Admiral Graf Spee

La Admiral Graf Spee in navigazione nel canale di Kiel verso l'atlantico

La Admiral Graf Spee in navigazione nel canale di Kiel verso l’atlantico

Ci sono mezzi e uomini che nell’immaginario collettivo scrivono la storia ed entrano nella leggenda.
Oggi parliamo di un’altra nave, bellissima, potente, veloce moderna, la Admiral Graf Spee e del suo comandante Langsdorff.
Lunga 186 metri, progettata secondo i dettami più moderni dell’architettura navale l’Admiral Graf Spee era un gioiello di tecnologia. Via la rivettatura e l’inchiodatura delle piastre, utilizzo di speciali leghe di acciaio, via le macchine a vapore sostituite con otto motori diesel per un incredibile risparmio di peso senza inficiare la robustezza e comunque equipararla ad una corazzata.
Il risparmio di dislocamento permise di equipaggiare il vascello con ben sei cannoni da 208mm, otto da 150, sei da 105, ed altri otto da 37mm di calibro.
Dotata di otto tubi lanciasiluri da 533 utilizzava come dotazione di bordo il nuovissimo S-Gerat per la ricerca dei sommergibili, l’ecoscandaglio, il giropilota per la guida automatica e sulla torre di comando montava un rudimentale RADAR (D.T.G Deutches Techischers Gerat) ma che a quei tempi era una rivoluzione nella tecnologia di scoperta.

Il comandante Langsdorff

Il comandante Langsdorff

Il comandante Langsdorff era entrato nella Kriegsmarine nel 1912 e quindi aveva vissuto l’ascesa e poi il tracollo della potenza navale germanica durante la prima guerra mondiale.
Modesto e posato non era uno di quegli ufficiali, cocciuti militaristi, che credevano ciecamente nella superiorità di una razza. Egli era stimato dai superiori e benvoluto dai suoi sottoposti. Credente ma come tutti gli uomini di mare anche superstizioso.
45 anni, veterano della battaglia dello Jutland è il classico ufficiale gentiluomo, determinato ma cavalleresco, e lo dimostrerà facendo del suo meglio per assicurare il miglior trattamento possibile (o, almeno, il meno peggiore possibile) agli equipaggi delle navi nemiche catturate durante la sua crociera in qualità di nave corsara. I suoi uomini lo adorano; perfino gli Inglesi dovranno dimostrargli rispetto, oltre che un certo grado di ammirazione per l’abilità con cui comanderà la sua nave.
Quel giorno mentre la nave scivolava silenziosa sulle sonnacchiose acque del Weser il comandante non potè non notare la data : 13 Agosto 1939, il 13 giorno funesto!
Gli ordini erano di evitare assolutamente l’attraversamento della manica, così, appena in mare aperto fecero rotta per nord-nord-ovest circunnavigando l’isola britannica e a centotrenta miglia dall’Islanda accostarono a sud mantenendosi al centro dell’atlantico. Una volta a 23° nord (tropico del cancro) modificarono la rotta poggiando a sinistra verso le coste dell’Africa.
Il 3 settembre ricevettero una comunicazione da SKL (See Kriegs Leitung) : era la guerra.
Il 30 settembre la Graf Spee fece la sua prima vittima, intercettando e affondando la nave da carico britannica Clement al largo delle coste del Brasile. Il 7 ottobre fu la volta di altri due mercantili, la Ashlea e la Newton Beech, alle quali fece seguito il 17 ottobre la Huntsman e cinque giorni più tardi la Trevanion.
Nel compiere queste azioni, Langsdorff si attenne scrupolosamente alle regole del diritto internazionale: i mercantili nemici vennero fermati facendo un uso minimo della forza, i documenti controllati e l’equipaggio messo in salvo prima di affondare il bastimento. I prigionieri comuni venivano poi trasbordati il prima possibile sulla Altmark, mentre gli ufficiali rimanevano alloggiati sulla Graf Spee; il capitano Langsdorff curò personalmente che tutti i prigionieri venissero trattati con il massimo rispetto, venissero alloggiati dignitosamente e venisse loro fornito un minimo di svago. La correttezza di Langsdorff verso i prigionieri venne riconosciuta dai prigionieri stessi nelle loro memorie.
Ad ottobre inoltrato, Langsdorff decise di dirigersi verso l’Oceano Indiano per far perdere le sue tracce.
Il 15 novembre, la Graf Spee affondò la petroliera britannica Africa Shell al largo della costa del Mozambico; gli ufficiali vennero presi prigionieri, ma Langsdorff lasciò che il resto dell’equipaggio raggiungesse la terraferma, in modo che i britannici, informati dell’accaduto, concentrassero le loro ricerche nell’Oceano Indiano.
Ormai sulle tracce della Graf Spee erano stati mobilitati otto gruppi navali  così composti e dislocati :
F     Berwick, York  – Nord America, Antille
G     Cumberland, Exeter, poi Ajax, Achilles – Coste del sud America
H     Sussex, Shropshire – Capo di Buona Speranza
I     Cornwall, Dorsetshire, Eagle – Ceylon
K     Renown, Ark Royal – Pernambuco
L     Dunkerque, 3 incrociatori francesi
M     2 incrociatori francesi pesanti – Dakar
N     Strasbourg, Hermes Antille

