Ambiente ostile e regole combat

Per soddisfare le richieste di tutti quelli che ci chiedono in quali condizioni operano le nostre truppe in Afghanistan, Il Master ed io abbiamo deciso di provare a riassumerle nel modo più chiaro possibile per tutti prendendo spunto da quanto è già possibile trovare in rete.

In Afghanistan indubbiamente assistiamo a un paradosso: in una situazione che si può definire di guerra, i militari italiani sono dotati di un equipaggiamento più leggero di quello dei loro colleghi dispiegati in Libano”, queste parole che sintetizzano bene la situazione in cui operano i nostri militari, sono l’incipit di un breve ma esplicativo articolo di Gianandrea Gaiani, direttore del sito Analisi Difesa di cui vi consigliamo la lettura qui.

Siamo partiti con argomentazioni tecniche, già da sole dovrebbero essere sufficienti a convincere anche i più scettici sulla necessità di potenziare l’armamento a disposizione dei nostri soldati ma, si sa che quando in Italia si parla di militari le mamme la fanno da padrone ed è a loro che ci rivolgiamo nel segnalare questa lettera di un alpino in servizio in Afghanistan che inizia così:” Sapete cosa vuol dire uscire di pattuglia e sperare che nessuno ti faccia saltare per aria con trappole esplosive, in quanto i mezzi in dotazione sono obsoleti e senza adeguate protezioni”.  ( i Mezzi ci sono tant’è che li stanno mandando adesso sperando che non sia troppo tardi per evitare una tragedia)

Anche Marco Rossi si è occupato egregiamente dell’argomento riassumendo gli avvenimenti a partire 7 ottobre 2001 quando iniziarono i bombardamenti statunitensi e britannici su Kabul ponendo un particolare accento sul fiorente mercato di stupefacenti afgano.

A riguardo del nostro equipaggiamento in rete esistono anche dei contributi visivi come questo filmato che potrete visionare su Repubblica TV.

Mi ero ero già occupato dell’argomento in passato e, sempre traendo spunto da Gianandrea Gaiani avevo descritto la situazione politico/militare quando stati della NATO avevano reclamato con il nostro governo, ed in seguito spiegando le regole "combat" e come devono essere applicate da tutte le forze NATO.

Subito dopo le elezioni il nuovo governo nel rinnovare la missione ha ratificato le modalità d’ingaggio ma a condizione che prima di applicarle i nostri militari avrebbero dovuto attendere il permesso di Roma.

In parole povere i nostri soldati si possono difendere ma per inseguire, stanare e sopprimere le minacce devono chiedere il permesso che se non arriva entro 72 ore è un diniego e se arriva è comunque inutile perché i terroristi hanno avuto tutto il tempo necessario per dileguarsi.

In pratica il governo Prodi ha preso in giro la NATO fingendo di accettare delle regole, per poi renderle inapplicabili attraverso un artifizio burocratico.

Con questo speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza sull’argomento.

5 comments

  1. monica says:

    Hai calcolato in 72 ore quante volte di riesce a recitare il Rosario ?

    A sinistra mentono, ma sapendo di mentire.
    E non vi è cosa peggiore per un essere umano…

    Bacioni

  2. Patrizio says:

    bè ma io credo che ci vogliano anche uomini in afghanistan..più uomini, meglio armati e con compiti non soltanto difensivi.
    Se vogliamo aiutare veramente quel paese non possiamo credere di poter battere terroristi, narcotrafficanti, mafie, banditi e ribelli con qualche centinaio di uomini; l’impegno, come ci chiedono anche gli alleati americani,deve essere massiccio…mi vien da ridere quando sento che la Germania o l’Italia rafforzano il loro contingente inviando 4 elicotteri in , o due tornado da ricognizioni in supporto (e poi, tornado per ricognizione????). Le cose vanno fatte bene, sennò nn si fanno (anche xchè i costi non sono proprio limitatissimi).
    Per ora l’unico paese europeo realmente intenzionato all’Afganistan mi è sembrato la Gran Bretagna che ha inviato molte truppe nelle zone estremamente pericolose del sud…anche l’Italia, finchè aveva un governo serio, aveva mostrato buona volontà espandendo la sua azione ad Herat e dintorni, ma ora purtroppo con la sinistra al potere si parla persino di ritiro..mah!!
    In poche parole, se vogliamo DAVVERO aiutare quel paese (e noi dobbiamo farlo perchè l’Afghanistan non deve ricadere in mano agli islamisti) dobbiamo impegnarci di !
    Oggi si vota sul rifinanziamento alle missioni all’estero…spero che il decreto passi in Senato, così che tutte le missioni possano continuare, ma coi voti fondamentali del centro-destra, così che questo governo pagliaccio sia costretto a dimettersi!
    Patrizio

  3. Bisquì says:

    Monica,
    quella di chiamare Roma per qualsiasi mosca che infastidisce è una prassi consolidata. Quando i Tunisini o i Libici sequestrano o sequestravano i pescherecci italiani, lo facevano sotto il naso della nostra marina da guerra che era in attesa d’istruzioni da Roma.
    Risultato, comandanti ed equipaggi incazzati come Jene e pescherecci che prendevano la via di un’altro porto che non era quello di casa.

    Fratellino,
    vivono nell’ipocrisia. Il divertente è che fini a quando hanno un avversario da odiare va tutto bene, quando sono loro a comandare s’incartano come imbecilli.

    Patrizio,
    vero. La regione sotto il comando Italiano è vastissima. Per poter avere un controllo accurato servono almeno il doppio degli uomini attuali che erano adeguati quando la situazione era tranquilla.
    Che questi si dimettano ne dubito fortemente, vista la faccia di bronzo che si ritrovano.

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