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Afganistan : regole d’ingaggio, equipaggiamento e combattimenti

mappa combattimenti e province pacificate nel 2003
mappa combattimenti e province pacificate nel 2003

Regole d’ingaggio ed equipaggiamento :

Dall’aprile 2006, quando la Nato assunse il controllo anche delle province “calde” del sud, le regole d’ingaggio sono comuni a tutti i contingenti internazionali in Afghanistan, italiani inclusi. Esse consentono di aprire il fuoco per difendersi, per proteggere i civili, aiutare le truppe afgane ma anche di condurre attacchi preventivi contro formazioni talebane. Le limitazioni imposte dal governo al contingente italiano riguardano invece i “caveat” nazionali, cioè quelle eccezioni che Italia, Germania, Spagna e Francia hanno imposto alla Nato e che negano la possibilità di impiegare i contingenti di questi paesi fuori dai loro settori abituali. I caveat hanno finora impedito che italiani e tedeschi aiutassero i britannici sotto attacco dei talebani nel sud del paese, scatenando le proteste degli alleati che impiegano le loro truppe in prima linea. Nel settore italiano sarebbero necessari rinforzi sia in termini di truppe che di mezzi. La carenza di reparti di fanteria richiederebbe l’invio di almeno tre compagnie di fanti (almeno 300 uomini) e alcuni mortai da 120 millimetri in grado di colpire a distanza le postazioni nemiche. Sul fronte aereo sono presenti solo elicotteri da trasporto CH 47 italiani e Couguar spagnoli. L’invio di due coppie di A-129 Mangusta, elicotteri da combattimento già impiegati in Iraq, potrebbe garantire una maggiore capacità di sorveglianza e di intervento in caso di scontri.
Anche le dotazioni di mezzi sono troppo leggere e potrebbero essere inviati blindati pesanti centauro dotati di un cannone da 105 millimetri. Finora non è stata assunta nessuna decisione in tema di rinforzi se non la conferma che giungeranno presto a Herat due velivoli teleguidati da sorveglianza Predator, senza pilota e disarmati.

Evoluzione dei combattimenti :

Le quattro province dell’Afghanistan occidentale poste sotto il Comando della Regione Ovest della Nato guidato dal generale Antonio Satta sono interessate da una crescente instabilità confermata anche dalla dozzina di attacchi e attentati subiti dalle truppe italiane, alleate e afghane dall’inizio dell’anno. L’ultimo, ieri, ha visto un ordigno stradale esplodere al passaggio di una colonna di veicoli italiani nella provincia di Farah: non si sono registrati feriti grazie soprattutto all’impiego dei nuovi veicoli blindati Lince protetti sotto lo scafo contro le esplosioni di mine e ordigni stradali. L’escalation della violenza, evidente soprattutto nella provincia di Farah, dipende da tre fattori.
Il primo riguarda la coltivazione dell’oppio che vede proprio la provincia di Farah una delle più importanti aree di produzione dell’ovest della nazione. Inoltre, come preannunciato, la primavera sta portando in tutto l’Afghanistan un incremento delle azioni talebane tese a dimostrare che il governo del presidente Karzai e le truppe dell’International Security Assistance Force (Isaf) non garantiscono il controllo del territorio.
Il settore occidentale a guida italiana è un bersaglio appetibile dai talebani perché uno dei più sguarniti: appena 2.000 soldati alleati, circa la metà italiani, per presidiare un’area grande come il Nord Italia.
Considerato che i tre quarti di queste forze sono impiegati per presidiare basi militari e Provincial Reconstruction Team (centri per la ricostruzione civile) ne restano solo poche centinaia (soprattutto forze speciali del 9° paracadutisti Col Moschin e degli incursori del CONSUBIN) per operare sul terreno al fianco delle truppe governative, mentre Roma e Madrid per ragioni politiche hanno finora rifiutato l’invio di rinforzi.
La terza ragione per la quale i talebani penetrano sempre più pesantemente nel settore italiano è dovuta agli effetti dell’Operazione Achille, la grande offensiva condotta dai britannici, canadesi e americani nella provincia meridionale di Helmand e dagli olandesi in quella di Oruzgan. Un’offensiva congiunta, scatenata il 6 marzo, che coinvolge 5.000 soldati alleati e 1.500 afghani che ha già consentito di eliminare centinaia di guerriglieri spingendo il grosso delle forze talebane a verso nord in una sacca che proprio le truppe italiane e spagnole dovrebbero chiudere ai confini tra Helmand e Farah. I talebani, consapevoli della carenza di truppe alleate nelle province occidentali cercano scampo proprio a Farah e Ghor portando una minaccia diretta al contingente italiano le cui regole d’ingaggio consentono di affrontare ogni tipo di minaccia.
Qui trovate la cartina per riconoscere le province