Langsdorff riportò la sua nave in Atlantico [1], e il 2 dicembre affondò il mercantile Doric Star al largo delle coste dell’Africa occidentale; il marconista della Doric Star continuò a comunicare la propria posizione fino a quando fu possibile, e ciò permise alla Squadra da Caccia G britannica di avere una prima idea della posizione della Graf Spee.
La Graf Spee fece quindi rotta verso le coste del Sudamerica per compiere un’incursione nel corridoio davanti Buenos Aires, molto trafficato.
Il 3 dicembre affondò la nave da carico Tairoa, prima di incontrarsi, il 6 dicembre, con la Altmark, sulla quale vennero trasbordati tutti i prigionieri (ormai più di 300).
Gli Inglesi intuiscono che il luogo del prossimo attacco tedesco non può che essere la zona del Rio de la Plata, solcata da numerose navi che trasportano in prevalenza granaglie e carni, quindi si preparano pertanto a difenderla concentrando nella zona tutte le navi a disposizione.

La Admiral Graf Spee in atlantico

La Admiral Graf Spee in atlantico

Al Cumberland, ai lavori alle Falkland, viene ordinato di raggiungere la zona con le sole due eliche operative delle quattro disponibili; l’Achilles deve lasciare Rio de Janeiro per arrivare a Montevideo e fare il pieno di combustibile; l’Exeter deve lasciare le Falkland per trovarsi il 9 dicembre alle ore 16.00 al Rio de la Plata; l’Ajax e l’Achilles devono incontrarsi il 10 in posizione 35° S – 50° W.
Mentre il commodoro inglese Harwood dispiega le sue forze ed impone a tutte il silenzio radio, il comandante tedesco Langsdorff è incerto se proseguire la sua azione al largo di Rio de Janeiro o nel Rio de la Plata.
Per lui decide il fato.
Il 7 dicembre l’Admiral Graf Spee intercetta il mercantile Streonshaln, di 9.895 tonnellate portando così il totale a nove mercantili affondati per complessive 50.147 tonnellate di stazza lorda. Dopo averlo fermato ed essere saliti a bordo, i tedeschi si accorgono che il comandante J. J. Robinson ha fatto buttare a mare tre sacchi zavorrati. Uno di questi viene ripescato ed in esso viene rinvenuto il piano delle rotte delle navi mercantili che lasciano il Rio de la Plata dirette in Gran Bretagna. Dopo avere affondato lo Streonshaln in posizione 25° S – 27°50′ W, l’Admiral Graf Spee fa rotta per la baia di Santos.
La decisione è presa e Langsdorff va con la sua nave incontro al destino!
Alle ore 7.00 del 12 dicembre 1939 gli incrociatori inglesi Ajax, Achilles e Exeter si trovano in posizione 32° S – 41° W, dove tutte le navi che entrano ed escono nel Rio de la Plata sono obbligate a passare. la Graf Spee è in navigazione a 15 nodi diretta proprio verso le navi inglesi.
Il 13 dicembre (ancora 13), alle prime ore del mattino, la Graf Spee è a 34°30′ S – 49°55′ W con rotta 155° a 15 nodi. La visibilità è ottima.
Alle 5.52 le sue vedette segnalano la presenza di navi a 31.000 m sulla dritta a proravia. Langsdorff ordina di aumentare la velocità per avvicinarsi e capire di che cosa si tratti.
Alle 6.00 viene dato l’ordine “al posto di combattimento” e le navi riconosciute dai tedeschi come un tipo Exeter e due cacciatorpediniere. Si decide di attaccare.
Alle 6.10 Langsdorff riconosce che i due supposti cacciatorpediniere sono in realtà due incrociatori: l’Ajax e l’Achilles. Anche gli inglesi si avvedono della presenza della corazzata tedesca.
Alle 6.15 la Graf Spee, navigando a tutta velocità, accosta per 115° [2] per attaccare a dritta. Dalla torre A segnalano di non essere in condizione di brandeggiare. In pochi minuti l’avaria viene riparata e le due torri prodiere iniziano a sparare da una distanza di 20.000 m, una sull’Exeter, l’altra sull’Ajax.
Alle 6.20 la 1a Divisione, costituita dall’Achilles e dall’Ajax, accosta per 340° distendendosi, così che la Graf Spee si trova costretta a disperdere il tiro. Le unità inglesi iniziano il fuoco: l’Exeter, lascia la linea di battaglia dirigendo sulla corazzata tedesca, alle 6.20; l’Achilles alle 6.21; l’Ajax alle 6.23.
Alle 6.25 la Graf Spee concentra il tiro dei suoi cannoni da 280 mm sull’Exeter mentre l’armamento secondario viene indirizzato verso le altre due unità nemiche. Alla terza salva l’Exeter viene colpito al centro. Vengono danneggiati il sistema di trasmissione ed i due aerei sistemati sul ponte; gli addetti al tubo lanciasiluri di dritta rimangono uccisi. Da questo momento il comandante Bell lascia la timoneria, diventata inutilizzabile, e si trasferisce con gli ufficiali a poppa. Gli ordini, nel seguito dell’azione, saranno dati a voce. Un altro proietto da 280 mm colpisce la torre B dell’Exeter. Tutti i serventi ai pezzi rimangono uccisi.
