16 Gennaio 1968 : muore Jan Palach

Oggi, 16 gennaio 2006 ricorrono 37 anni dalla morte di Jan Palach.

Il partito Comunista Cecoslovacco rassicurava i cittadini dicendo che il loro era un Comunismo diverso…

Jan Palach si appiccò il fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, il 16 gennaio 1969, in piazza San Venceslao a Praga, da quel giorno Jan Palach è diventato il simbolo della “Rivoluzione di Praga” soffocata dai carri armati dell’allora Unione Sovietica.

Nel pomeriggio ormai tardo la luce si smorzava già, col freddo invernale, sulle mura gotiche del castello di Hradcany e su quelle barocche del quartiere di Mala Strana.

Praga viveva il quinto mese d’occupazione sovietica (di “aiuto fraterno” secondo la versione ufficiale del regime comunista), e il numero degli esuli cresceva insieme alla rassegnazione.

C’era poco da aspettarsi da un “paese di deboli”, dalla patria del Buon Soldato Svejk, che usa la simulazione dell’idiozia come forma di resistenza. La furbizia genialmente cretina di Svejk poteva anche essere “epica” sul piano letterario, non lo era in quella realtà umiliante.C’era una forte differenza tra la burocratica Cacania austro-ungarica, contro la quale armeggia con le sue astuzie il buffo, pacifico eroe ceco sulle pagine del romanzo di Hasek, e l’Unione Sovietica intervenuta con i carri armati per cancellare la Primavera di Praga, estremo e vano tentativo di democratizzare il socialismo reale. Il gesto dello studente in quel giovedì di trent’anni fa fu l’esatto opposto dello stile di Svejk: fu lineare, diretto, senza furbizie. Fu un’azione coraggiosa. Certo la giovinezza di chi lo compì suscitò rimpianto. Oggi Jan Palach è l’eroe anti Svejk. Ha da tempo detronizzato la fama del buon soldato di Hasek. Il gesto di Jan Palach era contro questa situazione stagnante e affliggente. Non era un suicidio per disperazione, non era una resa definitiva, portata alle estreme conseguenze: era un’azione offensiva. Insomma era il gesto di un soldato che si sacrifica per gli altri, esortandoli a combattere. Non fu neppure una sbagliata rinuncia a quel dono di Dio che è la vita, riconobbe il Vaticano. Un suicida in certi casi non scende all’inferno. La lettera che Jan Palach temeva bruciasse con i suoi abiti e la sua carne, fu letta subito dopo la sua morte. Era, insieme ai documenti, nel sacco che Jan aveva lasciato cadere qualche metro più in là, prima di accendere il fiammifero.

Era scritta su un quaderno a righe da scolaro:

“Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo.Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d’occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà.”

La lettera manifesto era firmata: la torcia numero uno. Le calunnie postume non intaccarono il ricordo di Jan Palach. Altri s’immolarono poi come lui, almeno sette in Cecoslovacchia, ma la censura fu più efficace e si ebbero scarse notizie.

Jan è un eroe, si è sacrificato per la democrazia,è un martire, di cui troppa gente non ne conosce nè il nome nè il suo atto eroico. Spero che chiunque legga questo post possa farsi un’opinione di questa persona il cui gesto resterà per sempre nella storia della Repubblica Ceca.

Ispirato dal post di “Barbara“, da questo sito e dedicato a tutti i revisionisti e negazionisti della storia.

17 Comments

  1. caposkaw

    Jan Palach, un vero(!) combattente.

    dovrò postare prima o poi la storia dell’ultimo eroe(?) dei no global…

    un mau arrabbiato

  2. Bisqui

    Fratello,

    ma ricevi le mie email?

  3. utente anonimo

    La Storia insegna è che nessuno vuol imparare..:)

  4. utente anonimo

    Scusa ho dimenticato la firma..Zanzara

  5. piergiuseppe

    Mi ricordo! Avevo vent’anni.