Gianadrea Gaiani

220 soldati italiani pronti a combattere.

Italiani e spagnoli: guarda caso le due componenti nazionali della task-force di reazione rapida schierata ad Herat. Una forza di cui fanno parte una compagnia di paracadutisti spagnoli e 220 soldati italiani: uomini che il governo Prodi ha inviato in Afghanistan, senza troppo clamore, negli ultimi mesi in vista di missioni esplicitamente ‘combat’. Parliamo infatti di forze speciale di professionisti addestrati al combattimento: il ‘Col Moschin’, ovvero il battaglione d’élite della Brigata Paracadutisti ‘Folgore’, e il ‘Comsubin’, gli incursori della Marina, insomma i nostri marines. Oltre a queste truppe d’assalto, in tutto 120 (assolutamente insufficenti sia come numero che come equipaggiamento), ci sono poi un centinaio di paracadutisti del 66° reggimento di fanteria ‘Trieste’ della Brigata Aeromobile ‘Friuli’, dotati di mezzi blindati ‘Puma’ e di alcuni dei nuovissimi ‘Lince’.

E’ più che probabile che queste truppe italiane siano state impiegate “clandestinamente” nell’operazione ‘Wyconda Pincer’. Lo ipotizzava, a dicembre, anche il settimanale Panorama, secondo il quale la task force italiana “sarebbe già stata impegnata con successo in diverse operazioni di combattimento”.
Se finora i soldati italiani “in missione di pace” sono stati impiegati in guerra di nascosto, per non violare i ‘caveat’ che regolano l’uso delle nostre truppe, nei prossimi mesi il Col Moschin, il Comsubin e la Brigata ‘Friuli’ potrebbero entrare in azione alla luce del sole. Se infatti i talebani dovessero aprire un fronte occidentale portando la guerra in casa dei militari italiani (cosa già avvenuta con la conquista di diversi villaggi poi abbandonati in un paio di giorni) , il generale Satta avrà il dovere di impiegare la task-force italo-spagnola schierata ad Herat: non ci saranno più scuse per evitare l’inevitabile. A meno di non ritirare le nostre truppe dall’Afghanistan.
Dotazioni

Veicoli da supporto e ricognizione : Puma ; attualmente in uso presso i reparti –  Lince ; in consegna dopo gli ultimi attentati

Componente aerea di supporto e ricognizione : Mangusta ; (da consegnare se inserito nel decreto legge)

Le Armi : mortaio da 120mm (da consegnare se inserito nel decreto legge)

Veicoli corazzati : nessuno

Aerei da supporto e ricognizione : nessuno

Artiglieria : nessuna

Province sotto controllo italiano e produttrici di oppio
Province sotto controllo italiano e produttrici di oppio

Confronto con la missione UNIFILL II in Libano : La forza di pace inviata in Libano è costituita dalla “Pinerolo” che è una brigata corazzata

Le persone intelligenti dovrebbero farsi sorgere il dubbio :

  • perchè in una guerra contro i narcotafficati ed i terroristi, alla richiesta della NATO di un rinforzo del contingente è stato risposto con un diniego?
  • perchè in una missione di pace è stata inviata un’intera brigata corazzata rinforzata,tra l’altro, con un reggimento di fanteria di marina in un luogo dove non ci sono combattimenti?

