2,72-3,00 m, un’altezza di 2,31 ed ha un peso a vuoto di 15 t. Molta cura è stata posta nella protezione ottenuta con la separazione della cellula protetta dalla sagoma esterna e dallo scafo dalla forma a V che consente di deflettere la maggior parte dell’energia espressa dall’esplosione di una mina; il VBA offre per un veicolo della sua categoria il più alto livello di sicurezza (livello 3 STANAG 4569). Il blindato offre un volume interno di 14 metri cubi ed è in grado di trasportare una squadra di 10 fucilieri più pilota, capocarro e cannoniere. Per l’armamento la soluzione scelta è stata quella di una torretta a controllo remotizzato Oto Melara HITFIST ORCWS (Overhead Remote Controlled Weapon System) con cannone ad alimentazione elettrica (chain gun) ATK da 30 mm Bushmaster con guscio completamente chiuso ma che consente all’operatore di accedervi dall’interno senza mai esporsi; al cannone è coassiale una mitragliatrice da 7,62 mm. La torretta consente un brandeggio elevato (da -10° a +75°) molto utile in ambienti ristretti come quelli della urban warfare perché consente di ingaggiare obiettivi posti anche in posizioni elevate (finestre, tetti); sul lato sinistro della torretta può essere montato anche un lanciatore per due missili controcarro Spike.

Il VBA non interessa però soltanto la Difesa italiana ma anche il DoD statunitense per i suoi Marines che vogliono affiancare i loro AAV-7A1 cingolati con piattaforme ruotate per incrementare la mobilità in profondità dopo aver lasciato l’area di sbarco. Nell’ambito del programma Marine Personnel Carrier (MPC), l’US Marine Corps ha emanato una specifica per un mezzo che riunisca in sé una velocità su strada come quella dei mezzi leggeri, una fuoristrada come i carri Abram con dimensioni tali da essere trasportabili su aerei da trasporto C-17. Lo scafo del VBA, più conosciuta come Super AV, ha raccolto l’interesse dell’USMC che ha interessato delle aziende statunitensi per prendere contatto con Iveco Defence Vehicles. Nel giugno 2010 è stato raggiunto un accordo di licenza con la BAE Systems North America che consente di partecipare alla gara per il programma MPC e la versione “americana” sarà di poco più alta e larga rispetto allo scafo del VBA. La presentazione a terra e in mare del nuovo blindato anfibio ha colpito favorevolmente per la silenziosità del mezzo, la sua notevole mobilità sia a terra che in acqua. Il giorno della presentazione il mare era calmo ma il giorno precedente il blindato aveva offerto ottime prestazioni entrando in mare con condizioni Forza 2-3.
Speriamo che nessun magistrato solerte danneggi la nostra industria a vantaggio di altre straniere o che nessun politico faccia il bravino come in precedenti occasioni.

Mosca rinuncia ai blindati “made in Italy“

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Blindato Lince Russo

Grazie ai nostri grandi “tecnici” ed a Monti, mosca rinuncia a ordinare i blindati Centauro e a completare la commessa per i veicoli protetti Iveco Lince.
A indurre il Ministero della Difesa russo a recedere dall’accordo con l’Italia (a pochi mesi dagli scandali che hanno portato a fine novembre scorso al siluramento del ministro Anatolij Serdjukov) oltre alle esigenze di favorire l’industria nazionale, avrebbe contribuito anche il raffreddamento dei rapporti tra Roma e Mosca dopo l’epoca delle cordiali intese tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin.
Come fanno notare fonti vicine agli ambienti diplomatici Mosca ha giudicato la politica estera italiana del governo Monti eccessivamente appiattita sulle posizioni di Washington specie riguardo alle crisi in Iran e Siria ritenute strategicamente più rilevanti dai russi.
Naturalmente dopo aver copiato le soluzioni tecnologiche italiane, il comandante in capo delle forze di terra, generale Vladimir Chirkin, ha annunciato nei giorni scorsi lo stop all’acquisizione dei mezzi italiani esortando l’esercito a “concentrarsi sui produttori nazionali”.
L’industria militare russa aveva mal digerito la decisione di adottare veicoli militari italiani.
I blindati pesanti Centauro sono sottoposti da mesi a test valutativi nella base di Kubinka mentre i Lince sono stati ordinati in due lotti per 1.775 esemplari che erano destinati a salire a 3.000 entro il 2015.
Nei test il Lince si era rivelato superiore al GAZ-330 Tigr ma il ministro della Difesa, Sergey Shoigu, ha ordinato una nuova gara e nuovi test comparativi tra i due veicoli cedendo così alle pressioni di GAZ che ha sviluppato una nuova versione del suo veicolo nota come “Tigr M” che pare abbia adottato molte delle soluzioni tecnologiche già impiegate dal mezzo italiano.

