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Anche il governo italiano dubita dei Marò

zona operazioni antipirateria
zona operazioni antipirateria

Per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre i guai non vengono solo dalle autorità del Kerala che si ostinano a tenerli in carcere pur senza prove concrete ma persino il governo italiano non sembra credere alla loro innocenza.
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha ribadito il 5 aprile che in India “continua l’accertamento sulla prova balistica e i tentativi di individuare armi che avrebbero potuto sparare e che, onestamente, potrebbero anche non essere appartenute al contingente italiano“.
Un’affermazione sconcertante perché il titolare della Farnesina e l’intero governo italiano non dovrebbero utilizzare condizionali o avere dubbi circa la veridicità del rapporto redatto dal team di fucilieri imbarcati sulla Enrica Lexie.
I militari hanno sempre negato di aver sparato contro un peschereccio precisando di aver esploso alcuni colpi d’avvertimento in mare, a prua dell’imbarcazione che si avvicinava pericolosamente alla petroliera italiana, aggiungendo che si trattava di un peschereccio ma non del Saint Antony sul quale si trovavano i due pescatori uccisi.
Una versione che gli indiani non sono finora riusciti a confutare neppure con un referto balistico che dimostri che a colpire il peschereccio sono state le armi italiane.
A questo proposito le indiscrezioni diffuse dalla stampa indiana il 10 aprile sembrano aumentare la confusione senza fornire elementi nuovi.
Giornali, Televisioni e agenzie di stampa hanno rivelato che il rapporto del Forensic Sciences Laboratory confermerebbe che le armi che hanno sparato il 15 febbraio ai due pescatori indiani sarebbero due fucili Beretta ARX-160 sequestrati ai fucilieri del reggimento San Marco.

arx-160
arx-160

Peccato però che gli ARX-160 sono fucili d’assalto nuovi assegnati ad alcuni reparti solo per le valutazioni e non sono in dotazione al Reggimento San Marco (che ne ha 37 per la sperimentazione) né, come conferma la Marina militare, sono utilizzati dai team di protezione navale incluso quello imbarcato sulla petroliera Enrica Lexie che impiegano i più vecchi Berette AR 70/90.
Gli inquirenti indiani hanno quindi sequestrato a bordo della nave italiana sei fucili AR-70/90 e due mitragliatrici Minimi ma nessun ARX-160.
Tra l’altro i due fucili utilizzano le stesse munizioni e il 160 può usare gli stessi caricatori del più vecchio ma è curioso che gli “esperti” del i Forensic Sciences Laboratory indichino come arma del delitto un tipo di fucile che non era presente sulla nave e che non hanno avuto tra le mani.
Pare quindi che i “CSI del Kerala” non riconoscano un’arma dall’altra considerato che tra i due fucili Beretta vi sono vistose differenze di forma, dimensioni e peso.

Dopo l’incidente del 15 febbraio la polizia aveva sequestrato a bordo della Enrica Lexie sei fucili Beretta e due mitragliatrici leggere FN Minimi oltre a 10mila proiettili. Il rapporto avrebbe stabilito che potrebbe esserci compatibilità tra due fucili Beretta e i proiettili recuperati sul corpo delle vittime ma “compatibilità” è un termine un po’ vago che può riguardare il calibro o il tipo di proiettili che sono comuni però a diverse armi in dotazione alla NATO.
Le fonti indiane, specie quelle della polizia, non sono poi così affidabili se si pensa che in due mesi non sono riusciti a esibire ufficialmente un esame balisticoe solo pochi giorni or sono avevano informato i giornali indiani che i cercavano un “fucile fantasma“ perché nessuno di quelli sequestrati era collegabile ai proiettili che uccisero i due pescatori del Saint Antony.

beretta 70/90
beretta 70/90

Finora l’unico esame documentato reso noto è stata l’autopsia effettuata dal professor Sisikala, anatomopatologo del tribunale indiano, il quale riferì di aver trovato nei corpi delle due vittime pezzi di proiettili le cui dimensioni indicavano un calibro 7,62.

Peccato che le cartucce in dotazione, utilizzate dai fucili italiani siano di calibro 5,56 mentre quelle riscontrate sono “compatibili” (guarda caso) con le mitragliatrici russe PKM delle motovedette Arrow Boat o degli AK47 che la Guardia Costiera dello Sri Lanka impiega spesso per cacciare i pescherecci indiani dalle acque cingalesi.
Sulla malafede degli indiani è impossibile avere dubbie anche per questo c’è da restare sopresi dal basso profilo che continuano a mantenere le autorità italiane.

