Afganistan : Col Moschin e GOIM impegnati in combattimento

Forze speciali italiane sono sempre più attive nel contrasto alle penetrazioni talebane nell’Afghanistan Occidentale. Sono stati almeno quattro gli scontri nelle ultime tre settimane ma potrebbero essere di più dal momento che vengono resi noti al pubblico solo gli attacchi condotti con ordigni stradali e le azioni a fuoco nelle quali si registrano feriti tra i nostri militari. Il 29 marzo un incursore della Marina è rimasto lievemente ferito in un combattimento nei pressi di Shindand, a sud di Herat, non lontano dalla provincia di Farah divenuta sempre più calda in seguito alla penetrazione di milizie talebane da sud.
Il 20 marzo nella provincia di Farah un incursore del 9° reggimento “Col Moschin” è stato ferito in uno scontro con i talebani e il 25 un ordigno è esploso al passaggio di veicoli delle forze speciali sempre nella provincia di Farah. In quel caso la blindatura dei nuovi Lince, recentemente in distribuzione ai reparti in Afghanistan e Libano, ha impedito che vi fossero feriti.

Il generale Antonio Satta, comandante del Regional Command West, ha riferito di un attacco compiuto con armi da fuoco portatili condotto da “un piccolo gruppo di sconosciuti” ma ha confermato “l’intensificarsi dell’attività della guerriglia”. Come sempre nessuna notizia viene diffusa circa l’esito dei combattimenti o il numero di talebani eliminati dai nostri incursori e lo stesso Satta, intervistato in proposito dopo l’attacco del 20 marzo, aveva dichiarato che “era buio, non siamo in grado di dire quali danni abbiano subito gli aggressori”. ( e se lo facessimo arrestare per reticenza? )

Silenzio, si combatte !
Gli ultimi scontri sostenuti dai nostri incursori hanno riproposto l’ormai trita ed ipocrita versione ufficiale dei fatti. Come in tutti gli altri casi di attacchi alle truppe italiane si è trattato di “elementi ostili” (gente che casualmente si trovava di passaggio) che hanno aperto il fuoco sui militari impegnati in un “normale pattugliamento”.

E’ certo che le forze speciali vengono impiegate per operazioni di ricognizione a lungo raggio e soprattutto di contro interdizione. Ciò significa che gli incursori del 9° reggimento “Col Moschin” dell’Esercito e del Gruppo Operativo Incursori della Marina (reparti che hanno avuto entrambi un ferito nell’ultima settimana) cercano, trovano, sopprimono e si spera annientano le forze talebane penetrate da sud nel settore italiano.
A Herat è stato basato un Task Group di forze speciali che comprende circa 200 effettivi, il più grande dai tempi dell’operazioni Ibis in Somalia. Accanto agli incursori vi sono i ranger del 4° reggimento e team del 185° reggimento acquisizione obiettivi che si occupano di presidiare posizioni occultate nei pressi delle vie di comunicazione per segnalare il passaggio di forze nemiche (tutti reparti con armamento leggero).
Ciò nonostante numerose fonti, italiane e alleate, confermano anonimamente che gli italiani, soprattutto le forze speciali, hanno affrontato combattimenti in molte occasioni soprattutto nella provincia di Farah dove dal settembre scorso si registra una crescente presenza talebana che ha subito un ulteriore incremento nelle ultime settimane a causa dell’Operazione “Achille”.

Premendo da sud e da ovest, le truppe anglo-americane, canadesi, olandesi e governative afgane stanno spingendo il nemico a cercare scampo nel settore italiano con penetrazioni crescenti a Farah, nella provincia di Ghor e nella parte meridionale di quella di Herat, appunto a Shindand dove si è verificato l’ultimo scontro a fuoco.
Per le forze speciali italiane, affiancate a Herat da un reparto americano, l’impegno è reso ancora più gravoso dalla carenza di reparti di manovra, unità di fanteria impiegabili dove necessario.
Le forze speciali costituiscono la più importante pedina operativa a disposizione del generale Satta che nelle quattro province occidentali dispone di appena 2.000 militari alleati, metà dei quali italiani.

Forze assorbite per lo più dai compiti di presidio delle tre basi e comandi militari e dei quattro Provincial Reconstruction Team che curano le attività di ricostruzione, lasciando ben pochi militari disponibili per controllare il territorio e contrastare le penetrazioni nemiche.