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Il fabbisogno dell’esercito russo per questo tipo di veicoli è di 5 .000 esemplari e GAZ vorrebbe aggiudicarsi la commessa per 3.500 unità anche se disporre di due mezzi diversi non semplificherà la logistica dell’esercito di Mosca.
Mosca ha stanziato 800 milioni di euro per il programma Lince ed il contratto era stato firmato nel dicembre 2011.
I primi 57 veicoli sono stati assemblati l’anno scorso in Russia nello stabilimento Kamaz di Voronezh mentre gli altri verranno assemblati in una nuova fabbrica in Tatarstan con una capacità di 500 veicoli all’anno dove nel 2014 i componenti realizzati in Russia saranno circa la metà del totale.
Il costo medio di un Lince varia dai 300 mila ai 500 mila euro a seconda delle versioni e degli equipaggiamenti imbarcati mentre il Tigr viene definito dalla GAZ “più economico del 70 per cento”.

L’esercito mangia franco-tedesco

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continua il discount italia : appalti per 154 milioni di euro a Dussmmann e Gemeaz. I due gruppi, con 73 e 80 mln, lasciano le briciole alla italiana Ar Alimentari dei Russo.

Un esercito di giovanotti e giovanotte in buona salute. Che lavorano, fanno attività sportiva per tenersi ben addestrati e dunque mangiano di conseguenza.
Così, per nutrirli ogni giorno, lo stato italiano, ministero della Difesa, ha bandito nel complesso 2 gare di appalto, per la bellezza di oltre 154 milioni di euro, aggiudicate in larga parte ai tedeschi e ai francesi, per la soddisfazione di Frau Angela Merkel, cancelliere di Germania, e anche del presidente transalpino François Hollande, che con i paesi mediterranei di Eurolandia, a parole tanto negletti, continuano a fare affari d’oro.
Anche in settori, come quello alimentare, che rappresentano uno dei punti di eccellenza del made in Italy.
Ma tant’è, l’esercito ha rispettato la normativa europea, ha bandito la gara, e i vincitori, per la parte mense e ristorazione, sono risultati il Raggruppamento temporaneo di imprese Dussmann service, braccio italiano del Dussmann group di Monaco di Baviera, e il Raggruppamento temporaneo di imprese Gemeaz Elior, che fa capo al colosso francese Elior, terzo gruppo della ristorazione collettiva in Europa.
Le prime colazioni, i pranzi e le cene serviti nelle mense dell’esercito, insomma, viaggeranno sull’asse Berlino-Parigi.
E magra consolazione, anche se il business è pur sempre rilevante, è scoprire che la Ar Alimentari, industria conserviera della famiglia Russo, è riuscita a conquistare un appalto di oltre 1,551 milioni di euro per la fornitura di 115.500 razioni di viveri da combattimento.
Una cifra comunque ridotta per un’azienda che fattura oltre 300 milioni di euro e lavora il 20% di tutta la produzione di pomodori del Sud d’Italia. E che recentemente, è storia del febbraio 2012, ha fatto entrare nella Newco Pia (controlla lo stabilimento di Foggia), con la quota di maggioranza del 51%, i giapponesi della Mitsubishi.
L’accordo ha consentito di «attrarre ingenti capitali esteri al Sud», ha spiegato il patron Antonino Russo, 81 anni.
Ma è un dato di fatto che nel pacchetto di gare aggiudicato dall’esercito alla Ar Alimentari e dunque all’Italia sono andate le briciole di una torta spartita quasi equamente tra tedeschi e francesi.
Il gruppo Dussmann, attraverso Dussmann service, ha conquistato i lotti 1, 5 e 6 (rispettivamente oltre 21,64 milioni, 29,927, e 21,6 milioni) della gara più importante e porterà quindi in Germania un bottino di 73,177 milioni di euro.
Una bella sommetta che la dice lunga sull’importanza del mercato italiano per un gruppo che in tutto il mondo realizza, dati 2010, un giro di affari di 1,57 miliardi di euro.
A Gemeaz Elior, invece, sono andati i lotti 2, 3 e 4, rispettivamente di 23,161 milioni, 30,456 e 26,451 milioni, cioè oltre 80 milioni di euro.
Il gruppo transalpino, controllato al 100% dalla Holding Bercy Investissements (Fonds Charterhouse 62,3%, Bim 24,7%,Fonds Chequers 7,8% altri con il 5,2%) nell’ottobre 2011 ha realizzato un giro di affari di 2,814 miliardi di euro e un fatturato consolidato, tra ristorazione e servizi per le imprese e l’istruzione, sanità e concessioni autostradali e aeroportuali, di 4,175 miliardi.