La logica è quella che andiamo denunciando da tempo : quella di bloccare Israele ed impedirgli di difendersi, a favore di hezbollah e lasciare campo libero ai narcotrafficanti in Afganistan, non a caso le province sutto il controllo italiano che non conoscevano produzione di oppio sono diventate quelle più produttive.

Da

13 comments

  1. monica says:

    Vedi Fratello, almeno una verità Parisi l’ha detta: che i nostri aerei (Predator) non sparano.
    Volano magari, quello sì…ma non sparano.

    Tutto il resto induce solo alle lacrime, della tragedia o della comicità.
    Perchè, al di la delle magre figure in campo internazionale, l’Italia, questa Italia, preoccupata solo delle apparenze, dimentica la difesa dei nostri militari.
    E quì scattano le lacrime…

  2. Lontana says:

    L’atteggiamento del governo verso la guerra, le guerre, le conosciamo. Anche in casi di necessità, sono divisi e contradditori. Io so solo che il Canada ha dato un forte contributo in vite umane e il Canada ha una popolazione di meno della metà di quella italiana. Invece molti paesi europei stanno là a guardare.
    Comunque Bisqui’, complimenti per i tuoi post cosi’ ben documentati. C’é da farsi una cultura di cose militari. Ti troveresti molto meglio in America, dove i soldati sono onorati e rispettati..
    Ciao!

  3. Wellington says:

    Avete notato che ci sono stati due feriti Italiani in pochi giorni e che sono tutti e due membri delle Forze Speciali? E che tutti e due sono stati, secondo la versione ufficiale degli eventi, colpiti da gente che passava di lì per caso e ha esploso alcuni colpi non si sa bene perchè? Sono io l’unico a pensare che le nostre Forze Speciali siano già in azione e che il governo Prodi nasconda la cosa all’opinione pubblca? Con D’alema al Viminale ci sarebbe l’illustre precedente del Kossovo.

  4. Bisquì says:

    Ciao a tutti,
    Tragicomica situazione, più tragica che comica. I nostri soldati stanno combattendo già dal mese di settembre ma ovviamente queste sono notizie per pochi eletti. Il resto degli Italiani, diseducati al seguire le truppe non ne sa nulla o se ne disinteressa completamente, tranne poi scendere in piazza per un finto pacifismo.
    Il triste è che questi dilettanti al governo, hanno impiegato le truppe migliori per il Libano sottraendo preziose risorse al contingente in Afganistan. Il Col.Moschin e gli Incursori della marina fanno del loro meglio ma sono pochi e sopratutto i ragazzi del CONSUBIN sono assolutamente inadeguati per sopportare conflitti di lunga durata ed intensità.
    C’è da domandarsi perchè hanno fatto rientrare gli alpini, visto che il territorio è l’ideale per il loro addestramento. Con la brigata alpina, schierata a difesa del territorio, allora i reparti speciali potrebbero sviluppare appieno le loro capacità operative che sono di ricognizione, individuazione ed inseguimento. Il col Moschin in più ha la capacità di sopprimere piccoli gruppi armati, liberare ostaggi o offrire una forte resistenza dinamica in attesa dei rinforzi.
    La strategia che il governo ha imposto ai nostri generali (che pensano più alla carriera che ai loro uomini) è completamente senza logica e strategia.

  5. antonio says:

    Stai a vedere che se le cose stanno peggiorando in Afghanistan e’
    per colpa dell’Italia di Prodi. Ma per favore. Il punto e’ che gli USA
    hanno sprecato una svalangata di risorse in Iraq (un paese che nulla aveva
    a che vedere con l’11 settembrre) anziche’ concentrarsi
    sull’Afghanistan, dove infatti piano piano i talebani stanno ritornando
    forti e in controllo di fette di territorio.