Alle 6.28 l’Exeter viene colpito a prora da altri due colpi da 280 mm.
Alle 6.30 la Graf Spee dirige il tiro dei cannoni di una torre sull’Achilles e sull’Ajax, che viene colpito tre volte.
Alle 6.32 l’Exeter tenta di lanciare i siluri dai tubi di dritta accostando, la Graf Spee risponde accostando a 150° sulla sinistra, proteggendosi con una cortina di fumo. L’Ajax e l’Achilles manovrano per avvicinarsi al nemico.
Alle 6.37 l’Ajax, sotto il fuoco nemico, catapulta il suo aereo da ricognizione con ai comandi il tenente di vascello Lewin. L’Exeter manovra e si avvicina alla nave tedesca.
Alle 6.38 l’Exeter viene colpito da altri due proietti. Il primo mette fuori uso la torre prodiera, il secondo scoppia a centronave, provocando un principio d’incendio in un deposito munizioni e l’allagamento del deposito proietti da 105 mm. Numerose avarie colpiscono i circuiti elettrici.
Alle 6.40 l’Achilles viene raggiunto da alcuni colpi a prora.
Alle 6.50 l’Exeter è fuori combattimento e lascia il campo di battaglia, avvolgendosi dietro a cortine di fumo, dirigendosi verso Port-Stanley. Due torri sono fuori uso, la terza ha un solo cannone funzionante ed il fuoco avviene ad occhio; il castello di prua, distrutto, brucia; a prua sono state imbarcate 650 tonnellate di acqua; i ponti ed i corridoi sono coperti di cadaveri; il comandante Bell è accecato da una ferita al viso.
Alle 6.56 la Graf Spee continua ad avere come bersaglio principale l’Exeter che, disimpegnandosi sbandato di 7° a sinistra, continua a sparare con il solo cannone funzionante di poppa. In questa fase la Graf Spee, fatta segno ad attacchi con siluro, accosta più volte e si avvolge di nubi di fumo artificiale.
Alle 7.10, uscito di scena l’Exeter, il commodoro Harwood ordina all’Ajax e all’Achilles, che si trovano a 15.500 m dalla Graf Spee, di accostare per serrare le distanze.
Alle 7,16, dopo avere rinunciato ad inseguire l’Exeter, la Graf Spee concentra il suo fuoco sull’Achilles e l’Ajax, colpendo quest’ultima con tre proietti da 280 mm. Anche la corazzata viene raggiunta da alcuni colpi e lo stesso Langsdorff ferito. Per sfuggire al tiro la Graf Spee compie alcune brevi accostate a tutta velocità ed emette cortine di fumo.
Alle 7.20 le unità inglesi, nonostante alcuni zig-zag a tutta forza, mettono a segno alcuni colpi. Agli inglesi sembra di scorgere un incendio al centro della Graf Spee.
Alle 7.25 un proietto da 280 mm a scoppio ritardato della corazzata tedesca attraversa le sovrastrutture poppiere dell’Ajax raggiungendo l’alloggio del commodoro. Nel suo tragitto il proietto provoca gravi danni ai macchinari ed impianti delle torri poppiere (le torri X e Y nella terminologia inglese). Queste diventano inutilizzabili. Per contro Harwood decide di lanciare i siluri e fa accostare l’Ajax sulla dritta. Vengono lanciati 4 siluri da una distanza di 8.500 m. Langsdorff, avvertito del lancio, manovra a tutta velocità ed evita i siluri, riprendendo la rotta nord-ovest. Nonostante la Graf Spee sia stata raggiunta da numerosi colpi che hanno provocato morti e distruzioni, la corazzata conserva le sue capacità di manovra e di combattimento.
Alle 7.38, mentre le unità britanniche si trovano a solo 7.000 m dalla corazzata tedesca, Harwood decide di interrompere la battaglia con l’intenzione di riprenderla nel corso della notte. L’Ajax e l’Achilles fanno rotta verso est. L’Achilles ha soltanto il 20% delle munizioni, le torri poppiere ed il montacarichi della torre B sono fuori uso. La Graf Spee, senza tentare di avvicinarsi, prende a 22 nodi rotta per 270°. Sembra dirigersi verso  l’estuario del Rio de la Plata. Prima di interrompere il contatto la Graf Spee riesce a mettere ancora a segno un colpo sull’Ajax; colpo che abbatte l’albero di maestra con tutte le antenne radio.
Alle 7.40 inizia il pedinamento dell’Ajax e dell’Achilles nei confronti della Graf Spee. Alla velocità di 24 nodi le due unità britanniche fanno rotta per 140° una e 240° l’altra, mantenendosi ad una distanza tra i 20 ed i 24 km.