    Un saluto.

  6. caposkaw

    si le ricevo , ma non ho potuto far niente nell’ultimo periodo…

    mau

  7. utente anonimo

    mi domando quante vie intitolate a Jan Palach ci siano in Emilia (e in Italia in generale), rispetto ad amenità come le varie “Via Lenin” “Via Togliatti” etc…

    Hermes

  8. Bisqui

    Hermes,

    poche, veramente poche. I martiri del comunismo devono essere dimenticati altrimenti i rossi come fanno a lavarsi la coscenza nei confronti delle generazioni future? E se tutta questa gente viene ricordata come potrebbero i rossi presentarsi sempre come difensori dei deboli?

    L’ipocrisia impera mio caro amico.

  9. utente anonimo

    Bisqui: la cosa che mi fa impazzire è che mentre succedevano quelle cose a praga, in Italia intere mandrie di imbecilli affollavano le piazze col libretto rosso saldamente in mano… è qui che non mi torna il conto: si può essere ingenui e sognatori fino a un certo punto, dopo scatta il dolo…

    Hermes

  10. Bisqui

    Hai dettola parolina giusta, dolo che fa una bellissima accoppiata con ipocrisia.

    Infatti, tutte le invasioni dell’URSS sono state passate come “intervento in aiuto di un paese amico”. Anche l’invasione in Afganistan è stato giustificato in quel modo ed è da lì che sono venuti fuori i Talebani ed il terrorismo di nuova generazione altro che intervento americano. Il fatto è che i rossi mistificano i tempi senza mai menzionare le date ed a causa di questo comportamento possono invertire gli avvenimenti.

  11. intrattabile

    i talebani sono venuti fuori dall’invasione dell’urss?

  12. Bisqui

    E si Intrattabile, sono loro ad aver cacciato i russi dall’Afganistan.

  13. utente anonimo

    però!

    come dicevo, è la logica che manca ai comunisti.

    invasione sovietica dell’afghanistan=inizio della guerra contro i sovietici=frantumazione della pacifica convivenza tra etnie in afganistan=inizio della crociata islamica contro l’invasore ateo=radicalizzazione delle fazioni=sorgere dei fazione talebana=vittoria dei talebani e conseguente islamizzazione radicale dell’afghanistan e progressiva destabilizzazione della regione…

    tutto questo deriva dall’invasione sovietica…

    se tu non lo sai, sei solo ignorante…

    un mau storico

  14. Otimaster69

    Bravo sei uno dei pochi che se ne è ricordato, complimenti anche per i commenti da me erano molto ben esposti.

    Ciao

  15. Bisqui

    Ciao Oti,

    come si può dimenticare chi sacrifica la propria vita per la libertà?

  16. squitto

    è vero, non è stato solo lui; altri nomi si sono aggiunti, che non ricordiamo, io per prima; Palach non fu un fatto isolato.

    Però quello che mi lascia perplessa, che non riesco a capire, è questo: quando sono andata a Praga in piazza San Vecenslao ho visto scorte di turisti curiosi, a volte anche rispettosi. A prescindere dal fatto che non c’è un vero e proprio monumento, ma una semplice aiuola che contiene foto e fiori. Ma i turisti che vanno lì, italiani in primis, e che si commuovono… hanno coscienza del perché questo sia accaduto? O si commuovono come davanti a qualunque evento mediatico mediamente emozionale? Dico queste cose con amarezza, forse perché per motivi personali conosco troppo bene (anche se non c’ero) la Budapest del ‘56…

  17. utente anonimo

    lo leggo solo oggi… il tuo post. Grazie Bisqui per il ricordo.

    quando mi recai a piazza s.venceslao

    a differenza di squitto, non vidi molti turisti… ma molte lattine di birre e tante cartacce…

    e non c’erano le fate di praga danzare attorno a ian…

    Martin Venator

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