    In quanto all’affermazione di Lontana che l’America terrebbe i militari in
    altissima considerazione, forse certe notizie non arrivano fino in Canada,
    ma qui negli USA c’e’ un dibattito molto acceso sull’Iraq, e sul fatto che
    l’amministrazione Bush abbia mandato a morire migliaia di ragazzi americani
    in quel paese, per una guerra non solo immotivata, o motivata su falsa intelligence,
    ma senza neppure una chiara exit strategy. tanto e’ vero che il Congresso e
    il Senato hanno chiesto a Bush di far rientrare i soldati entro il 2008.

    Dall’estero si ha una visione “idealizzata” dell’America come un
    Paese compatto e straconvinto che la guerra in Iraq sia qualcosa di
    sacrosanto. Ebbene mi spiace svegliarvi dal sonno, ma non e’ cosi’. Per
    questo mi viene da ridere quando leggo certe accuse di “antiamericanismo”…

    Ora, si puo’ continuare a attaccare il governo Prodi prendendo i mille
    pretesti che questo offre, ma la cosa non mi sembra molto utile.
    Vogliamo invece discutere della “big picture”? Siccome e’ evidente che
    la guerra al terrore la stiamo perdendo, vogliamo discutere delle
    alternative? Posto che la strategia adottata dagli USA sta fallendo miseramente, come gli americani hanno capito (vedi quanto sopra su Congresso e Senato USA), la domanda e’: che fare?

  6. Bisquì says:

    Antonio,
    la risposta non è difficile. Una volta ammesso che negli ultimi trenta anni la politica ha miseramente fallito bisogna smettere di fare i conigli e continuare a combattere il terrorismo con le armi.
    Siccome a nessuno piace morire e siccome tu ed il resto dell’umanità volete vivere in santa pace non è mettendo la testa nella sabbia che si risolve il problema.
    E’ chiaro come il sole che c’è in atto una guerra di religione, sunniti contro sciiti e tutto l’islam contro il resto del mondo e non è versando denaro che si risolve il problema ma confinando la guerra nei suoi confini naturali : l’islam.
    Tutto il resto è la solita fuffa che dal 1947 fino ad oggi non ha concluso nulla. Quando i musulmani avranno finito di ammazzarsi tra di loro allora si potrà dialogare ma fino ad allora è nostro dovere morale difendere chi non vuole la propria nazione delle mani dell’integralismo, costi quel che costi.

    In fin dei conti : punirne uno per educarne cento è un motto tanto caro alla sinistra, perchè non adottarlo adesso?

  7. Nessie says:

    Queste precisazioni sono da sbattere sotto il naso a quei sinistri che insistono che le regole di ingaggio sono rimaste le stesse del precedente Governo Berlusconi.
    E tra questi, c’è pure il Sinistro degli Esteri D’Alema (sempre più Ulema).
    Dei “caveat” non se ne parla proprio se non a tarda ora in tv alla presenza di qualche generale. In pensione, ovviamente. Ciao Bisquì. 🙂

  8. antonio says:

    Bisqui onestamente dalla tua risposta non si capisce cosa proponi
    esattamente di fare. Ti chiederei di essere piu’ concreto nelle
    proposte. Per esempio, non si capisce cosa tu intenda quando scrivi
    “confinando la guerra nei suoi confini naturali : l’islam”. Vorresti
    eliminare tutti i musulmani fisicamente? Vorresti che occupassimo militarmente
    tutti i paesi musulmani?