Si fa la conta dei danni e delle perdite. Sulla Graf Spee si contano 35 uomini uccisi, di cui un ufficiale, e 60 feriti. I danni sono prevalentemente concentrati a prora. Un proietto ha perforato il ponte.
Per questo Langsdorff giudica la sua nave non più in grado di navigare nel Nord Atlantico in quella stagione. Tra i danni si deve annoverare la messa fuori uso di tutte le cucine, ad esclusione di quella del comandante, per cui non è più possibile sfamare adeguatamente l’equipaggio.
Le perdite sull’Ajax e l’Achilles sono modeste: sul primo si contano 7 morti, sul secondo 4.
Alle 9.12 l’Ajax recupera l’aereo del tenente di vascello Lewin; ha sorvolato per molto tempo l’Exeter in navigazione verso le Falkland. Su questo si conta la perdita di 5 ufficiali e 56 uomini.
Alle 11.04, quando la Graf Spee si trova nei pressi dell’estuario del Rio de la Plata, incontra lo Shakespeare.
In un primo momento Langsdorff decide di affondare con il siluro il mercantile e per questo trasmette alle unità che lo inseguono di provvedere al recupero dei naufraghi.
Subito dopo ritiene poco conveniente per la qualità dei rapporti con l’Argentina e l’Uruguay, di cui avrà bisogno nei giorni successivi, affondare una nave proprio all’ingresso dell’estuario e prosegue dritto per la sua strada.
Il messaggio che Langsdorff ha trasmesso, firmato con il nome della corazzata tedesca, consente agli inglesi di conoscere per la prima volta il nome dell’unità contro cui stanno combattendo. Credevano di avere di fronte l’Admiral Scheer.
Alle 19.15, quando ormai sta penetrando nel Rio de la Plata, la Graf Spee apre il fuoco contro l’Ajax con i cannoni da 280 mm. L’Ajax risponde ma nessuno dei proietti colpisce il bersaglio, da entrambi le parti.
Langsdorff ha già deciso di rifugiarsi nel porto di Montevideo ma questo Harwood non lo sa e dispone le sue navi in modo da contrastare la fuga dell’unità nemica. Questa sarebbe possibile considerato che la Graf Spee conserva intatta la sua capacità di combattimento mentre le unità britanniche, oltre alle menomazioni subite, hanno un residuo 20% del munizionamento iniziale.
A 10 miglia da Montevideo Langsdorff comunica all’equipaggio che la battaglia è finita. La Graf Spee da fondo all’ancora davanti a Montevideo alla mezzanotte del 13 dicembre 1939. Nel corso della notte ai prigionieri inglesi a bordo della corazzata, usciti tutti indenni dalla battaglia, viene comunicato che il giorno successivo saranno lasciati liberi.