Link
http://www.analisidifesa.it/2012/09/lesercito-presenta-le-nuove-razioni-k/

La Germania riempe la Grecia di armi

Angela Merkel
Angela Merkel

I greci sono sul lastrico.
Ogni giorno che passa si inaspriscono i loro sacrifici per restare nell’euro.
Devono risparmiare, tagliare, stringere la cinghia, altrimenti ritorna la dracma che il 70 per cento della popolazione non vuole più.
Il tandem Merkozy ieri ha ribadito l’urgenza di una cura da cavallo. Angela Merkel è inesorabile per scongiurare il default del paese affidato nell’emergenza al premier “tecnico” Lucas Papademos.

Ad Atene, tutti i bilanci ministeriali sono stati rasati con sforbiciate spaventose, tranne quello della Difesa.
Sfidando un’insurrezione popolare, il welfare per il 2012 è stato ulteriormente ridotto del 9 per cento, al limite della macelleria sociale.
Per le spese correnti della Difesa invece è previsto quest’anno addirittura un incremento del 18,2 per cento. Gli ultimi dati spiccano in un’inchiesta pubblicata online dal settimanale amburghese Die Zeit. L’avanzata delle intoccabili stellette ateniesi va a tutto vantaggio dell’export tedesco, dal momento che i greci, dopo i portoghesi (anch’essi sull’orlo del collasso economico) sono i migliori clienti dei richiestissimi armamenti made in Germany.
Ma su questo versante, i governanti berlinesi e gli ispettori della troika (Ue, Bce, Fmi) che montano la guardia alle promesse elleniche di risanamento, non appaiono particolarmente svegli.
«Dall’esterno, gli Stati dell’unione Europea interferiscono in tutti i diritti della Grecia», protesta Daniel Cohn-bendit, capogruppo dei Verdi nel Parlamento europeo, «Vengono tagliati perfino i salari più bassi e si vuole privatizzare tutto quanto. Soltanto sul bilancio della Difesa improvvisamente viene fuori che si tratta di un diritto sovrano dello Stato. Beh, questo è surreale».

Con un esercito di 130mila uomini, la Grecia spende per la Difesa più di sette miliardi di euro, pari al 3 per cento del Pil, nella Nato soltanto gli Stati Uniti fanno di più. È una mangiatoia formidabile per l’industria militare della Germania che negli ultimi anni ne ha approfittato per piazzare negli arsenali greci 170 panzer Leopard dell’ultima generazione (valore 1,7 miliardi) e 223 cannoni semoventi corazzati del tipo M 109 dismessi dalla Bundeswehr. Ottimi affari anche per i cantieri Howaldtswerke di Kiel sul mar Baltico, con la vendita alla flotta greca di quattro sommergibili per quasi 3 miliardi di euro. Come per i panzer, anche per i sommergibili Atene ha ottenuto dai costruttori tedeschi l’apertura in territorio greco di fabbriche di assemblaggio e di cantieri di rifinitura che hanno creato circa mille nuovi posti di lavoro.

Lo scoppio della crisi ha moltiplicato vertiginosamente i rischi delle banche tedesche che hanno finanziato le commesse.
Anche questo può spiegare l’indulgenza di Berlino verso i generali di Atene. Non tutto fila liscio. La Zeitriferisce che la Kanzlerin (ieri soprannominata marzialmente “Panzlerin” dalla rivista Freitag) si sarebbe molto risentita per la freddezza dell’allora premier Kostas Karamanlis verso gli Eurofighter quando la Grecia sembrava ancora a posto e non si decise ad acquistarne 90.

E’ giunta l’ora di aprire gli occhi : la Grecia è il banco di prova per l’europa del futuro. Considerando il trattato di Lisbona, il MES, Eurogendfor, Europool, trattato di Petersberg, trattato di Velsen, trattato di nizza, Eurocorps, le polemiche sugli armamenti italiani, gli occhi di Francia e Germania puntati sulle nostre industrie di punta e tutti gli accidenti che ancora non abbiamo scoperto …

A nessuno fischiano le orecchie?