  9. Bisquì says:

    Antonio,
    non è una novità che sono dell’opinione che il lavoro iniziato va finito. In Iraq, giusto o sbagliato che sia stato l’intervento, adesso non si può lasciare quella nazione nelle condizioni in cui si trova.
    Quindi costi quel che costi va stabilizzato, aiutato ed avviato ad un’autonomia indipendente.
    Stesso discorso per l’Afganistan, sarebbe un terribile errore abbandonare la nazione a se stessa.
    Restare, sia in Iraq che in Afganistan sarebbe un beneficio per tutti. Il terrorismo avrebbe un segnale chiaro che non si transige e sopratutto non si ha paura ad affrontarlo.
    Terminato il lavoro con le due nazioni, basta, la politica deve riprendere il suo corso ma senza inginocchiarsi ai voleri dei musulmani, che si dessero da fare a scegliersi un governo migliore di quello che hanno.
    Vogliono la dittatura che se la tenessero, vogliono la democrazia? Che combattano per ottenerla.
    E questo è un aspetto.
    L’altro è la guerra tra sciiti e sunniti. Non è un nostro affare, che se la sbrigassero tra di loro ma sopratutto che si tenessero in casa i terroristi. Questo è quello che intendo.
    E’ ora di finirla di prendersi le responsabilità di tutto quello che succede su questa terra. Io non mi cospargo la testa di cenere e come me dovrebbe fare tutto l’occidente.
    Quello che è successo in passato ormai fa parte della storia, sarebbe ora di voltare pagina ed accettare i confini tracciati alla fine della 2° guerra mondiale, ne più ne meno come hanno fatto le nazioni europee.
    In particolare mi rivolgo ai palestinesi, germe del terrorismo. Che la smettessero di avallare richieste assurde, hanno avuto l’opportunità di avere uno stato, l’hanno rifiutata facendo la guerra adesso che la smettessero, hanno perso e si rassegnassero è arrivata l’ora di sedersi ad un tavolo per non peggiorare la situazione.
    Il ruolo dell’occidente? Supportare Israele che ai palestinesi c’è già troppa gente che li aiuta. Gli stati Arabi li hanno trascinati in una guerra che adesso si assumessero le loro responsabilità e facciano qualsiasi sforzo per aggiustare l’aggiustabile.
    Invece mi sembra che si parla sempre dei cattivissimi USA e non si parla mai di chi aizza, arma ed addestra i terroristi. Forse perchè si è tutti un pò collaborazionisti?
    Dai fatti concreti mi sembra che sia così, invece di dare supporto alla democrazia si preferisce compromettersi con i criminali, vedi certi politici italiani.
    Antonio, il discorso è complicato, una ricetta non esiste ma le scelte sono due o li lasci fare ma fuori di casa nostra o intervieni per impedire che si sterminino tra di loro ma devi essere cosciente del fatto che alla violenza si può contrapporre solo la violenza.
    E poi scusa tanto, stiamo a fare le verginelle ed ululiamo contro gli USA quando abbiamo permesso all’URSS di occupare tutto l’occupabile o alla Cina di invadere uno stato sovrano?
    Se proprio bisogna usare lo stesso metro, allora che si cacci la Cina dal Tibet e dal Nepal. Portiamo sette miliardi di persone in piazza bruciando le bandiere cinesi. Ululiamo contro il Sudan per i due milioni di profughi di religione cristiana.

