Afganistan : le regole combat valide anche per l’Italia

soldato italiano in missione ISAF

soldato italiano in missione ISAF

L’Italia non può avere a Kabul regole d’ingaggio diverse da quelle degli altri militari di ISAF nel sud dell’Afghanistan, lo spiega al “Velino” un alto rappresentante della Nato.

Le norme che regolano la capacità  di azione dei militari dell’Alleanza in un teatro operativo non si differenziano per regione o per città , ma per contesto (cioè missione) e vengono stabilite d’accordo con tutti i paesi che vi partecipano.

L’iter per stabilire le regole d’ingaggio comincia dal comitato Atlantico, che presenta proposte allorchè lo ritiene necessario. Una commissione internazionale composta da ministri plenipotenziari e militari valuta queste norme e le propone all’approvazione dei singoli governi. Se l’esecutivo non è d’accordo lo può esprimere e di conseguenza può cambiare la connotazione della propria partecipazione militare a una missione, ma se invece da  l’ok è tenuto da quel momento a rispettarle. Per l’Italia l’approvazione viene data dal ministero degli Esteri, da quello della Difesa e infine dalla presidenza del Consiglio. Nel momento stesso in cui le nuove norme sono approvate, entrano in vigore e vengono immediatamente trasmesse tramite la linea militare. Perciò nel momento stesso in cui ISAF ha deciso di irrobustire le regole d’ingaggio in Afghanistan, a causa della diversa situazione del sud rispetto al resto del paese asiatico, lo ha fatto ovunque e non solo in una determinata zona. L’Italia ne era a conoscenza, si è dovuta adeguare e ora è tenuta a rispettarle e metterle in pratica. Non sarebbe possibile agire diversamente per due ragioni. La prima è che le norme sono concordate sul principio di bilanciamento e omogeneità  tra tutti i paesi. Quindi, agire in modo diverso significherebbe rinnegare quanto stabilito in precedenza. La seconda è di tipo giuridico. Nessun comandante si assumerebbe mai una responsabilità  tale, in quanto commetterebbe un reato militare: grave disubbidienza per mancata osservanza di disposizioni ricevute, identificata nel codice penale militare e punita con la reclusione da uno a sette anni. In conclusione, dal 4 maggio anche il nostro Paese ha adottato regole “combat”, come il resto dei contingenti in Afghanistan. I militari della Nato potranno ricorrere all’uso della forza per portare avanti l’assolvimento della missione Isaf e in più eliminare le forze ostili sul terreno anche se non rappresentano una minaccia diretta per i soldati. Ad esempio, per attaccare una postazione di guerriglieri non sarà  più necessario che questi ultimi abbiano in precedenza aperto il fuoco contro le truppe multinazionali. Questa modifica è stata inserita perchè da quando l’Alleanza atlantica ha assunto il controllo della regione sud, uno dei nuovi compiti della missione è quello di scovare e rendere inoffensivi i guerriglieri talebani.

di Francesco Bussoletti

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