Amministrazione obama, ci sono o ci fanno?

Ma, secondo voi, quelli dell´amministrazione Obama ci sono o ci fanno? Dilettanti allo sbaraglio, voglio dire, soavi ingenui che hanno una vaghissima idea di come funziona il mondo, oppure fantocci pronti ad arrendersi di fronte a qualunque minaccia… Ci sono o ci fanno? Faccio qualche esempio.
Oggi sui giornali leggiamo che la signora Clinton, segretario di Stato nonché esempio preclaro della versione femminile dell’American Dream (la carriera a qualunque condizione), ha detto che intende combattere la pirateria in Somalia (che fra l´altro è certamente legata al terrorismo islamico) in questa concretissima maniera: “Washington valuterà anche come fare per congelare i beni dei pirati, e far sì che “gli stati si assumano la responsabilità di perseguire e incarcerare i pirati catturati” (La Repubblica). Capite, se voi vi presentate in banca, e dite “sono un pirata somalo” allora il povero bancario vi deve rispondere “mi dispiace, devo congelarle i soldi, venga di là che li mettiamo in frigo”. Se però voi siate un pirata vero e vi tenete i soldi sotto il materasso in quel paese non fornitissimo di banche che è la Somalia, o usate dei prestanome, o li girate a qualche alleato iraniano o sudanese, non possono farvi niente, neanche metterli vicino a un cubetto di ghiaccio. Che paura, eh? Intanto il governo più potente del mondo e padrone della marina di gran lunga più grande “invita gli stati” a mettere in carcere e processare i pirati: “Mi raccomando, non metteteli agli arresti domiciliari!” Quanto a noi, ci penseremo se accogliere il nostro invito o no. Ma si rende conto Clinton di cos´è la Somalia?
E la Corea? Quando i capi della più allucinante dittatura del mondo (nonché fornitrice atomica del terrorismo iraniano e siriano) hanno deciso di sperimentare un missile intercontinentale mandandolo sopra il Giappone, dopo molti sforzi l´America e il Giappone hanno ottenuto una blanda condanna dal consiglio di sicurezza dell´Onu. Per reazione, i nordcoreani hanno buttato fuori ieri gli ispettori dell´Agenzia atomica e annunciato la costruzione di nuovi reattori e la ripresa della fabbricazione del combustibile per le bombe atomiche. Come ha reagito l´America? In maniera molto, molto British e assolutamente piena di understatement: «Una decisione non necessaria», ha commentato il segretario di Stato americano, Hillary Clinton. «Speriamo che ci sia l’opportunità di discutere di tutto questo non solo con i nostri alleati, ma anche con i nordcoreani». (Il Corriere) Capite, spera di “avere l´opportunità” di parlarci… Magari si mandano un messaggio su Facebook… o un piccione viaggiatore.
Il peggio però non è lì; è sull´Iran. La buona Hilary per esempio, non è proprio sicura di cosa stiano facendo nei laboratori atomici persiani: “We don’t know what to believe about the Iranian program. We’ve heard many different assessments and claims over a number of years,” Non è la sola nel governo di Obama a non sapere cosa credere. Anche il segretario alla Difesa Gates ha sentito tante voci su questo bizzarro argomento e qualche giorno fa ha onestamente dichiarato la stessa ignoranza. Ma se non hanno idea loro dei programmi atomici iraniani, chi cavolo dovrebbe saperlo? Il sindaco di Udine? Se fossi un americano, mi preoccuperei non solo dell´ignoranza, ma anche della serenità con cui viene accolta: non sappiamo chi vincerà il campionato di Formula 1, ignoriamo il tempo previsto il mese prossimo su Rimini, non abbiamo idea di cosa combinino gli ayatollah: non si può proprio sapere tutto, no? In cambio Gates si è detto sicuro ieri, che un bombardamento israeliano “avrebbe pessimi effetti” perché “unirebbe tutto il popolo iraniano” (ma attualmente è diviso?) “contro i suoi aggressori”. Eh già, sarebbe un vero peccato. E´ per questo che l´amministrazione americana “intende impegnare l´Iran in trattative senza precondizioni di sorta” nemmeno sulla scadenza del negoziato, come ha dichiarato il portavoce della Clinton, Robert Wood, altrimenti “It could be seen as implying that Washington isn’t serious about engagement, but only using it as a bargaining tactic, […].
At worst, it could be interpreted as succumbing to Israeli demands that it only engage within a strict timeframe, regardless of US assessments that it has more time to try diplomacy than Jerusalem believes.” (Jerusalem Post) In sostanza, non bisogna fare fretta alla diplomazia iraniana, che mena per il naso tutto il mondo da quattro o cinque anni, se no gli iraniani potrebbero pensare che gli americani sono troppo alleati di Israele… La cosa importante è che loro non si agitino e non trovino antipatico il bel presidente Obama: don´t worry, be happy! Anche qui: ci fanno o ci sono? Il commento migliore l´ha fatto il capo dell´Agenzia Atomica, Muhammad El Baradei, che nonostante gli schiaffoni in faccia dall´Iran continua a essere un fautore della linea morbida, per solidarietà islamica o altrettanto islamica antipatia per Israele: E´ bene, ha detto, che dopo la “ridicola” linea aggressiva “alla Darth Veder” dell´amministrazione Bush, Obama “design an approach that is sensitive to Iran’s pride.” Capite, il presidente americano deve progettare un approccio più sensibile all´orgoglio iraniano. Diciamo, se non proprio leccare i piedi agli Ayatollah, almeno genuflettersi deve. Come ha già fatto del resto col re dell´Arabia Saudita…
O vantando nel discorso al parlamento turco “il grande contributo islamico alla costruzione degli Stati Uniti”… già, l´11 settembre. Ci sono o ci fanno?