Ma cosa fece decidere al comandante di abbandonare la battaglia e rifugiarsi a Montevideo (più propensa a non contrariare gli Inglesi) e non a Buenosaires (più propensa ad aiutare i Tedeschi)?

Consideriamo che l’Admiral Graf Spee aveva ancora tutto il suo potenziale bellico e a differnza degli inglesi che avevano solo il 20% delle munizioni ne conservava ancora un buon 60%. Per capire dobbiamo analizzare quelle che furono le scelte costruttive del vascello. I motori diesel avevano dei vantaggi rispetto alle caldaie a vapore ma anche un tallone d’achille : il carburante.
Il diesel di quei tempi era molto più grezzo di quello odierno ma i tedeschi trovarono il modo per utilizzarlo ugualmente. A bordo fu installato un sistema di filtraggio e preriscaldamento del carburante che garantiva la necessaria purezza all’iniezione. Questo macchinario “purificava” il greggio versandolo in una cisterna, immediatamente dietro i grossi motori, dalla quale poi veniva aspirato.
I progettisti commisero il grossolano errore di far passare le tubazioni di collegamento della cisterna al di sotto del piano di copertura ma al di sopra della zona corazzata. Un colpo fortunato da 60 mm (quindi a brevissima distanza – tiro retto) e non poteva essere altrimenti dato che parliano di inglesi, sfiorò tutto quello che si trovava in traiettoria e cadde nell’unico punto in cui non doveva cadere tranciando i tubi di mandata del carburante filtrato e preriscaldato!
A quel punto l’autonomia della Graf Spee era ridottissima e ritengo che la scelta di Langsdorff fu obbligata Senza considerare di un secondo fortunoso colpo che distrusse la cisterna principale dell’ acqua potabile ed un terzo più fortunoso ancora che distrusse la cucina di bordo perforando il gavone di prua con l’acqua di riserva.
Capite che senza carburante, acqua fresca e cibo una nave inseguita anche se potente può ben poco.

la Graf Spee autoaffondata

la Graf Spee autoaffondata

Langsdorff  decise di affondare la sua bellissima nave per non farla cadere nelle mani del nemico e per evitare un’inutile combattimento al suo equipaggio già provato da una lunga crociera. Non potendo morire al comando della sua nave, la sera del 19 dicembre 1939, in una stanza dell’Arsenale di Buenos Aires avvolto nella bandiera della vecchia marina imperiale tedesca, Langsdorff si suicidò con la sua pistola di ordinanza .
Ora riposa in mezzo ai suoi marinai nel cimitero tedesco di Buenos Aires.

[1] se avesse puntato verso le Kerguelen avrebbe fatto perdere definitivamente le sue tracce e volendo avrebbe potuto stroncare i traffici da e verso l’Australia intanto che gli inglesi lo cercavano in Atlantico.

[2] Se avesse immediatamente virato per mettersi su una rotta parallela ma puntando verso nord, l’Exeter non avrebbe potuto aggirarli costringendoli ad usare metà batterie su di lei e metà sulle altre due navi e si sarebbe dileguato acquisendo il tempo necessario per studiare la situazione e scegliere le mosse più opportune.

Tomba di Langsdorff

Tomba di Langsdorff

Qui potete leggere l’ultima lettera del valoroso capitano e ammirare delle bellissime foto di questa stupenda nave

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