Afganistan : ENDURING FREEDOM

Ma che fine hanno fatto i rinforzi in truppe e mezzi destinati a raggiungere Herat al più presto?
L’acceso dibattito politico sul caso Mastrogiacomo, le questioni Telecom e Alitalia e la nascita del nuovo Partito Democratico sembrano aver fatto dimenticare a tutti la questione dei rinforzi forse perchè a causa della querelle sul ruolo di Emergency si sono create crepe ancora più profonde all’interno della maggioranza di governo. Eppure il ministro degli esteri., Massimo D’Alema, da New York aveva dichiarato il 20 marzo che “la guerriglia sta arrivando anche a Herat" e per le truppe italiane si profilano “momenti difficili”? E allora cosa aspetta il governo a inviare i rinforzi ?

La partenza dei velivoli teleguidati Predator, degli elicotteri d’attacco Mangusta, dei cingolati Dardo e di un pugno di fanti è stato al centro del dibattito politico fino alla riunione del Consiglio Supremo di Difesa che il 2 aprile aveva recepito le proposte della Difesa indicando queste forze per aumentare le capacità di auto protezione del contingente italiano schierato nell’Afghanistan Occidentale. Un’area nella quale le truppe italiane e alleate sono sempre più esposte, come conferma anche il recente rapporto del SISMI (ce non ostante la sinistra ancora un pò funziona), al rischio di attacchi e attentati terroristici. Il suggerimento del Quirinale deve però essere ratificato dal Consiglio dei ministri per divenire operativo ma la classe politica sembra aver dimenticato che alla sicurezza dei nostri militari che invece imporrebbe tempi stretti.

Considerando il crescente coinvolgimento delle truppe italiane nelle recenti operazioni siamo già in netto ritardo per rafforzare i reparti in vista dell’annunciata offensiva talebana di primavera che sembra essere già cominciata Se il governo glissa sui rinforzi l’ala sinistra dell’Unione contesta l’invio degli elicotteri d’attacco Mangusta in Afghanistan. Un’interrogazione presentata dai senatori del PRC Giannini, Menapace, Martone e Del Roio al ministro della Difesa precisa che “l’utilizzo di tali mezzi sarebbe in netto contrasto con le regole d’ingaggio del contingente italiano, che non prevedono manovre d’attacco”.
Il rischio è quindi che per evitare ulteriori dissidi interni alla maggioranza il governo decida di posticipare ogni decisione in merito, anche perché l’ala sinistra dell’Unione, che pure ha votato il decreto di rifinanziamento della missione, è pronta a dare battaglia sul reperimento dei 20 milioni di euro necessari a sostenere i costi dell’invio dei rinforzi.

L’ipotesi di un ritardo ad oltranza provoca preoccupazioni negli ambienti militari I reparti interessati stanno già preparando mezzi e personale destinati a rischierarsi in Afghanistan ma finora non sono arrivati dallo Stato Maggiore Difesa gli ordini relativi, che attendono ovviamente il via libera del governo. Considerando che per trasferire i mezzi a Herat si dovranno utilizzare cargo americani o affittare gli Antonov in Ucraina, i tempi per la piena operatività dei mezzi sono già slittati ben oltre l’inizio di maggio previsto inizialmente.I due teleguidati Predator e i cinque elicotteri Mangusta richiedono infatti un ampio supporto tecnico e logistico e oltre all’afflusso dei mezzi e del personale, ad Herat occorrerà assemblare hangar campali per la manutenzione ed effettuare voli d’ambientamento per velivoli ed equipaggi.

di Gianandrea Gaiani

Ricordate quando ho scritto che i rinforzi arriveranno a Luglio se non addirittura dopo?

Al via l’offensiva talebana di primavera

Nonostante la forte pressione militare alleata nel sud Afghanistan, i talebani hanno scatenato un’offensiva basata su incursioni di guerriglia e azioni terroristiche nelle aree ritenute più sicure. L’ attentato compiuto il 16 aprile a Kunduz, nel nord del Paese, dove un kamikaze si è fatto esplodere presso il comando della polizia uccidendo dieci agenti ha portato la minaccia anche in quell’area presidiata da 4.000 militari in gran parte tedeschi, dive la presenza talebana era stata finora quasi inesistente. L’attentato ha fatto seguito ad altre due attacchi suicidi davanti a una base NATO a Kandahar ha ucciso quattro guardie afgane e quello a Khowst che ha ucciso 8 poliziotti, più altri due successivi attentati dinamitardi contro scuole a Kabul e a Herat e l’ordigno stradale che a Kandahar ha ucciso quattro nepalesi e un afgano e bordo di un blindato dell’ONU.

