Anche il manifesto ha dubbi sugli hezbollah

Persino sul Manifesto cominciano ad avere dubbi sul Medio Oriente.

Questo è un editoriale di prima pagina del 14 luglio. A firma di Zvi Schuldiner. Dove, ribadendo una serie di attacchi ad Israele, la politica degli Hezbollah viene giudicata “criminale e irresponsabile” www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/14-Luglio-2006/art1.html

Roulette libanese Zvi Schuldiner.

Dopo le cruente settimane di violenza contro la popolazione palestinese di Gaza, in Medio Oriente si apre un secondo fronte. L’azione iniziata dagli hezbollah rischia di trascinare tutta la regione in una guerra dalle conseguenze imprevedibili. Mentre a Gaza la guerra è il risultato “naturale” della politica annessionista del governo di tel Aviv, nel nord di Israele i falchi israeliani si vedono rafforzati dalla politica criminale e irresponsabile degli hezbollah. Lo sceicco Nasrallah e il fondamentalismo islamico che incarna giocano una carta che sarà  pagata con il sangue, molto sangue, da libanesi, palestinesi e israeliani. Gli hezbollah, alleati e succubi di Siria e Iran, hanno aperto un gioco diretto a garantire la loro sopravvivenza politica in un Libano cambiato dall’assassinio del premier Hariri, all’inizio del 2005. Quel crimine ha innescato un processo che ha portato i siriani e gli hezbollah a perdere molte delle posizioni di forza di cui fruivano in Libano. A cominciare dalla quasi-fine dell’occupazione siriana con l’indebolimento degli interessi iraniani nella regione. Nasrallah e gli hezbollah non potevano non sapere che la reazione israeliana sarebbe stata inevitabile. Non solo lo sapevano, ma con buona probabilità  era proprio quello che auspicavano per evitare il disarmo dei vari gruppi politico-confessionali richiesto da più parti in Libano, nonchè per evitare che i siriani si vedessero completamente sfuggire di mano il paese dei cedri. Mentre gli hezbollah e i loro alleati pensano di potersi rafforzare con le sofferenze della popolazione libanese e il peggioramento della sua economia, i falchi israeliani hanno colto al volo l’opportunità  per lanciare un’offensiva i cui effetti possono colpire l’intera regione. Gli americani sono stati molto dubbiosi finora se aprire un altro fronte dopo quello iracheno e attaccare la Siria. Ora tutte le possibilità  sono aperte. Il governo israeliano politicamente indebolito all’interno dal fallimento a Gaza, ha adesso la grande opportunità  di cercare di cambiare manu militari i rapporti di forza interni al Libano. Dopo il ritiro dalla “fascia di sicurezza” nel 2000 è rimasta aperta la questione della presenza degli hezbollah lungo i confini nord di Israele. Al contrario di quanto stabilito dal Consiglio di sicurezza e sperato dagli israeliani ma non solo, l’esercito libanese non si è dislocato sulla frontiera. Per quel che riguarda Libano e Israele, questo significava lasciare acceso un piccolo fuoco che però poteva incendiare tutta la regione. Per quel che riguarda i rapporti di forza interni al Libano, questo significava che gli hezbollah uscivano rafforzati da un processo che indeboliva altri settori e, soprattutto, perpetuare l’occupazione siriana in un paese convertito in una colonia di Damasco senza indipendenza reale. Nella situazione attuale, in assenza di un reale processo di pace nell’area, il governo israeliano non poteva permettersi di non reagire. Il nord bombardato, 7 soldati uccisi e 2 sequestrati, erano un bilancio che “obbligava” a un’azione militare attesa da molti negli ultimi due anni. Morte e distruzione stanno colpendo il Libano. Ma, vista l’ambivalenza dell’occidente, basterà  un solo errore da parte di qualunque esercito o una mossa sbagliata di Assad perchè gli israeliani abbiano una buona scusa per quell’attacco alla Siria che i falchi di Israele auspicano da molto tempo. Lo sceicco Nasrallah ha giocato alla roulette. Non è sicuro che la sua scommessa aiuti i suoi alleati. Al contrario è sicuro che molti pagheranno con la vita la sua avventura criminale. E mentre i cannoni sparano in Libano, pochissimi ricorderanno che a Gaza i palestinesi stanno pagando il prezzo di una repressione crudele. Come tante altre volte, un cinico gioco di potere, anche di settori “radicali islamici”, permetterà  di dimenticarsene.

Fabio Cintolesi