Ciò significa poche truppe per affrontare in combattimento i talebani, appena 400 militari tra forze speciali e la forza di reazione rapida italo-spagnola, mentre ce ne vorrebbero almeno un migliaio per poter fronteggiare la crescente minaccia. Oltre ad essere combattenti temibili e ben addestrati, i talebani sono affiancati da un buon numero di veterani arabi, uzbeki e tagiki di al-Qaeda, come ha ammesso in un’intervista il mullah Dadullah, comandante dei talebani nel sud Afghanistan.

Carenze evidenti
Benché tutte le forze politiche concordino a parole sull’escalation della minaccia talebana e sulla necessità di inviare rinforzi in truppe e mezzi, autorevoli fonti militari fanno notare che occorrerebbero strumenti adeguati ad affrontare il nemico e a esprimere una forte deterrenza. Cioè a sconfiggere i talebani o a indurli a non cercare il confronto con i nostri militari. Il settore a comando italiano è l’unico in tutto l’Afghanistan a non disporre di artiglieria, blindati e corazzati da combattimento, di jet ed elicotteri d’attacco e neppure di un vero reparto da combattimento a livello reggimento. Con le forze a disposizione italiani, spagnoli e lituani possono difendere le loro basi effettuando solo limitate operazioni di contrasto alla penetrazione talebana anche perché privi di aerei con i quali controllare il territorio. I velivoli senza pilota Predator, promessi dal ministro Arturo Parisi al vertice NATO di Siviglia, sono stati concessi dal governo perché disarmati e quindi “digeribili” anche alla sinistra dell’Unione. Servirebbero ora per sorvegliare dal cielo i confini tra le province di Helmand e Farah ma sono ancora in Italia e non saranno operativi a Herat prima di maggio. Non sono mai arrivati neppure i cacciabombardieri AMX, promessi dal governo Berlusconi e poi negati da Prodi.

Anche I francesi combattono
Quindi, mentre i Canadesi intraprendono azioni per rinforzare i contingenti e gli Inglesi li imitano, anche alleati che hanno posto caveat simili a quelli italiani per evitare di impiegare le loro truppe sui fronti caldi del sud stanno tornando sui loro passi. La Francia ha già impiegato in combattimento i suoi cacciabombardieri Rafale, tre basati in Tagikistan e tre sulla portaerei Charles De Gaulle in navigazione nel Mare Arabico. Il 28 marzo un Rafale ha compiuto una missione di guerra in appoggio alle truppe olandesi nella provincia di Oruzgan sganciando due bombe da 250 chilogrammi a guida laser sulle postazioni talebane. Anche la Germania, che annunciò l’invio di sei bombardieri Tornado più o meno simultaneamente alla decisione italiana di schierare in Afghanistan i Predator che arriveranno (forse) a Luglio 2007, è passata dalle parole ai fatti in tempi rapidi e i sei jet saranno a disposizione della NATO dal 9 Aprile.
Per non parlare dei britannici che dopo aver stanziato altri 400 milioni di sterline per sostenere le operazioni in Iraq e Afghanistan (dove da giugno vi saranno quasi 8.000 militari di Londra), ha investito altri 230 milioni per acquistare sei elicotteri EH-101 Merlin destinati originariamente alla Danimarca e mettere in servizio altri 8 CH-47 Chinook (originariamente acquistati per le forze speciali ma fermi a terra per problemi tecnici) per rinforzare le truppe nella provincia di Helmand.

Tutto questo mentre la sinistra massimalista che condiziona il governo, risponde ad interviste in questo modo

Da

One comment

  1. monica says:

    E allora l’annuncio fatto anche dal Quirinale sull’invio di elicotteri Mangusta, di mezzi blindati, oltre a nuovo personale ?
    Un’altra bufala o la nostra cara sinistra ha pensato bene di abbattere i rinforzi ancor prima che questi fossero operativi sul campo ?

    Non c’è che dire…per raggiungere l’obbiettivo quando si è Pacifisti si è disposti pure ad abbattere il nemico: i nostri soldati ovviamente.

    Baci fratello caro
    e felice Pasqua a te e famiglia.

    Che anche i nostri soldati possano trascorrere una Pasqua serena

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