L’escalation degli attacchi suicidi è costante: 20 nel 2005, 140 l’anno scorso e una trentina dall’inizio di quest’anno. Un’ulteriore conferma della progressiva “irachizzazione” del conflitto afghano. Khan ha dichiarato che i terroristi sono “tutti afgani”, quasi a voler ridimensionare il ruolo di al-Qaeda, mentre il mullah Dadullah aveva annunciato a febbraio di disporre di 2000 kamikaze. Il rapporto “Il costo umano: le conseguenze degli attacchi degli insorti in Afghanistan” presentato Human Right Watch denuncia che nel 2006 più di centomila afgani hanno dovuto lasciare le proprie case nelle province sud orientali e accusa il Pakistan di garantire protezione agli insorti. I talebani hanno ucciso 699 civili, la gran parte dei quali in attentati terroristici (492) e in agguati ed esecuzioni (177) ma almeno altri 230 sono stati uccisi per errore dai militari alleati.

Sul fronte militare alle offensive alleate concentrate a Helmand lungo il confine pachistano e nel nord, vicino a Farah, hanno risposto gli attacchi talebani a nord di Kabul. Il 17 aprile circa 300 talebani nella provincia di Kapisa hanno tagliato la strada che dalla capitale porta alle regioni nord orientali dell’Afghanistan, contrattaccate il giorno successivo da truppe governative e militari statunitensi. Dalla caduta del regime talebano alla fine del 2001 non c’erano mai stati combattimenti così intensi a così poca distanza dalla capitale e da Bagram la grande base USA sede del comando della Task Force di Enduring Freedom.

Tornando nel sud i rapporti del comando NATO di Kandahar riferiscono di molti leader talebani uccisi nei giorni scorsi insieme a decine di guerriglieri ma sono in aumento anche le perdite tra i militari alleati: 24 dall’inizio dell’anno, 12 nell’ultima settimana. Nella zona di Kandahar il ritrovamento di un carico di armi iraniane dirette ai talebani rischia di aprire un nuovo fronte politico e militare nel confronto tra anglo-americani e Teheran. Il generale Peter Pace, capo degli stati maggiori riuniti americano, ha spiegato il coinvolgimento di Teheran in Afghanistan è più incerto e difficile da identificare rispetto all’Iraq, dove le armi vengono fornite ai ribelli dalle forze speciali dei pasdaran.

Non è chiaro quale gruppo iraniano sia responsabile, ma in Afghanistan abbiamo intercettato armi destinate ai talebani che sono state fabbricate in Iran”ha detto Pace ai giornalisti. Il generale ha aggiunto che le armi, inclusi mortai ed esplosivo al plastico, sono state intercettate il mese scorso e non è stato specificato se si trattasse del primo ritrovamento di armi “made in Iran”. In merito alle attività iraniane in Iraq, Pace ha spiegato che è ormai chiaro che i membri delle divisione al-Quds (l’unità per le operazioni all’estero dei pasdaran) sono coinvolti nel traffico che fornisce armi ed esplosivi per gli attentati ai veicoli militari americani. “i troviamo di fronte a due ipotesi” – ha concluso il generale Pace –“che i leader iraniani siano al corrente delle azioni delle loro forze armate, o che non lo siano. In entrambi i casi, questa situazione è un problema”.

E guarda caso il governo di sinistra non prende posizione con l’Iran. Cominciano a tornare i conti o qualcuno ancora crede che a sinistra non esista una strategia che tenda a difendere i terroristi e contemporaneamente a versare sangue occidentale?

4 Comments

  1. Bisquì

    Fratello,
    infatti credo, e l’ho pure scritto, che i rinforzi arriveranno non prima di Luglio.

    D’altra parte è normale che sia così. Se i nostri impedissero ai talebani di attraversare la provincia per sfuggire alla pressione della NATO, i sinistri avrebbero fallito nel loro obiettivo di far cadere nelle mani del fondamentalismo tutta la regione che dall’Iraq arriva al Pakistan.

    Sono anni che ci provano, stanno ricalcando lo stesso progetto dell’ex URSS per ottenere il controllo delle rotte del petrolio.
    Basta guardare la cartina geografica e le rotte commerciali per rendersi conto che controllando quei territori si strangolerebbe una bella fetta di commerci e di rifornimenti energetici.
    C’è già chi minaccia di chiudere Ormuz, immagina se anche il mar d’arabia finisse in quelle mani.

  2. Otimaster

    Fratello ma tu credi veramente che glie li manderanno prima che siano necessari. Come accadde per Vanzan, prima qualcuno dovrà lasciarci la pelle poi saranno adeguati i mezzi.

  3. Perla

    Visto che il post gia’ dice tutto io voglio solo aggiungere, caro il mio Bisqui’, che il blog me lo hai fatto molto piu’ leggibile di prima!

    Thanks -D

    Ciao! -)))

    Perla

  4. monica

    Caro Fratello,
    Luglio ? A margine delle ferie estive ?
    Ma guadra che qualche marinaretto sarà già lì coi piedi a bagno e ad oliare gli ormeggi…
    Ti pare chre possa avere a cuore la sorte dei nostri ?

    Tanto Ahmadinejad sa difendersi benissimo da solo: per l’epoca forse avrà già la sua bomba da collaudare.

    Un bacione, grande come sempre

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