  10. Patrizio says:

    Giusto o sbagliato che sia stato l’intervento in Iraq, adesso siamo là e non possiamo ritirarci.
    Una larga fetta della popolazione irachena non ama vedere soldati stranieri occupare il proprio paese, questo è sicuro: tra i ribelli non vi sono soltanto terroristi di al qaeda, islamisti delle Brigate Omar o fondamentalisti dell’esercito del Madhi ma anche gruppi nazionalisti che fanno resistenza e che porrebbero fine alla lotta armata nel caso in cui fosse fissato un calendario di ritiro delle forze straniere dall’Iraq.
    (vedi )
    Tuttavia, andarcene adesso sarebbe un dramma. L’esercito iracheno (ma anche la polizia e in generale l’apparato di sicurezza iracheno) non è pronto ad affrontare i ribelli da solo, nn ha nè le capacità d’azione nè tantomeno le capacità logistiche per contrastare le violenze: intere zone sono fuori dal controllo governativo (soprattutto le aree sunnite di Ramadi, Falluja e Baquba ma anche la CAPITALE Baghdad) anche per mancanza di uomini, figuriamoci se 160.000 soldati americani si ritirassero cosa succederebbe!!!Vi sarebbe un assalto alla zona verde di Baghdad (che ospita governo, parlamento, ambasciate ecc…); l’esercito nazionale si disgegherebbe e gran parte dei suoi soldati, addestrati, andrebbero ad ingrossare le fila delle milizie tribali, etniche e religiose che infestano il paese; queste milizie, una volta sgretolatosi l’apparato statale, cercherebbero di proteggere i loro interessi scontrandosi tra loro in base ad etnia, religione e tribù e aggravando così le violenze, anche quelle settarie (e tutto lascia intendere che tale settarismo si possa propagare agli stati limitrofi, vedi Arabia Saudita, Siria e Libano); Al Qaeda avrebbe le reali capacità di stabilire un effettivo controllo del paese e creerebbe uno stato islamico dispotico in Iraq (Antonio hai presente i talebani in Afghanistan?ecco, peggio!): quest’ultima possibilità in particolare è da contrastare xchè avere un regime arabo-Islamico ricco di petrolio, che sostiene il terrorismo e applica la sharia nel bel mezzo del Medio Oriente non è come avere la Somalia occupata dalle corti Islamiche, ma mooolto peggio…
    Cè da aggiungere che un ulteriore aggravamento della situazione spingerebbe i curdi sulla via dell’indipendenza (o perlomeno di un autonomia de facto), scatenando le ire della Turchia; l’Iran poi probabilmente aumenterebbe a dismisura il suo intervento nel sud dell’Iraq.
    Quello che voglio dire è che anche se penso che persino i generali americani non vedano l’ora di levarsi da questo pantano, la situazione si aggraverebbe non poco con un ritiro.
    Non tutte le speranze sono perse: notizie confortanti di arresti, retate antiterroristiche e successi diplomatici, sociali, militari e di ricostruzione si alternano purtroppo a notizie di stragi e violenze…dobbiamo perseverare, aumentare a dismisura il nostro impegno nel breve periodo in modo da poterci ritirare il più presto possibile lasciando un Iraq democratico, e non un califfato islamico.
    Questo al di là del fatto che l’intervento militare sia stato giusto o sbagliato: io personalmente ero a favore.
    Spero di essere stato chiaro, scusami Bisqui per il commento un po’ lunghino.
    Patrizio

  11. Patrizio says:

    hem…scusa ho scritto un “vedi” di troppo: volevo darti un link che non riesco più a trovare purtroppo…va bè fa niente!

  12. Bisquì says:

    Patrizio,
    puoi scrivere tutto quello che vuoi, anche fare un post se ti aggrada 🙂 L’importante è dire, come hai fatto, cose sensate.

    I sinistri non riescono ad arrivare con il loro cervelletto a capire che tutto questo sarebbe comunque successo alla morte di Saddam. Nessuno avrebbe potuto tenere il coperchio su questa pentola in ebollizione. Il fatto è che i nostri media si sono sempre occupati molto della cronaca rosa e mai della politica estera.
    Dimenticate le stragi contro i curdi o contro gli sciiti nel sud nessuno ha mai provato a fare un’analisi seria della situazione in quella nazione.Lo stesso discorso vale per l’Iran. Chi veramente si è impegnato in un’analisi? Nessuno.
    Il giorno che scoppierà un’altra rivoluzione in quella nazione, saranno tutti pronti a dare la colpa agli USA. Nessuno farà lo sforzo di capire da dove viene lo scontento dei persiani.
    Per l’Afganistan vale lo stesso discorso. Chi mai ha fatto un’analisi seria invece di basare tutto sulla vulgata USA = cattivi? Nessuno.
    Eppure in Afganistan le etnie contro i talebani sono la maggioranza. Ultimamente un villaggio del sud ha combattuto contro i talebani uccidendone 50. Letto nulla del genere? No, altrimenti la vulgata come potrebbe andare avanti?

  13. Hermes says:

    Duca: qui a Spezia è il segreto di Pulcinella che in tutte le guerre recenti il Comsubin ha partecipato in prima linea, eccome. Iraq 1&2, Kossovo, Bosnia (!), Somalia… la lista è lunga. Ma non si può dire, sennò i froci che fanno opinione si indignano…

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