Allarme su diffusione radicalismo islamico nelle carceri europee

radical-islam1Dietro le sbarre cresce il proselitismo islamico. A evidenziarlo è lo studio ‘La radicalizzazione del terrorismo islamico. Elementi per uno studio del fenomeno di proselitismo in carcere‘, condotto dal magistrato Francesco Cascini, direttore dell’Ufficio per l’attività ispettiva e di controllo presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e dai vice commissari che hanno partecipato al 2° corso di formazione dell’Issp (Istituto superiore di studi penitenziari). Dalla ricerca, spiega rivista ‘Le Due Citta”, mensile ufficiale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ‘‘emerge una situazione allarmante -descritta dall’Europool e da altri osservatori europei- nel Regno Unito dove la radicalizzazione avviene grazie all’influenza di altri detenuti o i colloqui con familiari e visitatori autorizzati per l’assistenza religiosa”.
Negli istituti di pena londinesi risulta che molti detenuti non musulmani ”siano stati costretti, con la violenza fisica, a convertirsi all’Islam, a non consumare carne di maiale e a seguire i dettami della sharia’‘.
E proprio in un carcere inglese Richard Reid, cittadino britannico, si converti’ all’islam ”e inizio’ la sua formazione terroristica che lo porto’ ad addestrarsi in Afghanistan e in Pakistan e, infine, nel dicembre 2001, a tentare di far esplodere un aereo in rotta verso Miami imbarcarcandosi con polvere e detonatore nascosti nelle scarpe”.
Anche in Italia, evidenzia il rapporto, ”esistono casi analoghi, sia pure meno eclatanti, come quello di Domenico Quaranta, convertito all’islam nel penitenziario di Trapani, riarrestato nel 2002 per il compimento di attentati incendiari ad Agrigento ed all’interno della metro’ di Milano, e poi riconosciuto imam dai detenuti accusati di terrorismo internazionale nel carcere dell’Ucciardone dove si trova tuttora”.
Il ‘Quaderno’ documenta anche i risultati di un monitoraggio avviato nel 2004 dall’Ufficio per l’Attività Ispettiva e del Controllo. Dopo aver individuato tre figure ricorrenti tra gli islamici praticanti (i leader e/o conduttori di preghiera, i promotori della creazione nelle carceri locali di incontro tra detenuti di fede islamica; i partecipanti agli incontri), è stato elaborato un indice di ‘attenzionabilità” e desunto, dallo studio delle ordinanze di custodia cautelare, che la maggior parte dei leader appartenevano ai gruppi terroristici Gspc (Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento), Gicm (Gruppo Islamico Combattente Marocchino), Al Quaeda e Hamas.
L’islamizzazione in senso jihdaista passa prima attraverso la radicalizzazione, il rifiuto integrale dell’Occidente, e trova terreno fertile in individui fragili che ”cercano nell’Islam una tregua da un passato inquieto e credono che alcune azioni, come ad esempio la partecipazione ad un attentato suicida, possano offrire un’opportunità per la propria salvezza e perdono”.
Molti detenuti abbracciano l’Islam per essere accettati nella comunità di individui che sono già musulmani e per acquisire/consolidare un’identità (come dire delinquenti tra delinquenti).
Quasi tutti prima della conversione conoscono poco o affatto la religione islamica. Prevenire il proselitismo significa dunque in primo luogo riconoscere il fenomeno della radicalizzazione violenta, aspetto che pone un problema di formazione specifica del personale europeo, penalizzato dalla barriera linguistica e dalla profonda diversità culturale. tutti gli stati membri dell’Europool.
In Italia nel 2009 l’Ufficio per l’Attività ispettiva e del controllo del Dap ha predisposto insieme alla direzione generale del personale e della formazione, specifici moduli di formazione sul terrorismo internazionale che si aggiungono ai programmi dell’Istituto superiore di studi penitenziari dei quali fa parte anche anche il dossier curato da Cascini.
Gli autori approfondiscono anche aspetti specifici riguardanti il trattamento e la sicurezza come l’Islam e il ruolo della donna operatrice penitenziaria’ (Aureliana Calandro), il ruolo del ministro di culto islamico (Nadia Giordano), la gestione della socialita’ (Giovanni La Sala), la vigilanza della Polizia Penitenziaria sui detenuti di matrice terroristica radical religiosa (Salvatore Parisi), gli strumenti della prevenzione (Melania Quattromani), la gestione penitenziaria e la devianza criminale (Giuseppe Simone), le azioni di contrasto del fanatismo islamico (Pasquale Spampanato).
Il ‘Quaderno’ è un approfondimento specifico del più generale tema del proselitismo in carcere, ”questione antica”, scrive nell’introduzione Massimo De Pascalis, direttore dell’Issp, ma purtroppo ancora attuale benchè la riforma penitenziaria del 1975 avesse creato i presupposti per un cambiamento radicale del Sistema penitenziario italiano, trasformandolo da ‘Università del crimine in luogo per il recupero di valori sociali‘ (islamici).

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