Invece di ribadire l’innocenza, sostenuta anche dal fatto che i pescatori sono stati uccisi in tempi e luogo diversi rispetto alla rotta della Enrica Lexie e al tentativo di attacco denunciato dagli italiani, il ministro Terzi la mette in dubbio giustificando indirettamente le accuse indiane.
Allo stesso modo i tentativi dei legali dell’armatore della Enrica Lexie di giungere a un accordo economico extra giudiziario con i famigliari delle due vittime, pur attuati nella comprensibile necessità di consentire alla nave di riprendere la sua attività, rischiano di venire interpretati come un’implicita ammissione di colpa.
“Abbiamo preso nota” di quanto scrive la stampa indiana, ma “aspettiamo di vedere i risultati ufficiali per commentare formalmente” ha detto il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura aggiungendo che “che se le pallottole che hanno ucciso i pescatori del Kerala fossero italiane, un eventuale giudizio su un incidente non voluto dovrebbe essere esclusivamente fatto in Italia”.
Una conferma ulteriore che la strategia italiana è limitata a rivendicare la giurisdizione del caso e non è imperniata sull’innocenza di Latorre e Girone. Un “dettaglio” inspiegabile a meno che il governo e la Difesa non sappiano che i nostri militari sono realmente responsabili della morte dei pescatori.

La posizione dei fori dei proiettili è incompatibile con l'altezza della Enrica Lexie
La posizione dei fori dei proiettili è incompatibile con l’altezza della Enrica Lexie

In tal caso i marò avrebbero mentito negando di aver colpito l’imbarcazione che si avvicinava alla Enrica Lexie, avrebbero mentito sulla dinamica dell’incidente del 15 febbraio e nel negare che il Saint Antony era l’imbarcazione contro la quale avevano sparato quel pomeriggio con ottime condizioni di visibilità.
Una serie di menzogne che coinvolgerebbe anche i nostri vertici politici e militari che spiegherebbe il rancore degli indiani e il basso profilo del nostro governo che avrebbe potuto subito ammettere l’errore, scusarsi e pagare generosi indennizzi ai famigliari delle vittime.
Questa ipotesi però non spiegherebbe perché i fucilieri di Marina abbiano tenuto a bordo le armi del delitto dopo che la petroliera ha fatto rotta verso il porto di Kochi su “invito” delle autorità indiane.
Persino i pirati somali, quando stanno per essere catturati, gettano in mare armi, scale e altri “attrezzi del mestiere” per non lasciare prove.
Possibile che i nostri militari siano stati freddi assassini di poveri pescatori ma al tempo stesso così ingenui da non sbarazzarsi dell’arma del delitto?
L’ambasciatore italiano, Giacomo Sanfelice, ha ridimensionato la portata delle indiscrezioni dei media indiani. “Quelle in circolazione sono solo anticipazioni e dobbiamo attendere di vedere il rapporto sulla perizia balistica che sarà accessibile solo tra due/tre settimane”. Se i tempi annunciati dall’ambasciatore verranno confermati la perizia verrà resa pubblica durante le imminenti vacanze estive dei tribunali del Kerala che chiuderanno i battenti il 13 aprile per riaprire solo a fine maggio lasciando Girone e Latorre in carcere ancora a lungo.

di Gianandrea Gaiani 11 aprile – (aggiornato alle ore 17)

5 comments

  1. Josh says:

    che robaccia! il “governo tecnico” degli autoeletti signori/banchieri non è nemmeno capace di qualsivoglia minima azione di politica estera.

    (OT: hai letto le email sui temi caldi cc/islam l’altra settimana?:-)

  2. monica says:

    Questa roba è paradossale se non incredibile. Ma oltre a tutto ciò che riporti la cosa più vergognosa è l’indolenza delle nostre autorità che determina, ancor peggio, la sconfessione del ruolo dei nostri soldati

  3. Ospitalieri says:

    monica,

    Sorellina,
    sconcertante vero? Io credo che dietro questa faccenda ci siano motivi politici oltre ovviamente all’incompetenza dei “nostri” salvatori della patria (cocchi di napolitano)

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