Afganistan : sotto inchiesta i blindati Lince

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, dopo la morte del paracadutista Di Lisio, le procure penale e militare starebbero indagando sulla rispondenza degli equipaggiamenti in dotazione al nostro contingente in Afghanistan alle necessità della missione. In particolare nel mirino degli inquirenti sarebbe proprio il veicolo Lince, forse il blindato più avanzato al mondo nella classe delle 7-8 tonnellate, e che tante vite ha salvato in quel tormentato teatro. Se ne starebbe valutando, secondo il quotidiano, la sostituzione con il Freccia, “esternamente quasi identico al Lince” (sic… non si può pretendere che un giornalista conosca sempre ciò di cui scrive …) ma tecnologicamente più avanzato, con i militari “in grado di tenere sotto controllo la situazione attraverso i monitor”.  Sì, avete capito bene, alcuni magistrati starebbero verificando se le armi ed i veicoli in dotazione all’esercito presentano adeguate garanzie di sicurezza, se rispondono ai requisiti della missione e se le attività del contingente rispecchino il mandato ricevuto. Torna, a opera della  magistratura italiana, il mito della ricerca della sicurezza assoluta nelle operazioni militari, dopo le sorprendenti inchieste sulla strage di Nassirya e sul rifiuto degli elicotteristi in Iraq di volare con velivoli ritenuti inadeguati. Assisteremo nuovamente, nel nome di ineludibili “atti dovuti”, all’esame delle perdite in combattimento o per attentati alla stessa stregua delle vittime di un incidente stradale avvenuto sull’autostrada del Sole, con tanto di indagati per omicidio colposo o per “omissione colposa di fornitura di sicurezza”. Se la faccenda non risultasse grottesca, come deve apparire agli occhi di un qualunque osservatore di un Paese “normale”, e se non avvenisse all’indomani di un tragico lutto, potremmo domandarci se non si sia in presenza di uno stravolgimento epocale delle tematiche relative all’acquisizione degli equipaggiamenti militari ed al loro impiego nelle operazioni, e se l’intervento della magistratura non possa generare significativi limiti alla libertà d’azione del governo e del parlamento in queste delicate materie. Innanzi tutto chi deciderà se un equipaggiamento è adeguato oppure no, e sulla base di quali parametri? E poiché qualunque protezione può risultare insufficiente con l’aumentare della minaccia, a quale livello di sicurezza ci si potrà arrestare per porsi al riparo da eventuali, successive azioni legali? Naturalmente chiunque abbia una visione almeno parziale della realtà operativa comprende che la chimera della massima protezione dei mezzi, oltre che temporanea e relativa per definizione, cozza contro altre esigente non meno pressanti, quando non addirittura prioritarie, come l’opportunità di mantenere un’adeguata consapevolezza della situazione esterna, non sempre garantita dalle immagini di uno schermo, o  l’opportunità di assicurare  un maggiore contatto con la popolazione civile (i Marines statunitensi agiscono preferibilmente appiedati, per marcare il possesso del territorio, monitorare gli umori e le intenzioni della folla e controllarne pulsioni ed intenzioni: non si fa controinsurrezione all’interno delle basi, né a bordo dei blindati). Inoltre, alla luce di recenti prese di posizione, sembra emergere la necessità “legale” che ogni contingente inviato in missione all’estero venga munito di armi ed equipaggiamenti modernissimi, allo stato dell’arte, altrimenti i soldati potrebbero legittimamente rifiutarsi di utilizzarli: chi verificherà le effettive caratteristiche dei materiali e come si reperiranno le risorse per far fronte alle nuove esigenze?  Infine, tornando al caso specifico, perché agire ora nei confronti del Lince, dopo tanti attentati i cui effetti sono stati vanificati o comunque fortemente ridotti proprio dalle grandi doti di incassatore del blindato dell’Iveco, mentre nessuna indagine di questo tipo è scattata precedentemente, quando vittime delle azioni ostili erano veicoli VM-90 del tutto privi di protezione?  Sono molti gli interrogativi inquietanti generati dall’indagine rivelata dal Corriere, non ultimi quelli relativi alle possibili ingerenze con gli atti del governo in politica estera, atti  sostenuti nel caso dell’Afghanistan dalla più alta maggioranza trasversale mai espressa dal parlamento italiano. Si apre un nuovo possibile fronte nella lotta tra poteri dello Stato: che non avvenga sulla pelle dei militari italiani.

di Alberto Scarpitta 28 luglio –

6 Comments

  1. monica

    Il rischio è sempre in prima linea.
    Per gli altri vele la regola di Pilato, o no?

    Che i nostri ragazzi siano protetti (dall’alto…)

    Bacioni

  2. monica

    “vale” o non vele…

    Scusaste…

    1. Bisquì

      Sorellina! 🙂
      E si, hai ragione da vendere

  3. Gabbiano

    purtroppo il peggio è successo, era da prevedere che cercassero qualche obiettivo più “scoperto”… e purtroppo ce l’hanno fatta…. e non è finita.
    un abbraccio a tutti e due….

  4. Gabbiano

    ciao bambini!!!! un salutone da quel di romagna….. mi mancate. ciao

    1. Bisquì

      Ciao bello!
      Personalmente sono molto impegnato, la sorellina è sparita di nuovo 🙁
      Ma tanto ci ritroviamo, ti telefono appena ho un minutino libero 🙂

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